Conversazione con il generale Roberto Vittori, astronauta e space attaché all'ambasciata italiana negli Stati Uniti. La firma tra il sottosegretario Fraccaro e il capo della Nasa “rimarrà nei libri di storia, a dimostrazione di una Italia presente, protagonista e che investe nel futuro”. Obiettivo Luna, ma non solo

“La firma del joint statement tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e l’amministratore della Nasa Jim Bridestine pone le basi per la collaborazione tra Italia e Stati Uniti nell’era della Space economy”. Parola di Roberto Vittori, astronauta, generale dell’Aeronautica militare, e space attaché all’ambasciata italiana negli Stati Uniti, che Formiche.net ha raggiunto per commentare la dichiarazione d’intenti siglata ieri, primo passo della rinnovata collaborazione di lungo periodo in campo spaziale tra Roma e Washington.

LA FORZA ITALIANA

“In particolare – spiega Vittori – l’accordo focalizza sul possibile nostro contributo in merito a strutture pressurizzate, telecomunicazioni e tecnologie abilitanti, il tutto relativamente alle future attività sulla superficie lunare”. Eppure, “per capire appieno l’importanza della firma – ha aggiunto – è necessario guardare con attenzione a quanto accaduto negli ultimi vent’anni: tutti sanno che lo Space transportation system (cioè lo Shuttle) ha permesso la costruzione della Iss, scrivendo un capitolo fondamentale della storia dell’esplorazione spaziale e rappresentando testimonial esclusivo della capacità tecnologica statunitense”. Invece, “pochi sanno che per portare oggetti ed esperimenti in ambiente pressurizzato lo Shuttle aveva un modo e uno solo, ovvero per tramite di moduli logistici pressurizzati di manifattura italiana”. In altre parole, “il ventennio passato è stato caratterizzato da un rapporto strettissimo tra Stati Uniti ed Italia, tra Nasa e Asi, tra industria statunitense e quella nazionale; i nostri prodotti sono stati non solo apprezzati, ma di fondamentale importanza anche per la stessa Nasa”.

VERSO LA LUNA E OLTRE

“Guardando al futuro – ha rimarcato l’astronauta – l’attenzione si sposta dalle orbite basse alla superficie lunare; le iniziative passano dalle agenzie spaziali ai privati; gli investimenti non sono più solo governativi ma anche privati”. Stiamo entrando cioè entrando “nell’era della Space economy”. Significa, ha spiegato il generale, che “inizia la nuova corsa all’oro, che questa volta si trova nello spazio extra-atmosferico, a partire dalla superficie lunare”. In tale contesto, “il joint statement ambisce a mettere l’Italia in una posizione di primissimo piano, anche confermando lo strettissimo rapporto con gli Stati Uniti”.

SCENARI FUTURISTICI?

“I nuovi scenari – aggiunge Vittori – saranno caratterizzati da lanciatori statunitensi estremamente potenti come Starship di SpaceX, in grado di trasportare in orbita centinaia di tonnellate (lo Shuttle aveva una capacità di 20 tonnellate)”. Di più, “Starship ulteriormente ambisce ad arrivare su Luna e su Marte, mentre lo Shuttle operava solo all’interno delle orbite basse”. È dunque evidente che “la tecnologia statunitense sta bruciando le tappe a ritmi impensabili e con capacità di innovazione al limite dell’impossibile”. Secondo il generale si tratta di “scenari Usa futuristici”, ma in cui “fa molto piacere osservare che, in tutto questo, la qualità della manifattura italiana continua ad essere apprezzatissima, ora come allora”. Il nuovo contesto di rifermento “è sintetizzabile come interplanetary transportation and logistics”.

TRA PMI…

Nella dichiarazione firmata dal sottosegretario Fraccaro e dal numero della Nasa Bridenstine, ha notato Vittori, “si parla anche di telecomunicazioni, altro elemento di forza del substrato manifatturiero italiano, caratterizzato non solo da grandi aziende, ma anche da tante piccole e medie imprese”. È il caso, ad esempio, della torinese Argotec, che da pochi mesi ha presentato Andromeda, un’intera costellazione di nano-satelliti per supportare le telecomunicazioni per le future attività sul nostro satellite naturale.

…E UNIVERSITÀ

“Si parla inoltre di tecnologie abilitanti, un campo che affonda le radici nella capacità innovativa dell’università italiana: Politecnico di Bari, Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, le università di Roma, Padova, Trieste, Bologna, Napoli, Cagliari e del Salento, l’Università degli studi Mediterranea”. La lista, spiega Vittori, “va ben oltre, e mi scuso con tutti coloro che non ho menzionato”. Ciascuna di esse ha “idee interessantissime e molto innovative”. Ciascuna “è pronta ad avere un ruolo e a dare un contributo; ciascuna è pronta a essere presente e protagonista”. Moltissime difatti le idee in ebollizione, ad esempio “ponti di aggancio tra moduli lunari (simili a quelli utilizzati degli aeroporti), droni lunari, applicazioni di stampa 3D, tecniche estrattive dell’acqua dal ghiaccio secco”. Si tratta di “tecnologie innovative a basso costo, ma ad alto contenuto tecnologico”.

UN GRANDE SUCCESSO

E l’intesa siglata ieri? “È il filo conduttore che mette in fila la grande industria, le piccole e medie imprese, con l’università; un’equazione vincente a posizionare il sistema-Paese in primo piano nei rapporti con gli Stati Uniti nell’era della Space economy”. In altre parole, ha aggiunto Vittori, “un piccolo grande successo che rievoca lo spirito della famosissima frase: a small step for a man, a giant leap for mankind”. Come? “Con un evento semplice e sobrio, ma di grande significato per porre le basi per il futuro del ruolo italiano nell’era della Space economy”. E così, ha concluso il generale dell’Aeronautica, “la firma del sottosegretario Riccardo Fraccaro rimarrà nei libri di storia, a dimostrazione di una Italia presente, protagonista e che investe nel futuro”.

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