L’Alto rappresentante Ue Borrell ha inviato una missione diplomatica a Caracas per incontrare soltanto i rappresentanti del regime e non l'opposizione. Neppure informata la presidente Von Der Leyen. I Popolari europei chiedono spiegazioni, mentre il governo italiano…

Una scelta controversa sul Venezuela, quella dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, Josep Borrell. Secondo il quotidiano spagnolo Abc, il capo della diplomazia Ue avrebbe concordato con il regime di Nicolás Maduro l’invio di una missione ufficiale a Caracas. Il presidente ad interim e presidente del Parlamento, Juan Guaidó, sarebbe stato semplicemente informato della decisione quando la delegazione era già in viaggio verso Caracas.

Stesso discorso per la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non informata di quanto stava succedendo. “La strana gestione diplomatica e il modo in cui è stata eseguita sembrano avere irritato tutto il mondo, tranne il regime di Maduro”, scrive Abc.

I FATTI

Un gruppo di funzionari del Servizio europeo per l’azione esterna, la diplomazia Ue diretta da Borrell, hanno giustificato l’accaduto come “seguito della riunione ministeriale del Gruppo di Contatto Internazionale svolta il 17 settembre e del Consiglio di ministri degli Affari esteri”, nelle quali è stato ribadito l’impegno di Borrell di cercare una soluzione al conflitto in Venezuela. Nella missione sarebbero state coinvolte tutte le forze politiche, rappresentanti della società civile e la Chiesa venezuelana.

Tuttavia, l’Abc sottolinea che in quel viaggio i funzionari europei hanno incontrato solo il ministro della Comunicazione del governo di Maduro – e fratello del vicepresidente –, Jorge Rodríguez, e il ministro degli Affari esteri di Maduro, Jorge Arreaza: “Questi due rappresentanti del chavismo sono tra i pochi leader del regime che non sono ancora nella lista di sanzionati dell’Unione europea. Sarebbe stato difficile giustificare che un rappresentante dell’Ue incontrassi a Caracas qualcuno che non può entrare in Europa”.

LA REAZIONE DEL PPE

Immediata la risposta dei popolari europei. Diversi europarlamentari del Ppe hanno inviato una lettera a Borrell chiedendo spiegazioni. Su Twitter hanno allegato la missiva al tweet: “Caro @JosepBorrellF, invieresti una missione ufficiale per parlare con #Lukashenko dietro le spalle dell’opposizione? Allora perché farlo con #Maduro e con il suo regime totalitario? Vogliamo spiegazioni #Venezuela”.

Javier Niño e Enrioque Mora, funzionari spagnoli a Bruxelles, hanno viaggiato fino a Santo Domingo con un volo commerciale, e da lì a Caracas in un volo privato, giacché il Venezuela ha ancora le frontiere chiuse a causa della pandemia. La diplomazia europea insiste che “i Paesi del Gruppo Internazionale di Contatto erano informati della decisione – si legge su Abc –. Almeno si può presumente che era informato il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, che pranzò con Borrell quel mercoledì, poco prima che i funzionari partissero verso il Venezuela. […] Fonti europee sostengono, tuttavia, che ci sono alcuni Paesi membri che si sentono a disagio con l’invio di questa missione”.

Sulla vicenda si sono pronunciati gli Stati Uniti, sostenendo che “non è una soluzione” per il Venezuela aprire il dialogo con il regime di Maduro. Carrie Filipetti, responsabile del Dipartimento di Stato per la politica degli Usa verso l’Emisfero occidentale, ha dichiarato che la comunità internazionale non dovrebbe discutere sulla posticipazione o meno delle elezioni legislative previste per il 6 dicembre: “Maduro deve lasciare il potere per avere la possibilità di elezioni libere e giuste […] Speriamo che questo messaggio sia realmente chiaro per i nostri soci internazionali, e specificamente per l’Alto rappresentante Borrell, perché capisca che non si tratta di persone che svolgeranno elezioni libere e giuste. Sono assassini. Sono tiranni. Sono terrorista. Non dovremo negoziare con loro”.

QUI ITALIA

In Italia, invece, si è pronunciata sul caso venezuelano la viceministra degli Esteri, Marina Sereni. Se il Venezuela “vuole una missione di osservazione dell’Unione Europea – ha detto in un convegno al Cespi a Roma –, bisogna posporre le elezioni del 6 dicembre e costruire le condizioni per un confronto tra il governo e l’opposizione perché si verifichino le condizioni minime per svolgere un processo elettorale credibile, quindi libero e accettabile. Questo è il punto sul quale il Gruppo internazionale di contatto sta lavorando”.

“Ho partecipato per conto del governo italiano all’ultima riunione del Gruppo internazionale di contatto – ha spiegato –. Siamo alle prese con una situazione difficilissima, una crisi umanitaria drammaticissima con oltre 5 milioni di persone uscite dai confini del Venezuela che si sono ammassate nei paesi confinanti. Noi abbiamo la responsabilità di fare qualcosa come europei. Ci preoccupa molto pensare che possa esistere un Venezuela dove l’unico organismo legittimamente e democraticamente eletto, che è l’Assemblea Nazionale, possa sparire, perché ne verrebbe eletta un’altra tutt’altro che legittima”.

Rodrigo Diamanti, attivista per i diritti umani vicino a Guaidó, e direttore dell’ong Un mundo sin mordaza, ha celebrato le dichiarazioni di Sereni. A Formiche.net ha detto: “Mi sembra che sia cambiato il vento con questa viceministra. Ce ne era molto bisogno”.

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