Per il ministro transalpino agli Affari europei Clement Beaune l'Europa dovrebbe acquisire “hard power” per non delegare più la propria difesa a Nato e Stati Uniti. È solo l'ultimo allungo di Parigi su “un esercito europeo”, che tuttavia ancora non trova sponde a Bruxelles

La Francia torna a rispolverare la proposta di “un esercito comune europeo” che permetta al Vecchio continente di non delegare più la difesa alla Nato. Pochi giorni fa, il ministro transalpino per gli Affari europei Clement Beaune è tornato a proporre il tema con un’intervista a Politico. Ha parlato di “un esercito europeo” e di “hard power” per il Vecchio continente, prospettiva a cui sarebbe favorevole la maggior parte dei Paesi dell’Ue. “Siamo stati così incapaci nel trattare di potenza, che l’abbiamo semplicemente delegata, se così si può dire, alla Nato, agli Stati Uniti e agli Stati nazionali e così via”. Nel frattempo, nel discorso all’Assemblea generale dell’Onu, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha parlato sì di “un’Europa più forte e autonoma”, ma non ha fatto alcun riferimento a eserciti comuni.

L’ALLUNGO FRANCESE

Secondo Beaune, i Paesi europei dovrebbero “unirsi e sviluppare strumenti” per difendersi in maniera autonoma. Il riferimento è a “potenze alle porte, ad esempio Russia e Turchia”. Da parte sua, la Francia “sta aprendo la strada in questa direzione”. D’altra parte, non è certo un segreto che Parigi sia strenuamente a favore una Difesa europea in grado di applicare la versione più radicale del concetto di “autonomia strategica”, cioè l’indipendenza dall’alleato d’oltreoceano. La novità è che la Francia non sarebbe sola, almeno a leggere l’intervista al ministro Beaune. Difatti, la necessità a una maggiore condivisione di politiche e interessi nel campo della Difesa è da tempo nell’agenda dell’Ue, dove tuttavia manca l’idea di un esercito comune, cioè di un’integrazione militare tra forze armate.

LA POSIZIONE EUROPEA

Già a settembre dello scorso anno, l’allora neo presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva chiarito: “L’Unione europea non sarà mai un’alleanza militare” e “la Nato sarà sempre la nostra difesa collettiva”. Un’uscita forte, utilizzata per rispondere all’ennesima proposta di Emmanuel Macron per un “esercito europeo”. Già allora, le parole della von der Leyen non rappresentavo di certo un passo indietro rispetto al progetto della Difesa europea. Da ministro della difesa della Germania, è stata tra i promotori delle iniziative comuni, convinta sostenitrice della Pesco e delle negoziazioni che hanno condotto alla definizione del Fondo europeo per la Difesa. Il punto è per lo più strategico. Il programma di Bruxelles punta all’integrazione industriale e alla messa a sistema degli sforzi nazionali (soprattutto di budget) per attività di ricerca e sviluppo in campo militare. L’obiettivo è consolidare l’Europa della Difesa, ma non la creazione di un’alleanza militare.

GLI INTERESSI DI PARIGI

Il primo allungo di questo tipo risale però a novembre 2018, quando il presidente francese auspicò “un’Europa sovrana e potente”, che riuscisse a difendersi “attraverso un vero esercito europeo”. Allungo che fece alzare molte sopracciglia, soprattutto perché fu accompagnato dalla giustificazione secondo cui il Vecchio continente avrebbe la necessità di fronteggiare le minacce da “Russia e Stati Uniti”. L’equiparazione tra le due potenze, arrivata tra l’altro nel momento in cui i rapporto tra Macron e Donald Trump erano ai minimi storici, palesò per molti l’ambizione francese a una Difesa europea a guida transalpina. Tale approccio appariva in linea con la tradizionale postura francese, anche rispetto alla Nato, per cui si ricorderà lo strappo di Charles De Gaulle e l’uscita dall’Alleanza nel 1966.

Un segnale è d’altra parte arrivato con il lancio della European Intervention Initiative (Ei2), iniziativa macroniana esterna alla Nato e all’Unione europea per promuovere l’integrazione in campo militare. Per molti, fu la risposta al fallimento della linea francese sulla Pesco, la cooperazione strutturata permanente, interna ai meccanismi Ue, che i transalpini leggevano in senso esclusivista come gruppo di pochi Paesi. Ha prevalso poi la linea dell’apertura sponsorizzata da Italia e Germania (proprio con la von der Leyen), concretizzatasi in un’adesione ampia ai primi progetti Pesco.

L’ATTACCO AD ANKARA

Il tema è tornato in auge nei mesi recenti, con Parigi ferma a spingere per la “sovranità strategica dell’Europa” di fronte all’assertività della Turchia nel Mediterraneo orientale, atteggiamento per cui i transalpini continuano a sostenere la linea dura. E infatti, il ministro Beaune ha rispolverato il tema dell’esercito europeo riferendosi a “Russia e Turchia”, evitando per questa volta un altro sgradevole riferimento agli Usa. Eppure, Parigi non ha fatto mistero dell’insoddisfazione nei confronti della Nato, rea di non riuscire a risolvere la problematica tra due Paesi membri (Grecia e Turchia). Fu proprio Macron a definire l’Alleanza in “morte cerebrale”.

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