Così l’intelligenza artificiale cambierà il modo di combattere. Il punto del Pentagono

Così l’intelligenza artificiale cambierà il modo di combattere. Il punto del Pentagono
È in corso l'evento del dipartimento della Difesa Usa dedicato all'intelligenza artificiale. A fronte dell'attivismo cinese per “una nuova era di autoritarismo digitale", e di quello russo per “ridurre la sovranità altrui”, Mark Esper promette per gli Stati Uniti “standard rigorosi per i test e più alte aspettative etiche”. Ma Washington non vuole perdere la sfida...

“L’intelligenza artificiale ha il potenziale per cambiare ogni campo di battaglia”. Parola di Mark Esper, capo del Pentagono, che ieri ha aperto la sessione pomeridiana del “2020 department of Defense Artificial intelligence symposium and exposition”, evento organizzato dal Joint Artificial Intelligence Center (Jaic), il centro di eccellenza della Difesa Usa istituito nel 2018. A febbraio dello scorso anno, il Jaic ha prodotto la prima “Ai Strategy” del Pentagono, una tabella di marcia per accelerare l’impegno militare nel campo, discendente dalla più ampia National Defense Strategy. Tutto in modalità virtuale a causa delle restrizioni da Covid-19, il simposio sta riunendo le varie ramificazione della Difesa a stelle e strisce, l’industria, le istituzioni e il mondo della ricerca. L’obiettivo è fare il punto sull’avanzamento dei piani americani.

CAMBIERÀ TUTTO

“La storia ci insegna che i primi a sfruttare le tecnologie irripetibili spesso hanno un vantaggio decisivo sul campo di battaglia per gli anni a venire”, ha detto il segretario Usa. “L’ho sperimentato in prima persona durante l’operazione Desert Storm, quando le bombe intelligenti dell’esercito degli Stati Uniti, gli aerei invisibili e il Gps abilitato dai satelliti hanno aiutato a decimare le forze irachene e le loro attrezzature sovietiche”. L’intelligenza artificiale, ha notato Esper, può fare ancora di più: “A differenza delle munizioni avanzate o delle piattaforme di nuova generazione, l’Ia è unica, con il potenziale per trasformare quasi ogni aspetto del campo di battaglia”.

LA CORSA PER IL PRIMATO

Già lo scorso anno, quando al Congresso gli chiesero quale fosse la priorità di modernizzazione per il suo dipartimento, Esper rispose “l’intelligenza artificiale”. La convinzione d’altra parte non si ferma entro gli Stati Uniti. Era settembre 2017 quando Vladimir Putin affermò che “chi svilupperà la migliore intelligenza artificiale diventerà il padrone del mondo”. La Cina sembrava averlo già capito. Tre mesi prima delle parole iconiche del presidente russo, il Consiglio di Stato cinese aveva rilasciato il Piano di sviluppo per una nuova generazione d’intelligenza artificiale (Aidp), identificando un obiettivo chiaro: diventare entro il 2030 il principale centro d’innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale.

L’ACCUSA A PECHINO

Russia e Cina sono stati non a caso i due riferimenti di Esper nel suo discorso, avversari e competitor che procedono con lo sviluppo di armi artificialmente intelligenti senza troppi peli sullo stomaco. Non solo sistemi d’arma, tra droni armati, veicoli autonomi e software di intelligenza artificiale per il riconoscimento su larga scala. “La Russia – ha detto – ha l’intento di utilizzare ogni possibile vantaggio per espandere la sua influenza e ridurre la sovranità degli altri”. Intanto, “mentre parliamo, la Repubblica popolare cinese sta dispiegando, e affinando, il suo apparato di sorveglianza dotato di Ai per supportare la repressione mirata della popolazione musulmana uigura”. Allo stesso modo, ha aggiunto Esper, “i manifestanti pro-democrazia a Hong Kong vengono identificati, catturati, imprigionati o peggio dallo stato di polizia digitale del Partito comunista cinese, non ostacolato da leggi sulla privacy o dai principi etici di governo”. Secondo il capo del Pentagono, quella intrapresa da Pechino è “una nuova era di autoritarismo digitale”.

LA SCELTA ETICA DEGLI USA

Gli Stati Uniti hanno colto la sfida, ma vogliono correre come “fatto per altre scoperte high-tech nel corso della storia del nostro dipartimento, con standard rigorosi per i test e le più alte aspettative etiche”, ha detto Esper. “La tecnologia può cambiare costantemente, ma il nostro impegno nei confronti dei nostri valori fondamentali non cambia”, ha aggiunto. E infatti, all’inizio dell’anno il Pentagono si è dotato dei suoi principi etici per l’uso dell’intelligenza artificiale, basati (in sintesi) su “trasparenza, affidabilità e governabilità”. Guideranno lo sviluppo in ogni sua fase, ha promesso il capo del Pentagono, pur nella consapevolezza che sull’intelligenza artificiale si giocherà buona parte del confronto tra potenze dei prossimi anni.

L’IA SECONDA LA NATO

A inizio maggio, la Nato ha pubblicato il suo atteso rapporto “Science & Technology Trends: 2020-2040”, dedicato alla tecnologie disruptive che cambieranno la guerra del futuro. C’è anche l’intelligenza artificiale, ritenuta capace nel giro di un decennio di rivoluzionare il confronto militare con effetti sulla competizione globale paragonabili all’ingresso nel confronto geopolitico della bomba atomica. La definizione di riferimento è quella della US Air Force dello scorso anno, fornita nell’allegato alla “Ai Strategy” del Pentagono: “l’intelligenza artificiale si riferisce alla abilità di macchine di eseguire funzioni che normalmente richiedono l’intelligenza umana (ad esempio, riconoscere pattern, apprendere dall’esperienza, trarre conclusioni, effettuare previsioni o intraprendere azioni) sia digitalmente, sia come software intelligente dietro sistemi fisici autonomi”.

LE ARMI DEL FUTURO

Per quanto riguarda gli armamenti in senso stretto, l’intelligenza artificiale potrebbe impattare in maniera significativa sulla definizione della traiettoria di missili, sulla gestione di sciami di droni, sulla valutazione del danno e sul coordinamento di diverse piattaforme. Previsione e pianificazione potenziate anche per affrontare minacce Cbrn, identificando i rischi attraverso l’analisi rapida di enormi quantità di dati raccolti da molteplici bacini (social networks compresi). Le stesse capacità risulterebbero utili nel cyber-space, mentre l’addestramento delle forze e la logistica potrebbero acquisire efficienza attraverso l’integrazione dell’Ia con altri sviluppi tecnologici (realtà aumentata e automazione su tutti, anch’essi “disruptive” secondo la Nato).

INNOVAZIONI INCROCIATE

Difatti, secondo gli esperti dell’Alleanza Atlantica l’impatto dell’Ia sulle capacità delle Forze armate alleate avverrà prevalentemente attraverso il suo uso associato ad altre tecnologie, come realtà aumentata, Big data analytics e automazione. In ogni caso, si attendono effetti “trasformativi” su assetti nucleari, aerospaziali, biotecnologici e sui materiali in generale, con conseguenze sulla competizione internazionale per taluni paragonabili a quelle che ebbe l’introduzione dell’arma atomica. Tra assistenza virtuale, analisi di dati e previsioni rapide di scenari in evoluzione, si attendono effetti rilevanti sull’area C4Isr, acronimo che indica le complesse attività di comando, controllo, comunicazione, computer, intelligence, sorveglianza e riconoscimento.

ultima modifica: 2020-09-10T13:10:56+00:00 da Stefano Pioppi

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