Con la morte di Italo Bolano si spenge una delle figure più luminose della cultura e della pittura italiana.
Pittore, scultore, ceramista e grande sperimentatore di tutte le forme materiche della sua amata Isola d’Elba, non perdeva mai di vista anche la visione didattica del suo lavoro.
Da non dimenticare peraltro l’ultimo atto d’amore per la sua Portoferraio con la donazione di oltre cinquanta opere conclusasi con la monumentale ceramica di oltre due metri realizzata in occasione del cinquecentenario di Cosimo I dei Medici ed esposta a Forte Falcone.
Il suo “Open Museum” era meta di visitatori da tutto il mondo: da intellettuali statunitensi a mercanti d’arte ed appassionati tedeschi.
La sua produzione cristologica era un punto di riferimento per tutti gli amanti dell’arte credenti e non credenti.
Le sue visioni delle imprese di Napoleone, in una sorta di surrealismo astratto, lasciavano attoniti.
Le litografie appositamente predisposte per i versi autografi di Mario Luzi restano un must della cultura italiana.
E le sue “Donne isola” sperdute nel blu dei cieli e dei mari elbani creano nel lettore un senso d’infinito impossibile da dimenticare.
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