Imporre a livello della Commissione europea un principio di responsabilità “automatica” di tutti i Paesi dell’Unione sul gravoso tema dei migranti è da valutarsi come un secondo segnale di un’Europa che finalmente inizia a reagire in modo pragmatico e con una visione di lungo termine alla minaccia un po’ sbiadita dei sovranisti. Il commento di Khalid Chaouki

Per poter analizzare un nuovo fatto, occorre capire bene il contesto per evitare di essere poco obiettivi e ingenerosi nelle nostre reazioni. Ebbene si. Io credo che il nuovo “Patto per le migrazioni” annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sia un grandissimo passo in avanti e una buona notizia per l’Italia.

Partiamo allora dal contesto. Siamo usciti da poche settimane da una battaglia senza esclusione di colpi in cui Paesi come l’Olanda e l’Austria minacciavano di far saltare l’Unione europea pur di bloccare l’accordo per il Recovery Fund. Un progetto di aiuti alle economie dei Paesi europea post lockdown e a seguito di una delle maggiori crisi che rimarranno segnate nella storie per le future generazioni. Eppure i sostenitori di un modello europeo unito anche nei valori di sussidiarietà e unione solidale ha vinto grazie alla capacità di fare sintesi promossa dalla presidente della Commissione, insieme alla sponda politica vitale della cancelliera tedesca Angela Merkel e ad un allenata strategica dei Paesi mediterranei dell’Ue tra cui la nostra Italia.

In questo contesto quindi, dove la miopia e l’egoismo di alcuni Paesi, ormai i soliti Visegrad più Austria e Olanda, imporre a livello della Commissione europea un principio di responsabilità “automatica” di tutti i Paesi dell’Unione sul gravoso tema dei migranti, spalancando di fatto le porte ad una decisiva revisione del famigerato “Accordo di Dublino” è da valutarsi come un secondo segnale di un’Europa che finalmente inizia a reagire in modo pragmatico e con una visione di lungo termine alla minaccia un po’ sbiadita dei sovranisti.

Il secondo elemento di svolta è rappresentato per la prima volta dal riconoscimento formale dei cosiddetti “migranti economici” e la condivisione degli oneri di rimpatrio attraverso il meccanismo innovativo delle sponsorship gestire dai diversi Paesi pro quota. Rimpatri gestiti tramite accordi di cooperazione con i Paesi di origine dei migranti e, qui la novità, possibilità di regolarizzazione in caso di garanzie offerte da famigliari residenti sul territorio europeo.

Dal punto di vista italiano, questo cambio radicale di approccio, significherà l’apertura di canali regolari di ricongiungimento per migliaia di migranti o richiedenti asilo che hanno sempre implorato di poter raggiungere i propri famigliari soprattutto nei Paesi del Nord Europa, e costretti a tentare fortuna alimentando le casse dei taxi per superare il Brennero o il confine di Ventimiglia.

Il terzo elemento altrettanto centrale in questa svolta europea, e sul quale certamente andrà investito maggiormente sia a livello politico che economico, è il tema cruciale della cooperazione con i Paesi di provenienza dei migranti. Le soluzioni securitarie e anche, come in questo caso, maggiormente attente a progetti di integrazione dei migranti nei nuovi Paesi di approdo, non potranno fermare l’enorme ondata migratoria dai Paesi dell’Africa sub-sahariana in particolare.

Occorre quindi finalmente dare concretezza ai numerosi accordi tra l’Unione Europea e i Paesi africani concentrandosi sullo sviluppo economico e su progetti win-win finanziando e monitorando la destinazione dei fondi con il coinvolgimento non solo dei Governi, ma soprattutto delle numerose realtà private e della società civile africana.

Questo Patto per le migrazioni, certamente non perfetto, è solo l’inizio di una possibile svolta storica per l’Europa e per il nostro Paese. Ora inizierà una nuova battaglia senza esclusioni di colpi tra i leader dei Paesi europei.

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