Tracce di vita su Venere? La scoperta sorprendente spiegata dal Prof. D’Amico (Inaf)

Tracce di vita su Venere? La scoperta sorprendente spiegata dal Prof. D’Amico (Inaf)
Conversazione con il professor Nichi D'Amico, presidente dell'Inaf, sulla scoperta “sorprendente” che arriva dal Regno Unito: la presenza nell'atmosfera di Venere di fosfina, una sostanza che sulla Terra è prodotta solo da organismi viventi. Traccia di vita? “Forse, ma non come la intendiamo noi”

L’atmosfera di Venere potrebbe ospitare la vita. Forse non la vita come la intendiamo noi, ma quanto meno piccoli micro-organismi in fluttuazione a diverse decine di chilometri d’altezza, lì dove le temperature sono più basse rispetto ai 400 gradi della superficie. È la scoperta presentata oggi all’autorevole Royal Astronomical Society da un team di studiosi guidato da Jane S. Graves della Scuola astronomica dell’Università di Cardiff, una ricerca frutto delle attente osservazioni di grandi telescopi terresti situati tra le Hawaii e il Cile che hanno individuato nell’atmosfera di Venere la fosfina, sostanza che “sulla Terra è associata unicamente all’attività antropica o presenza di vita microbica”. Per capire i dettagli di un’ipotesi già ventilata oltre cinquant’anni fa dall’astronomo Carl Sagan, abbiamo sentito il professor Nichi D’Amico, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

Professore, come commenta la ricerca che arriva dal Regno Unito?

È sicuramente molto interessante, nonché sorprendente. Nell’atmosfera terrestre la fosfina è prodotta sola da micro-organismi. Su Venere la vita non dovrebbe esserci per condizioni estreme, con una temperatura di oltre 400 gradi in prossimità del suolo e una pressione atmosferica elevatissima. L’atmosfera presenta temperatura più basse, elemento che dunque potrebbe aiutare la presenza di micro-organismi. Qualcuno ha ipotizzato in passato che la fosfina possa prodursi da fenomeni abiotici, di carattere geofisico per intenderci, ma non c’è alcuna evidenza in questo senso.

Tra l’altro, finora Venere non era certo in cima alla lista dei Paesi considerati “ospitali” per la vita.

È vero. Presenta un clima invivibile. Eppure, anche sulla Terra abbiamo esempi di vita primordiale in ambienti molto inospitali. Parliamo certamente di micro-organismi che non riescono ad evolvere. Soprattutto per l’atmosfera pazzesca che presenta, Venere non è stata mai molto presa in considerazione. Proprio per questo la scoperta presentata oggi appare particolarmente interessante, aggiungendo qualche tassello in più. Il fatto che la temperatura in superficie sia proibitiva potrebbe essere compensato dalle condizioni nell’alta atmosfera. In ogni caso, il problema della vita nell’Universo è molto complicato. Per la vita come la concepiamo noi servono condizioni particolarissime. Se l’idea è che “c’è vita su Venere”, occorre specificare subito che non si tratterebbe della vita intesa in senso generale. Per ora, siamo al livello di tracce di prodotti che derivano generalmente dalla presenza di micro-organismi. E già è molto.

Sorprende che tutto questo sia stato individuato con telescopi da terra.

In realtà, l’analisi chimica dell’atmosfera è ormai possibile a livelli incredibili. Consideri che nel prossimo decennio contiamo di riuscire ad analizzare le atmosfere degli eso-pianeti, cioè dei pianeti esterni al Sistema solare. Credo che sia questa la strada da percorrere. Lo scorso anno il Nobel per la fisica è stato assegno proprio per la scoperta di eso-pianeti. Scoperta non recente, premiata nel 2019 a testimonianza della grande attenzione che oggi il tema suscita. Con la costruzione di giganteschi telescopi (l’Inaf è protagonista dell’ambizioso progetto Extremely Large Telescope, ndr) si punta alla caratterizzazione degli eso-pianeti.

Perché?

Perché nel Sistema solare non c’è vita se non (forse) nella forma di micro-organismi, come questa scoperta potrebbe suggerire o come portò a suggerire l’individuazione di acqua in forma liquida nel sottosuolo di Marte. Se si sposta l’attenzione sugli eso-pianeti (ce ne sono a migliaia) il campione si ampia di molto. Una certa percentuale di essi si trova nella fascia di distanza dalla rispettiva stella idonea a consentire la vita, anche se non rappresenta una condizione sufficiente. Per questo ritengo che negli eso-pianeti ci sia il futuro della ricerca astronomica. Nel giro di un decennio potremmo avere evidenza di pianeti con un’atmosfera simile a quella terrestre (anche questa è condizione di per sé non sufficiente). Poi vedremo cosa ci aspetta.

Lei cosa si aspetta?

Personalmente, sono un convinto sostenitore che in altre zone dell’Universo debba esistere la vita nella forma in cui la conosciamo noi. Il problema è riuscire a vederla anche quanto eventualmente troveremo atmosfere simile alla nostra. Possiamo arrivare a individuare tutte le condizioni, ma poi per avere tracce effettive di vita sarà comunque più complicato. La vita sulla Terra è stata il frutto di un’equazione magica, una serie di coincidenze che hanno puntato tutte nella stessa direzione. Eppure, tra miliardi di stelle in miliardi di galassie, sarebbe strano se l’Universo fosse solo per noi. Ma qui si entra in discorsi filosofici.

Torniamo all’astronomia. Cosa ci lascia l’annuncio di oggi?

Prima di tutto un grande interesse a seguire le fasi successive della ricerca. Poi, testimonia che l’attività di osservazione (da Terra e dallo Spazio) rappresenta il futuro della conoscenza umana. Tra i grandi impianti terrestri e gli assetti nello Spazio, questo è un settore che può dare ancora moltissimo.

ultima modifica: 2020-09-14T13:10:31+00:00 da Stefano Pioppi

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