Il direttore del Fatto Quotidiano blinda, ancora una volta, l'alleanza di governo tra M5S e centrosinistra rispondendo alle critiche di Saviano: "Roberto deve rassegnarsi: oggi chi non vuole Conte vuole Salvini"

Esiste un’alternativa al governo M5S-Pd? No. E allora “Roberto deve rassegnarsi: oggi chi non vuole Conte vuole Salvini. E Si candida a diventare il Bertinotti del terzo millennio”. Che non scorresse buon sangue tra il direttore del Fatto Quotidiano e Roberto Saviano era cosa nota, e che il Fatto sostenesse le ragioni del Sì al referendum altrettanto.

Non è un caso, quindi, che l’editoriale odierno del direttore sia dedicato proprio allo scrittore di Gomorra che, negli scorsi giorni, ha rilasciato un’intervista al vetriolo in cui non ha risparmiato nessuno: dal segretario del Pd Zingaretti all’ex capo politico dei 5 Stelle Di Maio, passando per la consultazione del 20-21 settembre sul taglio dei Parlamentari: “Il mio sarà un voto contro questa classe dirigente”, ha detto Saviano, che associa al voto del referendum anche il voto al governo: bocciato.

La reazione di Travaglio, allora, non è meno pungente. Lo scrittore, argomenta il direttore del Fatto, fa parte di quella “Sinistra per Salvini (a sua insaputa)” che lavora, senza rendersene troppo conto, per quella coalizione di centrodestra che il governo Conte II è riuscito ad arginare. “Saviano – scrive Travaglio – lo rimprovera (il centrosinistra, ndr) di essersi messi insieme contro la destra illiberale e pericolosa, sbarrandole la strada del potere”, ed “è un suo diritto: gli intellettuali sono liberi”, prosegue. “Ma dovrebbero anche essere coerenti, o almeno logici: se Saviano se la tira da anti-Salvini dovrebbe spiegare, o almeno domandarsi, come mai ha lo stesso nemico di Salvini”.

Insomma, aggiunge Travaglio, la fiammata di Saviano contro il centrosinistra non è, come ha scritto Paolo Mieli sul Corriere, un “fuoco amico che segna da sempre i rapporti fra gl’intellettuali di sinistra, incapaci di ‘concepire cosa sia un compromesso di governo’, e i partiti di sinistra”, come al tempo della fiammata di Nanni Moretti contro il centrosinistra di Fassino e Rutelli.

Mentre allora Moretti gridava contro una coalizione incapace di lottare, unita, contro il berlusconismo, oggi Saviano grida contro una coalizione, unita (Pd, M5S, IV e LeU) che lotta contro Salvini, approfittando del suo stesso harakiri. Se non c’è alternativa, conclude Travaglio, la fiammata rischia di dare fuoco all’unico governo di alternativa possibile.

Condividi tramite