Ieri, ad Assisi, è stato beatificato Carlo Acutis, ragazzo quindicenne, innamorato dell’Eucaristia. Egli non si è adagiato in un comodo immobilismo, ma ha colto i bisogni del suo tempo, perché nei più deboli vedeva il volto di Cristo. La sua testimonianza indica ai giovani di oggi che la vera felicità si trova mettendo Dio al primo posto e servendoLo nei fratelli, specialmente gli ultimi. Un applauso al nuovo giovane Beato millennial!”.

Queste le parole di Papa Francesco durante l’Angelus di domenica scorsa per ricordare Carlo Acutis, ragazzo milanese deceduto a soli quindici anni a causa di una leucemia fulminante, beatificato Sabato 10 ottobre ad Assisi e festeggiato come Beato per la prima volta ieri, 12 ottobre data della sua morte.

Quale è stato il miracolo che ha dato il via al processo di Beatificazione di Carlo? La Chiesa ha riconosciuto la sua intercessione nel 2013 per la guarigone miracolosa di un bambino brasiliano malato al pancreas.

Ma chi era Carlo? Carlo era il “ragazzo della porta accanto”, straordinario nella ordinarietà di tutti i giorni, attento ai bisogni degli altri e soprattutto con una chiara priorità: “Prima Dio, poi io”, era uno dei suoi motti preferiti.

Nato a Londra il 3 Maggio del 1991 perchè i suoi genitori si trovavano in Inghilterra per motivi di lavoro e vissuto tra la Lombardia, a Milano, e l’Umbria dove i genitori avevano una casa. La madre Antonia ha raccontato in una recente intervista al Corriere della Sera che fin da piccolo Carlo era attratto dalle chiese dove voleva entrare per salutare Gesù, raccoglieva i fiori per portarli alla Madonna e ha deciso di ricevere l’Eucarestia a soli 7 anni, invece che a 10. Era “innamorato dell’Eucarestia” e non si spiegava come mai tantissime persone facessero code infinite per una partita di calcio o per un concerto, e non per andare ad una adorazione eucaristica.

Ha realizzato due mostre itineranti, una sulle apparizion mariane e una sui miracoli eucaristici che hanno girato i santuari di tutto il mondo e sono state ospitate da moltissime parrocchie,

Con una grande passione per i computer e per internet tanto da essere definito l’”influencer di Dio”, Carlo Acutis aveva compreso l’importanza dei nuovi media per diffondere il Vangelo fra la gente. Dote ricopnosciutagli anche dal Santo Padre nella Christus Vivit.

“Ti ricordo la buona notizia che ci è stata donata il mattino della Risurrezione: che in tutte le situazioni buie e dolorose di cui parliamo c’è una via d’uscita. Ad esempio, è vero che il mondo digitale può esporti al rischio di chiuderti in te stesso, dell’isolamento o del piacere vuoto. Ma non dimenticare che ci sono giovani che anche in questi ambiti sono creativi e a volte geniali. È il caso del giovane Venerabile Carlo Acutis.

Egli sapeva molto bene che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo e dalle novità che possiamo comprare, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza.

Non è caduto nella trappola. Vedeva che molti giovani, pur sembrando diversi, in realtà finiscono per essere uguali agli altri, correndo dietro a ciò che i potenti impongono loro attraverso i meccanismi del consumo e dello stordimento. In tal modo, non lasciano sbocciare i doni che il Signore ha dato loro, non offrono a questo mondo quelle capacità così personali e uniche che Dio ha seminato in ognuno. Così, diceva Carlo, succede che “tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Non lasciare che ti succeda questo”.

Ed infine il ragazzo aveva un grande amore per i poveri seguendo le orme di San Francesco d’assisi: andava come volontario alle mense dei poveri e poi portava cibo e sacchi a pelo comprati con i suoi risparmi per i clochard che vivevano sotto l’Arco della Pace a Milano. Nell’aprile del 2019 Carlo è stato trasferito dal cimitero di Assisi dove aveva voluto essere sepolto, al Santuario della Spogliazione.

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