Come per il caccia di sesta generazione, così per il carro armato del futuro. Anche nel settore terrestre l'asse franco-tedesco si conferma restio all'apertura ad altri partner, che pure (come l'Italia) hanno simili esigenze operative e comprovate capacità industriali. Il punto alla Camera del sottosegretario Tofalo

Sul carro armato del futuro l’Italia non molla, cercando di aprire il consolidato asse-franco tedesco (per ora apparso tutt’altro che disponibile) e valutando comunque soluzioni alternative. Parola del sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo, che oggi in commissione Difesa a Montecitorio ha risposto a un’interrogazione sul tema presentata dal deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda.

L’ASSE FRANCO-TEDESCO

Il programma franco-tedesco per il carro armato del futuro si chiama Main ground combat system (Mgcs). È nato in parallelo al progetto per il caccia di sesta generazione Fcas sulla scia del rafforzamento dei rapporti tra Parigi e Berlino nel campo della Difesa. Riguarda l’esigenza dei francesi di sostituire il veicolo Leclerc, prodotto da Nexter, e per i tedeschi di rimpiazzare il Leopard 2, realizzato da KMW. Dopo lettere d’intenti e dichiarazioni d’intesa, a maggio è arrivato il primo vero e proprio contratto, relativo allo studio di definizione dell’architettura di sistema del carro armato. È stato assegnato dalla Bundeswehr al consorzio Arge, formato da Rheinmetall, KMW e Nexter, sulla scia della concordata divisione 50-50 tra aziende transalpine e teutoniche, pari al contributo finanziario dei due Paesi. Due, perché Francia e Germania hanno sempre dimostrato di voler procedere da sole nel campo dei Main battle tanks (Mbts).

L’ATTENZIONE ITALIANA

La Difesa italiana, ha detto oggi Tofalo, “ha sempre dedicato la massima attenzione al progetto in questione, sfruttando reiteratamente, come avvenuto in sede di colloqui bilaterali anche recenti, ogni plausibile occasione per promuovere un cambio di postura dell’attuale consorzio franco-tedesco sin dalla fase iniziale”. Questo perché un’eventuale apertura successiva al contributo italiano da parte di Parigi e Berlino non sarebbe comunque soddisfacente. È nelle fasi iniziali che si definiscono i requisiti operativi e le partecipazioni industriali. Come nota uno studio recente dell’Istituto affari internazionali (Iai), l’esigenza di Francia e Germania appartiene anche agli altri Paesi europei, Italia compresa, che dovrà sostituire il carro Ariete. Di più, notano gli esperti dello Iai, la Penisola vanta nel campo un’industria di tutto rispetto, tra “la divisione armamenti terrestri di Leonardo, ex OtoMelara, che lavora su una serie di piattaforme e tecnologie per le forze armate nazionali e l’export verso mercati terzi” e “Iveco Defence Vehicles, che impiega circa mille lavoratori nello sviluppo e produzione di veicoli militari quali ad esempio Centauro, Lince e Freccia”.

SOLUZIONE ALTERNATIVE?

E così, ha ribadito oggi Tofalo, “la Difesa è impegnata a individuare ulteriori possibili soluzioni, qualora il progetto del consorzio in questione non veda soddisfatte le aspettative nazionali”. Al riguardo, ha aggiunto, “sono in valutazione opzioni alternative in stretta sinergia con il comparto industriale; in particolare, si sta proseguendo nella ricerca di possibili partner strategici allo scopo di proporre, in maniera coerente, una progettualità volta allo sviluppo in cooperazione di un carro europeo”. Ciò, “nell’ottica di non perdere terreno rispetto all’iniziativa franco-tedesca qualora essa non venga aperta ad eventuali altri partner”. Sul tavolo la possibilità di un’iniziativa alternativa con Polonia e Spagna, altri grandi esclusi dall’asse franco-tedesco. Più remota l’opportunità di un impegno europeo ampio, così come l’idea di procedere in un programma bilaterale con Israele.

L’IMPEGNO NAZIONALE

Nel frattempo, “al fine di poter continuare a disporre di assetti prontamente impiegabili, l’impegno nazionale è focalizzato su un’azione mirata a migliorare le prestazioni del carro Ariete garantendone il mantenimento allo stato dell’arte affinché possa essere aderente alle specifiche capacitive delineate nei requisiti sia nazionali che Nato, così da poter fungere da soluzione ponte fino al ripianamento con una piattaforma di nuova generazione”, ha detto Tofalo, ricordando il contratto già assegnato al Cio (il Consorzio tra Leonardo e Iveco). Vale 35 milioni di euro per tre prototipi funzionali al successivo ammodernamento di mezza vita, questo concernente a ulteriori 125 mezzi.

L’IPOTESI PESCO

Sull’ipotesi di far rientrare l’ammodernamento dell’Ariete nei progetti Pesco (la cooperazione strutturata permanente dell’Ue) Tofalo ha ribadito quanto spiegato al Senato dal sottosegretario Giulio Calvisi lo scorso giugno: “Non è percorribile in virtù del fatto che il regolamento della cooperazione prevede che, per essere eleggibile, un progetto debba avere almeno due partecipanti, mentre l’assetto in parola è in dotazione alle sole Forze armate italiane”. Non rientra nella Pesco neanche il progetto franco-tedesco, ha spiegato Tofalo, notando che, anche nel caso in cui vi rientrasse, l’allargamento ad altri soggetti sarebbe comunque nella discrezionalità degli Stati membri promotori. “Va puntualizzato – ha concluso Tofalo – che l’adesione alla cooperazione strutturata permanente non preclude la sottoscrizione di accordi di natura intergovernativa, ovvero industriale, tra gli Stati membri al di fuori della sua cornice”.

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