Manca al sistema una presenza politica equilibratrice, centrista, ed in questa mancanza evidente si deve situare un richiamo ai Popolari. E urge proporre come elemento centrale il riarmo morale. Il commento di Giancarlo Chiapello, politico e saggista, tra i fondatori nel 2004 e segretario organizzativo nazionale del movimento laico di ispirazione cristiana “Italia Popolare”

La riflessione di maggiore attualità letta fino ad oggi, in un tempo in cui la crisi, innescata dalla pandemia in un mondo che a fatica stava uscendo da quella finanziaria esplosa nel 2008, ha ricominciato a correre, dopo un periodo di fermata o (forse) di illusione, è quella scritta da Corrado Ocone su Formiche.net del 25 ottobre su una ipotesi di governo di unità nazionale e sui perché non se ne parli: cioè, di fronte all’evidente limite di un sistema che non rappresenta il nuovo ma il colpo di coda di un fallimento, la sedicente seconda repubblica, costruita su divisioni e lifting ideologici di deboli forze politiche, non si può non riconnettersi all’evidente disagio del popolo che rischia di trasformarsi in una generale sensazione di disperazione.

Un passaggio appare nella drammatica essenzialità ben fotografare la situazione a cui urge prestare attenzione e trovare soluzioni significative: “Divisioni troppo profonde solcano la società e la politica le riflette e ingigantisce: fra governo e opposizione, ma anche all’interno di maggioranza e minoranza, fra lo Stato centrale e le amministrazioni locali, all’interno dello stesso governo e fra gli organi dello Stato. In altri tempi, non si sarebbe esitato sulla strada di un governo di unità nazionale, ma oggi questa soluzione sembra tabù, riaffiora sempre ma poi è rimossa. Nessuno vuole fare un passo indietro: la nave sembra andare incontro a un precipizio a cui ci si è come rassegnati. Né si ha notizia di seri tentativi sotterranei per arrivarci. È evidente che il problema è prima di tutto di cassa: i soldi del Recovery Fund sono ancora un traguardo remoto e il governo non può più usarli retoricamente per ammansire gli animi. Ma il problema è anche, e forse soprattutto, sanitario: non nel senso che il Covid sia più letale di altre epidemie del passato, ma in quello che le strutture ospedaliere sono sotto un enorme stress e il rischio concreto è che si possa raggiungere presto quella soglia critica che permette a tutti di farvi ricorso”.

Serve uscire da questo gigantesco gioco delle parti che è diventata la politica italiana in cui le parti sono rigidamente interpretate senza l’espressione di pensieri in grado di confrontarsi: è forse questa una delle epoche diventate più rigidamente ideologiche e slegate dalle comunità dei nostri territori che nel tempo si sono allontanati dalla visione europea proprio a causa di una rigida spaccatura (o camicia di forza) bipolare. Serve necessariamente un governo di unità nazionale o, quanto meno il più largo possibile che possa costruire una strategia non limitata dalla sequela di dpcm che evidenziano un agire solo in emergenza senza visione futura e senza uno sguardo largo che permetta di cogliere problematiche che stanno crescendo come ad esempio la presenza turca in un nord Africa che vede l’Italia da troppo tempo tentennare chiusa solo in una dimensione casalinga che è evidentemente asfittica.

In questo quadro manca al sistema una presenza politica equilibratrice, centrista ed in questa mancanza evidente si deve situare un richiamo ai Popolari che, anche grazie alla prova delle elezioni regionali della Campania, oltre alla presenza in diversi comuni in giro per il Paese, hanno dimostrato nella pratica non solo che esiste un fiume carsico da riportare in superficie, senza assemblearismi, accademismi, tatticismi, nostalgie organizzativiste, fatto dall’impegno e dalla fedeltà di tanti uomini e donne legati al pensiero popolare che, nella sua ritrovata autonomia, può costruire un tavolo di mediazione grazie al legame con realtà sociali, movimenti, associazioni, gruppi, ecc.., di ispirazione cristiana che, pur indebolite, possono tornare a rappresentare quell’ossatura nazionale capace di sorreggere una proposta seria senza sbandamenti populisti o radicali che stanno dimostrando tutta la loro inconsistenza in questo drammatico frangente storico che pone la politica anche nel dovere assoluto di trovarsi pronta a contrastare l’infiltrazione della criminalità organizzata nelle comunità, nell’economia.

Urge proporre come elemento centrale il riarmo morale, riprendendo una definizione di don Luigi Sturzo, della comunità nazionale, della Repubblica, che deve tornare luogo esigente di formazione e esercizio della cittadinanza riconoscendo la centralità delle autonomie locali non di venti centralismi regionali sostitutivi del centralismo statale in maniera di trasformare la crisi in una occasione di un nuovo rinascimento, che deve passare da una sorta di ricostruzione e di lotta all’infiltrazione criminale che mina dalle fondamenta l’Italia. Il popolarismo deve riorganizzarsi seguendo la duplice direttrice del popolarismo europeo e dell’internazionalismo democristiano per rimettere il Paese nel suo ruolo tra i grandi paesi dell’Europa, non mantenerlo in quello di grande malato, e di ponte strategico tra Europa e bacino mediterraneo. Serve un governo largo, prima che il prossimo parlamento si ritrovi con una rappresentanza popolare drammaticamente limata, per porre le premesse di tutto quanto detto che significa pure garantire una tregua politica, spogliata dall’antipolitica di questi anni che non ha portato risultati positivi, secondo la formula necessitata dagli eventi del mettersi all’opposizione dello stato delle cose, per permettere al sistema di riassestarsi e provare a chiudere la seconda repubblica. Dunque ai cattolici in generale, ai Popolari, in quanto portatori di una merce rara come un pensiero politico, spetta oggi il compito non di cercare un uomo della provvidenza ma di provare a preparare velocemente un tavolo di confronto per impostare le direttrici di questa tregua. Ne va del futuro dell’Italia e del sogno europeo di De Gasperi, Adenauer, Schuman.

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