È un vero esodo quello di lavoratori ed imprenditori cinesi dall’Africa. Dal 2010, il continente africano era diventato un destino sicuro di progetti di sviluppo e infrastrutture per Pechino. Molti piani erano finanziati dall’iniziativa della Via della Seta, ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato.

Come spiega The South China Morning Post, la Cina ha rallentato la spinta in Africa, diminuendo prestiti, investimenti e progetti nel settore edilizio. “Secondo i ricercatori – illustra la pubblicazione – circa 62.600 imprenditori cinesi hanno lasciato l’Africa tra il 2015 e il 2018, con un numero complessivo che è sceso da oltre 263.000 a circa 201.000”.

I cinesi hanno investito circa 148 miliardi di dollari nel continente africano tra il 2000 e il 2018 (dati della China Africa Research Initiative), ma ora questa cifra è scesa a circa 8,9 miliardi di dollari nel 2018. Definitivo il calo dei prestiti all’Angola, che calcolati in 19,3 miliardi di dollari nel 2016 e soltanto 80 milioni di dollari nel 2018.

Tra le principali motivazioni, quindi, resta in testa il calo dei prestiti da parte di Pechino, e come effetto immediato la diminuzione della presenza di lavoratori cinesi sul territorio africano: “Il numero di lavoratori cinesi in Africa ha raggiunto il picco nel 2015, anno in cui la Cina ha firmato il maggior numero di contratti nel continente. I prestiti nel 2018 sono scesi al di sotto dei numeri visti l’ultima volta nel 2012”. The South China Morning Post riprende l’indagine di due società di consulenza, l’Oxford China International Consultancy (OCIC) e Development Reimagined.

David Shinn, professore della Elliott School of International Affairs presso la George Washington University, ha spiegato al SCMP che “i governi africani hanno avuto più successo nel negoziare contratti con la Cina che limitano i lavoratori cinesi a una percentuale minore e garantiscono al lavoro africano una percentuale maggiore”. I governi dei Paesi africani hanno implementato nuove regole per l’assunzione di personale locale, con un aumento significativo dell’occupazione e una diminuzione dei lavoratori cinesi in Africa.

Ad alimentare il fenomeno dell’esodo di lavoratori cinesi in altri territorio sono anche i conflitti armati. “La Libia, ad esempio, aveva 42.640 lavoratori nel 2010 – prosegue il sito -, ma i numeri sono diminuiti drasticamente quando è scoppiata una guerra civile dopo l’uccisione del leader libico Muammar Gheddafi nel 2011. L’analisi stima che solo 100 lavoratori cinesi fossero nel paese nel 2018. Le altre nazioni africane con un alto numero di lavoratori cinesi includono Nigeria, Kenya, Etiopia, Zambia, Repubblica Democratica del Congo e Uganda”.

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