“La rivoluzione digitale è già iniziata: uniamo con coraggio le forze, traguardiamo obiettivi all’altezza della nostra storia, diamo spazio a competenza e merito e cerchiamo di impiegare con lungimiranza le ingenti risorse in arrivo. La Difesa è presente e accetta la sfida”. Dall’ultimo numero di Airpress, il punto del generale Enzo Vecciarelli, capo di Stato maggiore della Difesa

Nell’ambito di un proficuo dialogo tra ministeri per definire le progettualità a valere del Recovery & resilience fund, la Difesa ha condiviso i contenuti concettuali e programmatici di linee d’azione di ricercata innovatività e ampio respiro. L’obiettivo è quello di attrarre l’interesse generale della pubblica amministrazione e stimolare una domanda diffusa di servizi digitali sempre più utili e a crescente valore aggiunto.

Una particolare convergenza è emersa nei settori della Space economy e dell’aerospazio e difesa, ove si registra la necessità fondamentale di promuovere una nuova generazione di programmi per lo sviluppo di tecnologie avanzate duali, attraverso cui le imprese italiane possano ampliare la precipua base tecnologica e rafforzare la propria rilevanza in preparazione del momento in cui – auspicabilmente con peso industriale paritetico ai gruppi esteri – negozieranno la partecipazione alle più ambiziose iniziative per realizzare nuovi sistemi di difesa europei in cooperazione internazionale, ricercando il più favorevole ritorno economico-occupazionale e i più ampi e trasversali riflessi nella dimensione sociale. Il diffuso interesse a convergere su tali iniziative conferisce fondamentale consistenza all’idea che le risorse del Recovery & resilience fund possano stimolare il rilancio produttivo nazionale tramite la leva moltiplicatrice delle nuove tecnologie, nonché attraverso una governance dei progetti che assicuri un livello di tensione innovativa di comprovato altissimo profilo, sì da stimolare l’industria nazionale a superare con convinzione la propria comfort zone, assumere rischi ragionevoli e ponderati, impegnarsi in un assiduo processo di ricerca di tecnologie disruptive in grado di cambiare i paradigmi correnti e rendere più pervasiva la rilevanza internazionale.

Solo in tal modo si potranno stabilizzare favorevoli prospettive di medio-lungo periodo, nonché una credibile fase di crescita destinata ad autosostenersi e in grado, finalmente, di restituire idonea serenità all’agenda politica perché possa permettersi di focalizzare – rilevandone le preoccupanti tendenze – i veloci cambiamenti in atto del quadro strategico di interesse nazionale. In tale contesto, il valore della collaborazione tra la Difesa e il ministero dello Sviluppo economico, partner storici nella promozione di un tessuto produttivo nazionale dinamico e capace di competere sui mercati internazionali, è incommensurabile. Oltre alle peculiarità più note, legate all’esigenza di sistemi da combattimento quanto più avanzati, innovativi e affidabili, la Difesa è portatrice di un costrutto di fabbisogni tecnologici del tutto specifici e difficilmente rinvenibili in altri settori della società, salvo nelle grandi aziende globali che traguardano il proprio business con visione strategica di lungo raggio e cavalcano strenuamente l’innovazione, di fatto imponendola al mercato.

Questo particolare fabbisogno del mondo militare è oggi basato su una spasmodica ricerca di maggiore potenza di calcolo, su algoritmi sempre più avanzati di intelligenza artificiale, dati (tanti dati), aumento delle prestazioni cognitive e informative umane, cyber-resilienza, sensori evoluti, sistemi di comunicazione sicura, miniaturizzazione delle fonti di energia, sovranità hardware e software, innovativi sistemi di propulsione. Le nuove architetture digitali perseguite dalla Difesa pongono il nodo centrale della qualità decisionale – fattore vincente in qualsiasi ganglio funzionale sia dell’amministrazione statale che del dinamico mondo imprenditoriale – tanto quanto la fondamentale necessità di disporre delle più aggiornate, dettagliate, certificate informazioni di carattere d’Intelligence e operativo.

Nel contesto militare, vincere questa sfida multidimensionale ha implicazioni di importanza che non potranno mai essere abbastanza esaltate. È attraverso un ponderato e ormai irrinunciabile contributo dell’intelligenza artificiale, di codice di machine learning, di servizi di blockchain nonché attraverso l’indispensabile ausilio di una capacità di calcolo commisurata alle esigenze – della quale dovremo assicurarci una fiorente capacità nazionale di ricerca innovativa e immediato fielding industriale – che la Difesa coltiva l’ambizione di affiancare alla tradizionale potenza militare esclusive nuove opzioni di intervento soft, basate sullo sfruttamento della complessa rete di reciproche influenze ed equilibri di un mondo odierno a profondissima interconnessione. Sarà, dunque, richiesto di operare nell’alveo della fusione automatica di enormi moli di dati provenienti da disparati sensori nazionali e di coalizzazione, nonché di esaltare capacità strategiche di previsione di scenari di terzo e quarto ordine con simulazioni ad altissimo realismo.

Una siffatta superiore visione dell’ambiente e del contesto pare tanto più irrinunciabile in considerazione della deriva asimmetrica assunta dai conflitti prevalenti al giorno d’oggi, necessità ulteriormente comprensibile in riferimento alla minaccia terroristica e al suo peculiare modo di portare attacchi alle nostre democrazie, spostando il confronto su piani altamente diversificati ma non meno idonei a recare seria offesa alla sicurezza dei nostri concittadini. Sebbene, dunque, non si riscontrino segnali di marginalizzazione di alcuna forma di hard power classico, lo sviluppo di una capacità decisionale e di valutazione delle opzioni other-than-war di qualità dominante o di profondità predittiva di ordine superiore offrirà impagabile valore aggiunto in ogni situazione e condizione a venire.

Immaginiamo pertanto un’applicazione dell’intelligenza artificiale ben più ampia rispetto a quanto sinora postulato in ambito strettamente nazionale e di fluida e naturale trasferibilità, per le caratteristiche descritte, dal contesto militare verso qualsiasi contesto sensibile all’efficienza ed efficacia della risposta all’utente-cittadino sotto forma di servizi digitali ad ampio spettro e contenuto informativo. Servizi che risulteranno fortemente abilitanti e che, non a caso, fondano la già individuata priorità del governo a sviluppare una rete 5G capillare e a elevatissima resilienza. Non sussiste, ovviamente, alcun dubbio poi che l’IA debba essere, innanzitutto, etica e incentrata sull’uomo. Saremmo, tuttavia, miopi nell’immaginarla esclusivamente nel ruolo di catalizzatore della sostenibilità ambientale o della “svolta green”.

L’intelligenza artificiale non mancherà di essere anche una tecnologia di confronto strategico tra i Paesi e l’enorme investimento intrapreso da Cina, Russia, Stati Uniti, Corea del Sud va letto esattamente in questo senso. Non possiamo attenderci che quando se ne comprenderà appieno l’intrinseca capacità di influenza economica e sociale, qualcuno ne svelerà generosamente i segreti al nostro Paese. Né dobbiamo sentirci garantiti che le alleanze si manterranno tali anche all’indomani di cambiamenti magari drastici del paradigma dominante. L’Italia, in questo ambito, deve poter contare su se stessa, rammentando che ha dato i natali a illustri scienziati che, da visionari e anticipatori di svolte epocali, hanno intuito la capacità di talune scoperte e invenzioni di produrre discontinuità nel ritmo di crescita delle tecnologie. Persone lungimiranti cui il Paese, troppo spesso, non è stato in grado di offrire i minimi mezzi per ancorare in Italia il prodotto di quell’ingegno straordinario che appartiene al nostro popolo.

Per dischiudere questo ambito di ricerca e innovazione a una massa quanto più ampia di intelligenze e potenziale cognitivo – come quella strutturata in enormi bacini di appassionati, ricercatori, studenti, esperti de facto – la Difesa intende promuovere l’apertura delle proprie realtà d’eccellenza a collaborazioni sempre più dirette e originali. Ad esempio partendo dai principali istituti di ricerca nazionali con i quali stabilire convenzioni per istituire nuovi laboratori congiunti ove si approfondiscano le presenti e future applicazioni delle tecnologie digitali e possa tenersi l’incontro tra la domanda di servizi-sistemi per la sicurezza nazionale e imprenditori di tutte le dimensioni economiche, con una particolare predisposizione a coltivare rapporti con le Pmi e startup più innovative.

Vogliamo, in altri termini, offrire a quelle aziende che oggi attraversano la fase più critica del proprio definitivo consolidamento l’occasione preziosa per ascoltare, direttamente alla fonte, la natura della domanda da soddisfare nonché una strutturata possibilità di confronto attraverso la quale perfezionare le proprie scelte di business. Intendo portare questo importante capitale imprenditoriale al pieno coinvolgimento nel processo di traino economico-nazionale innestandolo nell’efficiente e collaudato meccanismo di interazione tra ingegneria industriale e utenza operativa, quale processo non solo di proficuo allineamento di vision, ma anche di tangibile accrescimento del contenuto tecnico dei prodotti e di conseguente esaltazione competitiva sui mercati.

È questo uno dei possibili modi in cui si potrebbe tradurre l’indirizzo di altissimo livello strategico verso una svolta digitale del Paese e la definizione di un percorso tangibile e definito di orientamento dei soggetti chiamati a concorrervi; di distillazione di pensiero e intuizioni occasionalmente dirompenti che definiranno nuovi business. E, nello spirito di massimo concorso al riscatto nazionale che orienta queste scelte, non possiamo non accarezzare l’idea che sia finalmente il Mezzogiorno ad assurgere a un ruolo centrale. Coltivo la voglia di vederlo decollare trascinato dalle capacità dei nostri giovani e dall’estro con cui gli italiani sono pronti a scorgere opportunità e cavalcarle. La rivoluzione digitale è già iniziata: uniamo con coraggio le forze, traguardiamo obiettivi all’altezza della nostra storia, diamo spazio a competenza e merito e cerchiamo di impiegare con lungimiranza le ingenti risorse in arrivo. La Difesa è presente e accetta la sfida.

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