Non è che non siamo generosi con il governo siamo obbiettivi e oggettivi. Il governo da quando è scoppiata la pandemia doveva  fare due cose: agire sul versante sanitario per ridurre il più possibile la durata dell’attacco alle strutture ospedaliere con tamponi tracciati, fare un piano di territorialità dello stato degli organici delle terapie intensive e della medicina d’urgenza, della predisposizione del vaccino antinfluenzale visto che da subito si è compreso che era una forma di polmonite interstiziale e l’antinfluenzale poteva attenuare la virulenza sui pazienti, agire sullo stop alle attività produttive fornendo alle aziende liquidità a tasso zero. Esempi virtuosi che peraltro stanno ripetendosi ora in Germania per la seconda ondata di pandemia con efficienza, e sono un modello invidiabile: incrementi della spesa sanitaria, tagli alle tasse diretti e indiretti, rimborsi alle aziende dei contributi previdenziali, sussidi di occupazione strettamente legati a politiche attive di formazione professionale, misure di sostegno al reddito e programmi di accesso al reddito agevolato e garantito dallo Stato con 1100 miliardi di cui 485 effettivamente aggiuntivi rispetto alle previsioni del bilancio 2020, 156 finanziati con il ricorso all’indebitamento registrando un calo del Pil  che l’ha portata alla recessione tecnica ma nonostante questa caduta la Germania riuscirà a limitare i danni rispetto agli altri paesi europei.

Questo per due ragioni secondo l’Ufficio Federale di Statistica (Destatis): da un lato, perché il sistema sanitario del Paese si era preparato alla pandemia e ha gestito in modo più efficiente l’emergenza, dall’altro, grazie alla buona gestione dell’emergenza Covid-19 il paese è riuscito a riaprire prima le attività economiche. Inoltre, rispetto anche ad altri paesi europei, a fronte di un più contenuto  se pur alto rapporto debito/Pil, la Germania ha più margine di manovra dal punto di vista fiscale. Non è utile ricordare quello che il governo italiano non ha fatto concretamente rispetto alle iniziative tedesche con i risultati di recessione devastanti, ma purtroppo per rivolgere solo la sua attenzione sulla trattativa con l’Europa con il risultato che l’ottenere più risorse si è rivelato comunque una strategia errata perché legata ad una pretesa di trasferimenti anziché quella di prestiti o di protezione nell’accesso al mercato del lavoro.

Le discussioni surreali nella maggioranza di governo su Mes Recovery Fund Sure con veti, silenzi e bozze nascoste sui progetti da inviare alla Commissione Ue, ci portano oggi a ratificare, certo non solo per colpa nostra, ma anche per una situazione delicata in Europa di stallo sull’utilizzo dei fondi, sui quali ora noi non possiamo contare se non dalla fine del 2021, ora nel mezzo dell’emergenza disastrosa, e prendendo atto delle promesse che Conte e Gualtieri hanno fatto sapendo però che non potevano farlo. Tutto il surreale dibattito sul ricorso al Mes è sviluppato su una irresponsabile idea per cui i problemi italiani nascono da una nostra generica mancanza di soldi e gli altri sono tenuti a darceli senza porre condizioni. L’Europa intanto, che non ha il compito costituzionalmente di intervenire sulle problematiche sanitarie dei singoli Paesi, ha portato a termine comunque appalti pubblici congiunti per dispositivi di protezione individuale, ha avviato il programma RescUe teso a creare una riserva comune di europea di attrezzature mediche, ha armonizzato le norme sulle forniture mediche per accelerarne la produzione, ha mobilitato 140 milioni per sviluppare vaccini, nuovi trattamenti test diagnostici e sistemi medici per prevenire la diffusione del coronavirus ha appoggiato la sperimentazione clinica di un vaccino con milioni di euro, ha lanciato una piattaforma che consente ai ricercatori di condividere risultati, ha lanciato una conferenza di donatori internazionali per raccogliere risorse in cooperazione globale e la commissione ha rimodulato e riorientato i fondi di bilancio comunitario deliberando maggiore flessibilità nell’uso dei fondi strutturali.

Dando la possibilità di ricorrere all’indebitamento senza tenere conto dei vincoli fissati e sugli appalti pubblici nonché utilizzo di risorse per la politica di coesione con finanziamenti diretti. Tutti interventi dunque di mutualizzazione dei debiti nazionali e interventi solidaristici ben articolati nella complessiva proposta della Commissione la cosiddetta Recovery and resilience Facility che ovviamente e giustamente presuppone maggiori poteri fiscali alla Commissione. Stimolare i consumi e sostenere i redditi può rappresentare solo una parte di un piano per la ripresa e in nessun caso la parte principale. Perché iniettare liquidità nel sistema attraverso sussidi di vario genere senza incrementare la capacità produttiva e non tagliare la spesa pubblica superflua crea inflazione nemica del lavoro dipendente e ceti a basso reddito. Il ristagno trentennale della produttività, un sistema scolastico e formativo inadeguato e indifferente alle esigenze dei giovani e del mercato del lavoro, una spesa pubblica sprecata in redistribuzioni prive di pertinenza, in questa emergenza devono portare ad una decisa riforma vera della struttura produttiva, della pubblica amministrazione, agli interventi di welfare che abbiano in giusto equilibrio numero occupati e numero assistiti e dimensione degli operatori economici e rapporto tra fiscalità e cittadinanza.

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