Il Partito democratico ha provato a bloccare la nomina trumpiana di Amy Coney Barrett boicottando il voto in commissione Giustizia del Senato. Ma ha fallito. Ora la strada è in discesa

C’è il primo via libera da parte della commissione Giustizia del Senato statunitense alla nomina di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema al posto di Ruth Bader Ginsburg.

La nomina in commissione è passata con 12 sì dei repubblicani e 10 astensioni dei democratici. Gli eletti dell’Asinello hanno infatti boicottato la votazione segnalando “i danni che la conferma della Barrett porterebbe alla Sanità, ai diritti alla vita, alla possibilità di votare e ad altri diritti fondamentali americani, oltre che al fatto siano in corso le elezioni presidenziali”.

Dopo le tensioni in commissione, il presidente del panel, Lindsey Graham, ha negato la necessità di avere la presenza di almeno due esponenti della minoranza per considerare il voto valido.

“Il giudice Barrett va in aula, l’abbiamo fatto”, ha commentato. Dunque la parola passa all’aula del Senato che, dopo una serie di procedure, dovrebbe dare il via libera definitivo alla nomina di Barrett lunedì prossimo.

Alla Camera alta i repubblicani hanno una maggioranza di sei eletti e la corsa della giudice scelta dal presidente Donald Trump sembra ormai difficile da arrestare dopo che in commissione Giustizia la linea dei democratici, che puntavano sull’opportunità di una nomina nell’imminenza del voto, è andata a sbattere contro il muro repubblicano.

Se confermata, sarà la terza nomina di Trump alla Corte Suprema (un record) e quella più veloce della storia. Un “grande giorno per l’America”, ha esultato via Twitter il presidente pregustando una maggioranza 6-3 alla Corte suprema per i giudici conservatori.

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