Negli ultimi anni, il tema dell’innovazione è divenuto molto centrale un po’in tutto il Mezzogiorno, proprio perché da questo può dipendere il rilancio di tutta la macroregione.

In particolare, la Sicilia vanta una cultura dello sviluppo tecnologico che in certe zone non è non inferiore a quello di regioni quali Veneto e Lombardia, soprattutto se si pensa alla zona orientale dell’isola, dove da decenni operano colossi dell’elettronica quali STMicroelectronics e tante PMI innovative come ARGO Software ma centri di ricerca avanzati ed efficienti quali il Parco Scientifico e Tecnologico di Catania.

Adesso, anche il settore pubblico, dietro le spinte dell’azione della Regione siciliana, sta puntando all’innovazione, tramite progetti finalizzati a sensibilizzare il territorio verso una trasformazione all’insegna delle nuove tecnologie e del digitale.

In questa ottica nasce la sinergia e la cooperazione tra l’ANGI (l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori che presiedo), punto di riferimento dell’innovazione in Italia e in Europa e maggiore organizzazione rappresentativa dell’ecosistema startup italiano, con l’Assessorato regionale siciliano all’istruzione e alla formazione presieduto dall’on. Lagalla, un importante punto di arrivo raggiunto con la preziosa collaborazione della rete ANGI, in particolare modo di Nunzio Panzarella.

Per l’Assessore Lagalla, già Rettore dell’Università di Palermo, l’innovazione è un cambio di passo che riguarda tanto l’approccio metodologico quanto la cultura di governo e, sul piano strettamente formativo, esso consiste nel “customizzare” il capitale umano sulla base di quanto richiede il mercato del lavoro.

In un’economia sempre più orientata all’innovazione, è necessario infatti che si affermi il valore delle competenze: non può infatti esserci innovazione, se non c’è un’evoluzione delle competenze. E un momento cruciale nella formazione dei giovani è quello del passaggio tra scuola media e scuola superiore, dove si perde gran parte della popolazione studentesca in ritardo e dove si genera la più larga fetta della dispersione.

Su questa fase di passaggio, Lagalla conviene che sia opportuno introdurre e rafforzare azioni di orientamento mirato non obbligatoriamente verso gli istituti liceali, ma anche verso una valorizzazione delle competenze tecnico-professionali e delle qualifiche professionali realizzate attraverso la formazione professionale.

È il motivo per il quale l’Assessorato ha attivato iniziative che riguardano i corsi IeFP, ossia la formazione professionale in obbligo scolastico (oggi la Regione Sicilia è la quarta regione italiana per frequenza di FP).

L’innovazione delle aziende non può prescindere dalla qualità dei suoi quadri e per la formazione di quadri più evoluti e che facciano “matching” con quanto richiede il mercato, gli ITS (istituti tecnici superiori) giocano un ruolo chiave. Per questo la Regione siciliana intende sostenere l’ampliamento dell’offerta ITS 2020-2022 rafforzando i percorsi già in essere introducendo ulteriori opportunità formative, grazie al riconoscimento di nuove sei Fondazioni. Queste nascono attraverso un sistema che mette in rete istituti scolastici superiori, imprese, università, centri di ricerca ed enti locali, con la possibile partecipazione di soggetti privati ed aziende appartenenti all’area di riferimento di ciascun ITS.

L’obiettivo spiega Lagalla è quello di accrescere la competitività̀ delle aziende in quanto i percorsi proposti dagli ITS rispondono sia alla domanda di formazione espressa dai giovani che a quella del tessuto imprenditoriale regionale che necessita di profili professionali altamente specializzati soprattutto nei settori del turismo, dell’agroalimentare, dell’ambiente, delle tecnologie innovative e delle energie rinnovabili. La loro sinergia può rappresentare per la Sicilia un importante fattore di crescita economica ed è proprio in questa direzione che il governo Musumeci ha deciso di puntare. Occorre avere una visione strategica e investire sui giovani e sulla formazione di competenze coerenti con il fabbisogno occupazionale locale, perché se pensiamo che, nell’anno scolastico 2018/2019, in Italia, circa 220 mila ragazzi non hanno proseguito gli studi, è chiaro come la formazione terziaria possa costituire una valida occasione di crescita formativa e di inserimento occupazionale, soprattutto in Sicilia dove il numero di NEET presenta percentuali particolarmente elevate.

I dati più recenti dimostrano come, grazie agli ITS, circa l’80% dei diplomati trovi rapidamente occupazione al termine degli studi, anche nella nostra regione. Il sistema ITS ha dimostrato di rappresentare un segmento cruciale della infrastruttura formativa poiché esso risponde alla domanda, espressa da parte delle imprese, di profili professionali con elevate competenze tecniche nei settori più avanzati della produzione, inclusi l’efficienza energetica, le nuove tecnologie della vita e per il made in Italy, nonché per i beni e le attività culturali, il turismo, l’ingegneria dell’informazione e della comunicazione.

Inoltre, proprio perché in Italia in generale esiste un problema di dicotomia naturale tra istruzione e formazione da un lato e mondo dell’impresa dall’altro, il Prof. Lagalla ha lanciato un avviso, l’avviso 33, con il quale si incentivano le imprese e gli enti professionali a unirsi sinergicamente per formulare progetti formativi che siano basati sulle effettive esigenze dell’impresa e sulla prospettiva di turnover occupazione dell’impresa stessa, perché , a conclusione del corso, che non rilascia una qualifica, ma sviluppa una competenza, si chiede all’impresa di assumere almeno il 20%-25% dei formati.

Nell’ultimo periodo la Regione Sicilia (attraverso un’azione sinergica in modo tra l’Assessorato all’istruzione e quello delle attività produttive) si sta impegnando per creare a Palermo uno dei centri previsti dal programma europeo digitale con l’obiettivo di creare un vero e proprio polo dell’innovazione che possa metter a fattor comune la rete di attori territoriali.

Per Lagalla l’asset vincente in campo innovazione è la capacità di fare sistema, tanto che sottolinea che, oltre ai due assessorati, sono coinvolti anche le università, gli istituti pubblici di ricerca, il parco scientifico e tecnologico di Catania e le imprese maggiori, e più in generale tutti coloro che trovano nella spinta dell’innovazione la motivazione per partecipare al progetto del centro di competenza regionale che è previsto dalla politica europea ed è poi tradotto su scala nazionale in un intervento specifico del Ministero dello sviluppo economico.

Recentemente è nato un nuovo HUB ad Acireale, il Free Mind Foundry, nel quale si fa innovazione e si costruisce il capitale umano di domani con programmi di formazione digitale ad alto livello. Free Mind è uno degli interlocutori che non solo è coinvolto nel processo di preparazione dell’HUB regionale delle competenze informatiche e digitali, ma è anche un interlocutore diretto del governo regionale per quanto riguarda l’attivazione di forme innovative di formazione e di coinvolgimento delle competenze disciplinari diverse attorno a progetti unificati che richiedono competenze differenziate. Tra l’altro, da Settembre 2020 all’interno di Free Mind ha sede la nuova Business School del Sole24Ore, nata ad Acireale (Catania).

twitter@Angi_tech

Condividi tramite