Viviamo in un mondo in cui media, politici e opinione pubblica inseguono la notizia del giorno dimenticandosi completamente le altre.
E le altre sono spesso in Italia problemi atavici mai risolti.
Uno di questi è quello della criminalità e delle mafie.

Un problema che spero si anell’agenda del Governo e del Ministro degli Interni Luciana Lamorgese.

Luciana Lamorgese

 

Il secondo report dell’Organismo di analisi della Criminalpol evidenziava a giugno i rischi di infiltrazione criminale nel periodo di ripartenza

Il Ministero degli Interni era uscito con questa nota:

Dal turismo e ristorazione ai servizi, dal settore sanitario a quello dei rifiuti, dai giochi e scommesse alla gestione di impianti sportivi e palestre, alla distribuzione e commercio di generi alimentari, all’autotrasporto, all’industria manifatturiera, a quella dell’energia, immobiliare, al commercio e noleggio di autoveicoli, fino alla grande finanza.

E’ l’ampio ventaglio di settori produttivi e commerciali verso cui è rivolta l’attenzione della criminalità organizzata nel post-lockdown descritto dal secondo report dell’Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sui rischi di infiltrazione nel tessuto sociale ed economico, istituito presso la direzione centrale della Polizia Criminale.

Il primo report aveva già offerto uno spaccato generale, nazionale ed internazionale, sui fenomeni criminali nel periodo di lockdown. Ora il secondo report evidenzia che la porta d’ingresso più pericolosa nell’economia da parte della criminalità organizzata è costituita dai mercati finanziari, con il grave rischio legato all’acquisto di crediti deteriorati delle imprese che gravano sugli asset bancari.

Pericolo che, se era già presente prima della pandemia, aumenta in modo esponenziale nell’era del Covid-19 laddove è evidente la grave crisi economica e finanziaria che attraversa l’economia nazionale.

In questa fase, diffuso anche il fenomeno dell’usura con un forte impatto sociale interessando spesso gli strati più deboli della società. Incide notevolmente sulla percezione della sicurezza in quanto le manifestazioni criminali ad essa collegate sono connotate talvolta da forte aggressività.

Genera, inoltre, effetti dannosi sull’economia, mortificando l’iniziativa economica privata (in particolare delle imprese più piccole), creando un rapporto di dipendenza verso il mondo criminale ed offrendo alla malavita spazi di illecito arricchimento, di reinvestimento, di riciclaggio ed infiltrazione nel tessuto economico.

Tra le condizioni che favoriscono l’inserimento nel circuito dell’usura – si legge nel report – può annoverarsi talvolta il “sovraindebitamento”, che può scaturire sia dall’incapacità nella gestione dei propri affari o dalla sopravvalutazione della propria capacità reddituale, sia da fattori imprevedibili, come nel caso della attuale fase pandemica, che comportano la contrazione delle entrate o l’aumento delle spese.

L’usura è, infatti, una manifestazione criminale complessa che può assumere forme diverse: è praticata da professionisti, imprenditori, commercianti, come attività speculativa collaterale rispetto ad altre forme di investimento lecito; può costituire, inoltre, uno degli strumenti di penetrazione nelle strutture vitali della società civile da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso che vi fa ricorso per perseguire scopi di più alto profitto.
Tale fattispecie delittuosa rappresenta uno dei “reati spia antimafia” quale indicatore significativo dell’operatività dei gruppi criminali e del controllo mafioso sul territorio.

In particolare, come evidenzia il report, la modalità maggiormente pervasiva di infiltrazione nel tessuto economico si realizza attraverso l’elargizione di prestiti di denaro a titolari di attività commerciali di piccole-medie dimensioni in difficoltà (sulle quali si struttura l’economia di molti centri urbani) da parte dei sodalizi delinquenziali che mirano a subentrare nella proprietà o nella gestione delle imprese più deboli, trasformandole in uno strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti.

Questo modus operandi, che contempla anche il ricorso alle estorsioni, potrebbe essere funzionale all’acquisizione di attività imprenditoriali, tanto nei territori di origine quanto nelle aree di proiezione.
Nell’attuale fase emergenziale, le organizzazioni criminali, e la ‘ndrangheta in particolare, mostrano flessibilità nel diversificare i settori d’interesse per massimizzare i profitti, come già emerso nella fase di lockdown.

E nel report, l’ipotesi che diversi settori dell’economia, anche alla luce delle ingenti risorse pubbliche che saranno immesse in circolazione, possano offrire rilevanti opportunità per la criminalità organizzata con probabili tentativi di infiltrazioni, riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti. Così come sono ipotizzabili dinamiche criminali per approfittare dei provvedimenti governativi che prevedono, tra l’altro, l’erogazione di sussidi pubblici a favore di famiglie e imprese e della sfavorevole e indebolita condizione economica in cui versa la maggior parte degli esercenti/imprenditori italiani.

La crisi di liquidità delle imprese e le difficoltà economiche, nell’attuale momento di riapertura, costituiscono delle condizioni che potrebbero favorire attività strutturate delle organizzazioni criminali attraverso l’utilizzo di raffinati e complessi strumenti finanziari che consentono (anche attraverso l’acquisto dalle banche di crediti deteriorati e il coinvolgimento di fondi di investimento compiacenti) di entrare in possesso di asset imprenditoriali di particolare interesse nel settore turistico, della ristorazione e del commercio.

Lippolis (Confindustria) a France Presse: Solo tutti assieme sconfiggeremo le mafie. Lo Stato è più forte

Gabriele Lippolis
Gabriele Lippolis

Sul tema oggi e France Presse, l’agenzia di stampa francese fondata nel 1944 e tra le più importanti e autorevoli al mondo è uscita con un’inchiesta sul fenomeno delle mafie in Italia e sui rischi delle infiltrazioni criminali in tutto il mondo a causa della crisi economica derivante dalla pandemia ripresa dai siti dei principali quotidiani internazionali a cura della corrispondente a Milano Céline Cornu.
Nell’inchiesta, pubblicata in spagnolo, in francese e in inglese, sono stati intervistati il presidente dei Giovani Imprenditori del Sud e Pugliesi di Confindustria e commissario di Confindustria Brindisi, il prefetto di Napoli Marco Valentini e l’autore di numerosi libri sul fenomeno mafioso Enzo Ciconte.

“Posso testimoniare-ha detto Lippolis- che con me lo Stato è sempre stato al mio fianco. Lo Stato è più forte e solo tutti assieme sconfiggeremo le mafie.”
Lippolis, dopo aver parlato per la prima volta pubblicamente della sua esperienza ad ottobre del 2019 in apertura del Convegno dei Giovani Imprenditori a Capri, è stato intervistato da France-Presse

“Quando sono stato contattato per parlare della mia vicenda- spiega Lippolis- all’inizio ho avuto qualche momento di esitazione perchè si risvegliano momenti bui e complessi ma subito ho capito che non potevo tirarmi indietro. Raccontare quanto mi è accaduto e anche come lo Stato mi è stato vicino è un obbligo morale e anche un invito a tutti coloro che si sono trovati nella mia situazione a denunciare.”

“Il Mezzogiorno- ha dichiarato Lippolis- non è terra di nessuno. Me lo confermano continuamente i tanti amici imprenditori che ho convinto e convinco quotidianamente a investire al Sud. Il Sud ha enormi potenzialità e una grandissima ‘materia prima’: le risorse umane, grandissimi talenti che hanno voglia di mettersi in gioco per il proprio territorio. Ed è importante dirlo così come è importante non restare in silenzio e denunciare quando la malavita prova ad avvicinarsi alle nostre imprese.

“L”articolo di France-Presse ha il merito- continua Lippolis- di accendere i riflettori su un’emergenza che oggi passa in secondo piano a causa della pandemia mentre invece la lotta alle mafie deve essere una priorità per la politica e tutti noi.
Un “cancro” che non è un problema solo del Sud ma che è la grande zavorra per lo sviluppo dei nostri territori.
Anche perchè , come ripeto sempre, il Paese non ripartirà se non ripartirà il Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che deve tornare a essere una priorità nelle scelte strategiche della Politica, in un disegno integrato di sviluppo dell’intero Paese.
Lo Stato, però non può permettersi il lusso di abbandonare a se stesse zone ad alta densità criminale senza un presidio adeguato.
Così si mettono a rischio pezzi interi di economia legale e i servitori dello Stato che lavorano nelle forze dell’ordine.
Servitori dello Stato, che ho avuto al mio fianco quando ho ricevuto minacce di estorsione.
Il Sud, come ho detto a France-Presse- ha enormi potenzialità. Abbiamo imprese d’eccellenza, ma anche tantissimi giovani che vogliono avere la libertà di scegliere se tracciare il loro percorso in altre aree d’Italia, all’estero, o nei loro territori. Sono giovani capaci e pronti a mettersi in gioco.
In condizioni spesso molto difficili, in tanti lo stanno anzi già facendo. Dobbiamo farlo per loro e per il futuro dei nostri territori.”

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