Tra occhiali connessi in rete e magazzini intelligenti, il Pentagono ha assegnato contratti per 600 milioni di dollari per testare la tecnologia 5G sulle basi militari. Ci lavoreranno i big Usa come AT&T e General Dynamics, ma anche le aziende che guidano lo sforzo europeo, Nokia ed Ericsson

Valgono 600 milioni di dollari i contratti assegnati dal Pentagono per testare la rete 5G su cinque basi militari. Si va dai magazzini “smart” agli occhiali connessi in rete, da basi mobili di comando e controllo fino alla realtà aumentata a servizio dell’addestramento. L’obiettivo è procedere in fretta con il 5G coinvolgendo l’industria nazionale e quella europea anche in ottica anti-cinese e pure in ambito prettamente militare, lì dove la quinta generazione potrebbe essere vero “game changer”.

IL CONTRATTO

Cinque le basi coinvolte nei test: la base aeronautica di Hill nello Utah; la base interforze Lewis-McChord nello Stato di Washington; la base logistica dei Marines ad Albany; la base navale di San Diego e la base dell’Air Force a Las Vegas. Sono state scelte per l’accesso allo “spettro”, la prontezza di infrastrutture wireless e la dotazione di fibra ottica. In ogni caso, ha spiegato il Pentagono, se ne aggiungeranno altre in futuro, con l’obiettivo di accelerare la corsa americana al 5G. I contratti (“una prima tranche”) sono stati assegnati a un ampio spettro di aziende nazionali, tra cui AT&T, Nokia, General Dynamics, Shared Spectrum Company (SSC) ed Ericsson. Per il prossimo anno, il Pentagono ha da tempo inviato a Capitol Hill una richiesta da 449 milioni di dollari per ricerca e sviluppo su programmi tecnologici dedicati alle comunicazioni di nuova generazione, oltre il doppio rispetto a quanto approvato per il 2020.

REALTÀ AUMENTATA E LOGISTICA

Intanto, si inizieranno i test sulle prime cinque strutture militari. Nella base di Lewis-McChord si sperimenteranno visori per realtà aumentata, occhiali che supporteranno la pianificazione di missioni e l’addestramento. Secondo quando spiegato da Joseph Evans, direttore del Pentagono per il 5G, l’obiettivo è poterne disporre nel giro di tre anni “a misura di brigata”, trai due e i cinquemila soldati. Le basi di San Diego e Albany sperimenteranno invece i magazzini intelligenti. La prima si concentrerà in particolare sul trasporto, mentre la seconda su stoccaggio e manutenzione. Tramite la rete 5G e tecnologie di Internet of Things, si punta a incrementare efficacia e rapidità di tutta la logistica militare, segmento centrale per l’operatività delle Forze armate.

IL GAME CHANGER

La base di Hill vedrà invece testare la condivisione delle spettro 5G con le reti cellulari, tema di grande attenzione vista la presenza su alcune frequenze di tante tecnologie indispensabili per la Difesa (note la discussioni del “caso Ligado” sul Gps). Si svilupperanno “in ambiente controllato” sistemi di coesistenza per verificare quali impatti potrà avere la rete 5G in caso di azione in frequenze su cui operano altri sistemi. A Nellis, il colosso della comunicazioni AT&T dovrà testare una rete di comando e controllo distribuita, immaginata per poter meglio sopravvivere ai combattimenti rispetto a un sistema accentato. In sintesi, si immagina un sistema mobile ben connesso in rete e sempre capace di comunicare con efficacia.

L’ATTENZIONE CRESCENTE

Il primo annuncio sui test era arrivato dalla Difesa Usa già un anno fa, con l’invito (poi sempre ribadito) a uno sforzo cooperativo importante che coinvolgesse industria, mondo della ricerca e militari. Non è un caso che le request of proposals presentate negli scorsi mesi dal Pentagono per i progetti relativi al 5G siano state rivolte soprattutto a due dei tanti consorzi (circa trenta) che la Difesa Usa ha promosso per i lavori sulle tecnologie disruptive: l’Information warfare research project e il National Spectrum Consortium. Quest’ultimo è stato appositamente pensato come partnership pubblico-privata per guidare lo sforzo nazionale nel campo del 5G.

IL NATIONAL SPECTRUM CONSORTIUM

Il consorzio contra oltre 300 membri, da start up a colossi come Lockheed Martin, con l’obiettivo di “alimentare la collaborazione tra governo, industria e accademia per identificare, sviluppare e testare le tecnologie abilitante necessarie ad ampliare l’accesso e l’uso militare e commerciale dello spettro elettromagnetico per 5G e oltre”. È operativo da oltre un anno, dotato di un budget di lancio da 1,25 miliardi di dollari in cinque anni, fornito dal Pentagono attraverso Other transaction agreement (Ota), formula contrattuale flessibile che gli Usa utilizzano sempre più per i progetti di alta innovazione. Non a caso, è proprio questa la logica del National Spectrum Consortium, nonché degli altri consorzi simili (ce ne sono una trentina) sponsorizzati dalla Difesa americana, dallo spazio alla missilistica, dalle navi del futuro alla propulsione, tutti concentrati sulle tecnologie disruptive.

Condividi tramite