Continuità. Questa è la vera priorità per gli Stati Uniti ora che il presidente Trump si è ammalato di Covid-19. Se anche lo sfidante viene contagiato, rischia di aprirsi un vuoto pericoloso. E c'è sempre chi è disposto a riempirlo. L'analisi di Andrew Spannaus, analista geopolitico e fondatore di Transatlantico.info, in libreria con "L'America post globale" (Mimesis)

Doveva essere la settimana della rimonta per Donald Trump, invece in questi giorni il presidente ha subito una tripletta potenzialmente fatale per la sua campagna elettorale: le rivelazioni in merito alle sue dichiarazioni dei redditi, il fallimento della sua strategia nel primo dibattito con Joe Biden, e ora l’annuncio della positività al coronavirus, che dopo un giorno lo ha spedito in ospedale.

L’annuncio da parte del New York Times che Trump ha pagato zero tasse per dieci degli ultimi quindici anni, e poi appena 750 dollari all’anno dopo essere entrato alla Casa Bianca, colloca Trump tra i ricchi che perlomeno eludono le tasse, pur portandosi a casa centinaia di milioni di dollari di reddito.

Mitt Romney era stato fortemente danneggiato da rivelazioni simili – ma meno drammatiche – otto anni fa. Da solo non è un colpo decisivo, e i democratici sembrano lenti a sfruttare la questione, ma non va nemmeno ignorato.

Trump puntava molto sul primo dibattito, per dimostrare che Biden è troppo vecchio e confuso per fare il presidente. Il problema è che Trump non lo ha nemmeno lasciato parlare, interrompendolo in continuazione e dando un’immagine molto negativa di sé; soprattutto perché ha mancato di legare la sua irruenza ai grandi temi di lotta all’establishment che ha promosso la globalizzazione e le guerre continue.

I dibattiti in realtà non spostano tanti voti – salvo momenti davvero memorabili – ma a Washington solo Trump pensa di aver vinto, mentre l’impressione generalizzata è che si è fatto più male che bene.

La diagnosi positiva al Covid-19 è sicuramente il colpo più forte. Infatti Trump si vanta di essere stato l’aggressore, la personalità “dominante” nel confronto con Biden, perfino prendendo in giro l’avversario per mettere troppo la mascherina. Ora nemmeno questa carta – certamente superficiale agli occhi di molti, ma fondamentale secondo il cerchio ristretto del presidente – funziona più.

Dunque la rimonta non è iniziata, e i colpi recenti rischiano di chiudere la porta alle speranze di riconferma di Trump. La maggioranza della popolazione americana giudica male il presidente per la sua gestione della pandemia. La positività del presidente, e di varie altre persone che sono state insieme a lui negli ultimi giorni, rafforza il giudizio negativo, confermando il grave errore di aver addottato un atteggiamento noncurante verso la diffusione del virus.

Se le condizioni di salute del presidente, o anche di qualche suo collaboratore, dovessero diventare gravi, è difficile pensare a come potrà evitare la colpa agli occhi dell’opinione pubblica.

Per Trump rimane sempre la base, un zoccolo duro di poco sopra il 40 per cento che difficilmente lo abbandonerà. Ma questo non basta per vincere l’elezione. Gli indecisi quest’anno sono pochi rispetto a quattro anni fa, e per recuperare il gap attuale nei sondaggi il presidente ha bisogno di vincere a grande maggioranza tra questi elettori.

Ci sono alcuni punti di luce per i repubblicani, come i numeri dei nuovi elettori registrati a votare, la debolezza di Biden tra gli ispanici, e il recupero in qualche stato importante come la Florida; ma il quadro generale rimane fosco, con Biden che ha superato il 50 per cento nella media dei sondaggi, (Hillary Clinton era rimasta sempre sotto) e che incalza Trump anche in stati che dovevano essere sicuri per i repubblicani quest’anno, come l’Ohio e l’Iowa.

Di fatto il tempo per recuperare sta scadendo, e piuttosto che sfruttare le chiare debolezze di Biden, Trump subisce un accumulo di colpi negativi che mettono in dubbio anche la possibilità di contestare l’elezione a livello legale, la strategia esplicitata dal presidente in queste settimane. Infatti se il gap nel voto popolare rimane sotto i 4 punti percentuali Trump può ancora sperare in una vittoria grazie al sistema dei Grandi Elettori, e allora la battaglia intorno ai voti per corrispondenza diventa cruciale.

Oltre questa soglia, però, è probabile che Biden vincerà in buona parte degli swing states, chiudendo la partita presto. Al momento il vantaggio di Biden è di poco sopra 7 punti, e potrebbe anche crescere nei prossimi giorni. Dall’altra parte non si può certamente escludere nuove sorprese in questo 2020 davvero particolare.

L’altro fattore da considerare in questi giorni è la continuità di governo. Se le condizioni del presidente dovessero peggiorare, ci sarebbero forti pressioni perché Mike Pence prendesse le redini del potere. Un altro colpo significativo all’immagine del presidente, che non cederebbe volentieri. In ogni caso si discute già della necessità di garantire una chiara catena di comando perché le forze armate possano rispondere ad eventuali provocazioni o tentativi di sfruttare il momento di incertezza da parte di altri paesi avversari. Lo scenario peggiore? Che anche Biden – per ora negativo – contragga il virus, sollevando forti incertezze sulla guida della politica americana. A questo punto la salute dello sfidante democratico diventa una priorità per lo Stato.

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