Il presidente Donald Trump è rientrato alla Casa Bianca dal Walter Reed. Il contagio del coronavirus sarà un assist contro Joe Biden o un clamoroso boomerang? Lo abbiamo chiesto ad alcuni fra i massimi esperti italiani di Usa. Ecco le risposte di Marta Dassù (Aspen), Paolo Magri (Ispi), Francesco Semprini (La Stampa), Giovanna Pancheri (Sky T24), Laris Gaiser (La Verità), Gabriele Natalizia (Geopolitica.info)

Il Marine One che atterra, il presidente che scende e si incammina verso la Casa Bianca. Donald Trump è tornato, e con lui le polemiche. Il contagio del Coronavirus lo aiuterà a rilanciare la sua immagine in vista del voto del 3 novembre o consolida una volta per tutte il vantaggio di Joe Biden nei sondaggi? Formiche.net lo ha chiesto ad alcuni fra i massimi esperti italiani di Stati Uniti. Ecco le loro risposte.

MARTA DASSÙ, SENIOR ADVISOR, ASPEN

Anche l’America è più debole

È molto difficile dire che impatto avrà il Covid di Trump sull’ultima fase della campagna elettorale perché molto dipende dalla evoluzione della malattia stessa. Se Trump si riprendesse rapidamente potrebbe sempre dire che aveva ragione lui, che dopo tutto affrontare il Covid non è poi un gran problema. Ha già cominciato a dirlo, tornando alla Casa Bianca. Ma se non fosse così, verrebbe confermata la tesi di chi sostiene – una maggioranza degli americani, secondo i sondaggi – che Trump ha gestito male la pandemia, inclusa la propria salute. Si può intanto dire questo: sarà comunque più difficile per Trump spostare l’attenzione dal problema Covid, ossia da un terreno a lui oggettivamente sfavorevole, verso temi come l’economia o l’ordine pubblico, a lui più favorevoli. Da questo punto di vista, è una brutta “sorpresa di Ottobre”. E Trump avrà meno tempo del previsto per il confronto diretto con Joe Biden – ambito su cui si sente in naturale vantaggio sebbene abbia condotto ben male il primo dibattito. Lo stato di salute del presidente aumenta anche l’incertezza istituzionale in cui versa l’America, con lo scenario preoccupante di un risultato eventualmente contestato, con il ricorso alla Corte suprema. In un contesto del genere, acquista più peso di quanto non avvenga normalmente il confronto fra i vice-presidenti. Infine, e certo non in ultimo, l’incertezza sulla salute di Trump accentua la debolezza almeno temporanea dell’America agli occhi delle potenze rivali.

PAOLO MAGRI, DIRETTORE, ISPI

Prima la salute

La cattiva notizia per Trump è che la pandemia (e soprattutto la sua cattiva gestione) torneranno al centro dell‘attenzione quando lui puntava invece all’oblio e all’enfasi su vaccino e ripresa “che verranno”. Se i sintomi fossero lievi e potesse tornare  in campo subito, avrebbe però buon gioco a tornare sulla sua tesi del  “virus bazzecola “, che lui ha superato in piedi e lavorando per fare grande l’America. Se fossero seri, potrebbe forse contare sulla solidarietà e sulla maggior empatia di parte dell’elettorato. Con Biden autocensurato dalla difficoltà di attaccare un presidente malato e obbligatoriamente più sleepy, Trump potrebbe alla fine addirittura beneficiarne.

FRANCESCO SEMPRINI, LA STAMPA

Un’arma in più per gli indecisi

Credo che dibattito e ricovero di Trump non abbiano spostato significative sacche di voto negli Stati Uniti. Bisogna tener presente che non pochi elettori hanno già votato per posta e chi era già convinto sulla preferenza sia rimasto tale. Occorre piuttosto capire se Trump sia riuscito a mantenere quei voti sottratti a Hillary Clinton nel 2016, ma questo non ce lo possono dire i sondaggi che, come sappiamo, non sono attendibili più di tanto, almeno sulla sponda trumpiana del Potomac. Sarà inoltre importante vedere come il presidente giocherà la carta Covid, se riuscirà a utilizzare l’esperienza personale per sensibilizzare alcuni indecisi, potrebbe riproporre una situazione come quella di quattro anni fa, in barba alle rilevazioni demoscopiche.

GIOVANNA PANCHERI, SKY TG24

Il virus torna al centro (suo malgrado)

La convalescenza di Donald Trump riporta il coronavirus al centro della campagna elettorale, mettendo in sordina tutti gli altri temi, dalla Corte suprema agli scontri nelle città, e questa per lui non è una buona notizia. Il presidente ha sottovalutato la minaccia, ha insistito con i comizi in pubblico per sfidare una presunta pavidità dell’avversario Joe Biden. I numeri del virus in America parlano da soli: più di sette milioni di contagiati e oltre 200mila morti. Oggi anche la Casa Bianca e il suo titolare, che dovrebbero essere i più sicuri al mondo, sono stati colpiti dalla pandemia. Trump sta ricevendo le migliori cure, ma per un po’ dovrà lasciar perdere le uscite pubbliche. Potrebbe partecipare a uno dei due dibattiti, forse a distanza. Un rinvio del voto è escluso, perché i democratici controllano un ramo del Congresso e lo impedirebbero in ogni modo. Quanto all’esito delle elezioni, la malattia del presidente aggiunge solo incertezza. Dimostra che bastano poche ore e un tweet per ribaltare tutto.

LARIS GAISER, LA VERITÀ

La rimonta del gladiatore

Sbagliano nuovamente gli avversari politici di Trump a ritenere di poter sfruttare la malattia come argomento a loro favore, per dimostrare che ha mal gestito la pandemia, o minare alla base la sua campagna elettorale. In verità, da ostacolo sulla strada per la rielezione la sua degenza potrebbe trasformarsi in un bollino di garanzia. La vittoria del presidente contro “il male” del virus sfuggito al regime comunista cinese può diventare un simbolo. Il “Commander in chief” punta a riconquistare gli elettori infettati dal virus per poter dire: “We went trough it together”, “abbiamo superato la prova insieme”. I democratici sembrano non aver capito il suo gioco e continuano ad attaccarlo con lo stesso approccio di sempre. Non hanno una proposta alternativa da contrapporre alla sua retorica del “gladiatore” ferito e rialzato.

GABRIELE NATALIZIA, GEOPOLITICA.INFO

Il ritorno di Ivanka

È improbabile che l’aver contratto il coronavirus si trasformi per Donald Trump in un’arma in suo favore nella corsa per la riconferma alla Casa Bianca, anche se questo non significa darne per spacciato l’attuale inquilino il cui destino probabilmente sarà segnato dai dati economici del prossimo mese. Dopo aver subito limitazioni ai propri contenuti sui principali social network (Facebook, Twitter) e avendo contro la maggior parte dei grandi media americani, ora Trump vede saltare anche la possibilità di incontrare persone per almeno due settimane. Situazione non proprio ideale per un candidato che deve recuperare terreno al suo avversario e che nell’empatia con le folle aveva trovato la carta vincente nella corsa presidenziale 2016. L’aver contratto il coronavirus, inoltre, impedisce a Trump di presentarsi come un candidato vigoroso e in salute, immagine che aveva sfruttato contro Hillary Clinton e che stava riproponendo nei confronti di Joe Biden. Molto dubbia, d’altro canto, è l’ipotesi secondo cui la malattia potrebbe avere su Trump un effetto “umanizzante”, facendogli conquistare le simpatie di una parte di elettorato indeciso o di quella comunità afroamericana – la più colpita dal coronavirus – che sembra essere la riserva di voti a cui ha l’accesso più difficile. Le prossime due settimane di campagna elettorale, quindi, saranno anche nelle mani di Mike Pence, che in passato è stato utilissimo per conquistare quella parte di elettorato repubblicano fortemente religiosa che difficilmente si sarebbe identificata in Trump, ma che gode di poco appeal al di fuori di tale recinto. Lo stop del presidente, tuttavia, potrebbe aprire definitivamente le porte al “fattore Ivanka”. In altre parole, potrebbe accelerare la definitiva discesa in campo di sua figlia, che continuando a portare in giro il cognome di famiglia, potrebbe sfruttare questa occasione come trampolino di lancio nella scalata al Partito Repubblicano e, perché no, alle presidenziali del 2024 di cui già si mormora da qualche mese.

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