“Nell’incertezza applicativa si notifica un po’ di tutto”. Sull’inserto L’Economia del Corriere, Ferruccio de Bortoli si chiede se un golden power sempre più ampio non rischi di essere inefficace e allontanare gli investimenti. E punzecchia il governo su 5G, porti e Via della Seta

“Golden power ‘gonfiato’. Ci difende o ci danneggia?”. Se lo chiede Ferruccio de Bortoli, editorialista e già direttore del Corriere della Sera, sull’inserto L’Economia analizzando le contromisure del governo davanti alle mire straniere sulle aziende italiane quotate. De Bortoli sottolinea l’allargamento dell’ombrello istituzionale, con il Decreto liquidità, a gran parte dell’industria, dall’agroalimentare alla salute, dalle banche e alle assicurazioni. Poi osserva che a fine 2020 “si stima, dovrebbero essere non lontane da 300” le notifiche ricevute (già in forte crescita come emerso nei giorni scorsi dalla relazione sul 2019 presentata al Parlamento dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro).

LE AMBIGUITÀ ITALIANE…

“L’Italia si è trovata in questi anni in una posizione fortemente ambigua”, nota l’editorialista. Che ricorda come nel febbraio del 2017 l’allora ministro Carlo Calenda chiese, con francesi e tedeschi, alla Commissione europea chiedevano criteri più stringenti sugli investimenti esteri, specie cinesi. “Il conseguente regolamento europeo, due anni dopo, particolarmente attento a scoprire stabilimenti di comodo all’interno dell’Unione, ebbe l’astensione di italiani e inglesi”, aggiunge.

… UN REGALO A PECHINO

De Bortoli poi nota: “E Roma si accingeva a sottoscrivere con Pechino la Belt and road initiative, che così bene ha fatto al commercio internazionale delle arance siciliane”. Così il rapporto La Cina: sviluppi interni, proiezione esterna (realizzato dal Torino World Affairs Institute per l’Osservatorio di politica internazionale) descrive il flop di quel Memorandum: “Se la logica italiana alla base della firma dell’accordo sulla Via della Seta era l’auspicio di un aumento dei rapporti commerciali ed economici, si può dire che a 18 mesi di distanza il calcolo si è rivelato quantomeno ottimistico, se non del tutto fallace. Come si è visto, le esportazioni italiane verso la Cina non sono aumentate in modo significativo, né vi sono stati particolari investimenti cinesi in Italia a seguito dell’accordo”. E ancora: la partecipazione alla Via della Seta “non è condizione né necessaria né sufficiente per aumentare le relazioni economiche con la Cina”, si legge ancora nel documento.

5G E PORTI

“Una parte non irrilevante di queste relative all’ulteriore. campo dei contratti sul 5G”, scrive de Bortoli. “Veti? Nessuno”, prosegue con riferimento alle richieste statunitensi di bandire Huawei e Zte dalle nostre reti di quinta generazione. “Né particolari prescrizioni predisposte dall’ufficio di coordinamento, costituito a Palazzo Chigi, e composto anche da rappresentanti dei ministeri interessati. Intanto, dando solo uno sguardo distratto al settore dei trasporti marittimi, cinesi e turchi sbarcavano nel porto di Taranto”.

IL PERIMETRO DI SICUREZZA CIBERNETICA

De Bortoli racconta di un webinar di Mergermarket, organizzato dallo Studio Chiomenti, della scorsa settimana durante il quale il segretario generale della presidenza del Consiglio, Roberto Chieppa, “ha assicurato che entro la fine dell’anno sarà presentato un nuovo Dpcm che dovrebbe rispondere a molti dei dubbi interpretativi, in particolare sull’ambito delle attività critiche o strategiche”. Sul versante del 5G, poi, “molti problemi applicativi dovrebbero risolversi con la definizione del perimetro di sicurezza cibernetica”, aggiunge.

I RISCHI

Allo stesso webinar è intervenuto il giurista Giulio Napolitano, ordinario di Diritto amministrativo nell’Università di Roma e partner dello Studio Chiomenti, evidenziando come i provvedimenti non siano pubblici, nemmeno per estratto. “E questo impedisce la formazione di una giurisprudenza, inoltre non vi è, come in Francia, una interlocuzione preventiva e dunque assistiamo a una crescita quasi patologica di notifiche diciamo così precauzionali”, riporta de Bortoli. Che sferza così: “Insomma, nell’incertezza applicativa (…) si notifica un po’ di tutto”: “Significativo che, a un certo punto, qualcuno abbia pensato di cambiare la normativa per sottoporre a golden power anche l’investimento di Leonardo Del Vecchio in Mediobanca”, aggiunge l’editorialista. Che si chiede, infine, se un golden power “con uno spettro di applicazione troppo largo e indefinito” non rischi di non essere “uno scudo efficace” finendo perfino per “allontanare dall’Italia investimenti diretti di cui avremo ancora più bisogno nel momento in cui saranno visibili, in particolare su molte piccole e medie imprese, gli effetti devastanti della crisi innestata dalla pandemia”.

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