“Biden è sicuramente più in linea con il pontificato di Francesco di quanto non fosse Trump, soprattutto dal punto di vista geopolitico. Ma qualche differenza, come la Cina…”. Parla Pasquale Annicchino (Università di Cambridge)

Un presidente “sicuramente più in linea” con il pontificato di Francesco rispetto a quanto non fosse Donald Trump. Così Pasquale Annicchino, Senior Research Associate del Cambridge Institute on Religion & International Studies dell’Università di Cambridge, descrive Joe Biden analizzando con Formiche.net come le questioni religiose della società americana si riflettono sulle agende politiche.

È semplicistico pensare che con un presidente cattolico gli Stati Uniti avranno rapporti migliori con la Santa Sede?

Di segnali chiari in questa direzione ne hanno dati sia l’entourage del papa sia Francesco stesso: basti pensare alla fredda accoglienza riservata poco più di un mese fa al segretario di Stato Mike Pompeo. Biden mi sembra sicuramente più in linea con questo pontificato di quanto non lo fosse Donald Trump, soprattutto dal punto di vista geopolitico, al netto di differenze che potranno ancora resistere.

Per esempio?

Vedremo come questa amministrazione statunitense si porrà nei confronti della Cina, un dossier caldissimo per il Vaticano. Ma comunque non penso che il segretario di Stato della prossima amministrazione possa arrivare a Roma e ricevere quell’accoglienza.

Crede che la questione dei diritti umani sia stata utilizzata in maniera strumentale dall’amministrazione Trump sulla Cina?

Non esistono i dossier “assoluti” e presi singolarmente. Trump e la sua amministrazione, in particolare il dipartimento di Stato, hanno fatto la battaglia sui diritti umani e sulla libertà religiosa in Cina per vari motivi: l’agenda commerciale si è poi intrecciata a quella dei diritti umani e della libertà religiosa. Anche perché le amministrazioni rispondono alle loro constituency, e la destra religiosa è una constituency importante per l’amministrazione e l’elettorato trumpiano. Ciò rischia però di porre un problema all’agenda della promozione della libertà religiosa.

In che senso?

Se viene associata soltanto a un partito e non è più condivisa si corre il rischio di un aumento della polarizzazione. Nel dibattito statunitense c’è una polarizzazione molto forte tra due categorie di diritti: da una parte quelli che possiamo definire semplicisticamente LGBT, dall’altra la libertà religiosa. Ormai sono due agende attribuite politicamente: la prima ai democratici, la seconda ai repubblicani. Un sistema di democrazie liberali dovrebbe ambire a promuovere entrambe le agende coordinandole. Ma spesso negli Stati Uniti abbiamo visto, al cambiare delle amministrazioni, un alternarsi delle priorità con la cancellazione di quanto fatto dal predecessore. E questo nel lungo periodo può diventare un problema: un esempio sono i tentativi di Hillary Clinton da segretario di Stato di chiudere prima e dimezzare i fondi poi alla Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale.

Che cosa potrà cambiare con Biden?

C’è da vedere come verrà declinata la politica estera dell’amministrazione Biden. Sarà disposta ad applicare sanzioni per violazione dei diritti umani o a imporre divieto all’export ad aziende anche statunitensi che operano nello Xinjiang perché quei prodotti possono essere utilizzati per la sorveglianza della minoranza uigura? Ma quello dei diritti umani e della libertà religiosa non è un discorso che riguarda esclusivamente la Cina, ma si estende anche a Russia e Turchia per esempio.

E a incrociare le due agende di cui abbiamo parlato prima potrebbe essere proprio la questione cinese?

Mi pare che gli apparati statunitensi abbiano già individuato nella Cina un problema importante. Staremo a vedere come Biden graduerà i suoi interventi: credo che il forcing commerciale continuerà e quello sui diritti potrebbe anche intensificarsi. Inoltre, sono convinto che vedremo con questa amministrazione un nuovo impegno statunitense nelle istituzioni internazionali nel tentativo di mettere pressione sugli altri Paesi sui diritti umani.

Ciò potrebbe aiutare il riavvicinamento tra Stati Uniti e Unione europea?

Non c’è dubbio che questa agenda sia anche molto più in sinergia con quella dell’Unione europea, che ultimamente si è spesso trovata sola a rivendicare l’importanza dei diritti umani individuali nelle organizzazioni internazionali.

Questo è uno dei molti elementi di polarizzazione della società americana?

Si tratta di un elemento di polarizzazione, divenuto tale anche perché utilizzato strumentalmente da una parte e dall’altra. Ma negli Stati Uniti anche ci sono esempi virtuosi e innovativi portati avanti da Stati governati dai repubblicani come lo Utah tradizionalmente mormone. Basti citare lo Utah Compromise per trovare un bilanciamento tra queste due agende.

C’è da attendersi una reazione della destra religiosa che è stata al fianco di Trump?

La destra religiosa sarà molto probabilmente molto critica verso l’amministrazione Biden dopo tutta l’attenzione ottenuta dall’amministrazione Trump. Il confronto e il clima politico sarà poi influenzato anche dalle prossime decisioni della Corte Suprema. Mi aspetto conflitti culturali anche molto rilevanti, anche uno scontro forte tra le decisioni della Corte suprema e le politiche dell’amministrazione Biden.

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