Mosca vuole la leadership della gestione della pandemia e sfrutta gli strumenti in rete. Il governo britannico ha rilevato più di 200 attacchi informatici legati alla pandemia. E punta il dito contro Mosca come “una minaccia continua” nello sviluppo del vaccino (occidentale) contro il Covid-19

La Russia rema contro lo sviluppo di un vaccino anti-Covid occidentale? Il sospetto emerge da ua serie di attacchi informatici contro la ricerca subiti da Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada. Secondo il quotidiano The Times, i tentativi di intromissione su piattaforme britanniche sono stati identificati dal National Cyber Security Center, una divisione operativa del GCHQ, che aveva preventivamente costruito uno scudo digitale attorno ai laboratori farmaceutici e agli istituti di ricerca britannici.

Tra le campagne russe contro il vaccino dell’Università di Oxford ci sono una serie di immagini, meme e video che sostengono che il farmaco potrebbe trasformare le persone in scimmie, mentre un’iniziativa della piattaforma ultra-nazionalista Geopolitica.ru supporta la teoria che il vaccino fa parte di un piano di Bill Gates e Microsoft per controllare gli esseri umani, inserendovi dei microchip.

Queste campagne, sostiene The Times, hanno come obiettivo un’offensiva mediatica su alcuni siti occidentali e Paesi come India e Brasile, dove i russi sono interessati a commercializzare il proprio vaccino.

Fonti statali di Mosca sarebbero dietro un’alta percentuale della disinformazione che circola sul virus, ma il sistema GCHQ ormai è in grado di individuare e fermare questo flusso di informazioni.

Tuttavia non si possono bloccare gli attacchi partiti da altri server con sede negli Stati Uniti, Australia, Canada e Nuova Zelanda, dove invece devono agire le agenzie locali.

Il National Cyber Security Centre (Ncsc) ha confermato 723 incidenti informatici quest’anno, più di 200 legati alla pandemia. Paul Chichester, direttore di operazioni del Ncsc, ha spiegato che i cyber-attacchi degli Stati ostili si centrano nella ricerca del vaccino, ma ci sono anche colpi contro ospedali e centri di assistenza sanitaria.

Solo in Regno Unito ci sono stati 60 cyber-attacchi sul coronavirus, mentre altre 15.354 campagne hanno cercato di sfruttare la paura delle persone del coronavirus per attirarle in truffe digitali. Alcune di queste erano vendite di materiale sanitario, test di prove e anche finti vaccini.

Per questo la Polizia di Londra ha lanciato il Servizio di Notifica per Mail Sospettose, e solo in quattro mesi hanno ricevuto più di 2,3 milioni di indicazioni di siti malintenzionati, che sono stati rimossi. “I cyber-attacchi di Russia – sostengono le autorità britanniche – e altri Stati sono una minaccia continua per il lavoro del Regno Unito nello sviluppo di un vaccino contro il coronavirus”.

Secondo il report “Pillars of Russia’s Disinformation and Propaganda Ecosystem”, che coinvolge il Dipartimento di Stato americano, sono stati identificati siti web e organizzazioni vicine al Cremlino che promuovono bufale informative sul vaccino contro il Covid-19. Il segretario alla Difesa, Ben Wallace, ha sottolineato il ruolo dei russi in queste campagne di disinformazione.

Ma il vero problema restano i social media. “Tutte le cose che sono là fuori restano legittime – si legge sul Times – È molto più difficile in Occidente. È una questione di libertà civili”. Per questo, un’unità sotto copertura, specializzata nella guerra dell’informazione, è coinvolta nel contrastare le false narrazioni sul coronavirus.

Jeremy Fleming, direttore del GCHQ, crede che il mondo sia cambiato nel 2020 e così anche gli equilibri delle minacce digitali: “Come dimostra il report del Ncsc è importante mantenere il Paese al sicuro: permettendoci difendere la nostra democrazia, fermando alti livelli di attività criminale e statale, maliziosa, e proteggerci contro quelli che hanno cercando di sfruttare la pandemia”.

La campagna di disinformazione del Cremlino è indirizzata a promuovere il vaccino Sputnik V e presentare la Russia come leader nella gestione del Covid-19, secondo un report europeo. Per alcuni analisti di intelligence occidentale, l’operazione di disinformazione russa ricorda un piano del Kgb negli anni ’80 contro l’Aids. Chiamata “Infektion”, la campagna cercava di diffondere l’idea che i militari americani si erano inventati la malattia come arma biologica in un laboratorio a Fort Detrick, in Maryland.

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