Sono ben 55 le aree di cooperazione possibile per la Difesa europea. Le ha individuate la prima edizione della “Card”, la revisione redatta dall’Eda e presentata oggi ai ministri della Difesa da Borrell. È la terza gamba delle ambizioni di Bruxelles, dopo Edf (su cui prosegue lo stallo) e la Pesco (per cui si prova ad accelerare)

“Elevati livelli di frammentazione e scarsi investimenti nella cooperazione”. È il quadro d’insieme sulla Difesa europea che arriva dall’Eda, l’agenzia di Bruxelles che si occupa del settore, presentato oggi per la prima volta ai ministri della Difesa riuniti dall’Alto rappresentate Josep Borrell. Si tratta dell’edizione numero uno della revisione coordinata annuale sulla difesa (Card), tra i tre strumenti (con Pesco e fondo Edf) con cui l’Ue ha scelto di rilanciarsi da tempo nel campo della Difesa. Tra carri armati e cyber, la Card segnala ben 55 nuove opportunità di sviluppo cooperativo.

LO STRUMENTO

Le finalità della revisione le aveva spiegate a Formiche.net lo scorso luglio il neo chief executive dell’Eda, il ceco Jiří Šedivý: “Il suo obiettivo è quello di monitorare la pianificazione e lo sviluppo della Difesa negli ambiti nazionali, e dunque di aiutare gli Stati membri a identificare le opportunità per la cooperazione in aree critiche; insieme al Military Staff dell’Ue (Eums), l’Eda costituisce il segretariato della Card; in questo ruolo, l’agenzia mette insieme le informazioni sulle spese e lo sviluppo capacitivo di tutti gli Stati membri prima di avviare dialoghi bilaterali con i diversi Paesi”. In altre parole, la Card mette insieme le capacità e i bisogni dei singoli Paesi, evidenziato dove si può sviluppare cooperazione.

AREE DI SVILUPPO

Il mix si traduce ora in ben 55 opportunità di sviluppo cooperativo, a cui se ne associano altrettante nel campo della ricerca e tecnologia (R&T), sulla scia di una divisione che si conserva anche nell’Edf. La stessa divisione è evidente dei due progetti-pilota del fondo: l’Edidp per lo sviluppo di capacità, e la Padr per la ricerca. Entrambi hanno già avviato i primi programmi – in attesa del più corposo Edf per il periodo 2021-2027 – su diverse aree che (non a caso) trovano riscontro ora anche nella Card. Il segmento in cui ci sarebbero più opportunità è quello terrestre (17); segue l’aeronautico (14) e il marittimo (12). Numeri inferiori per i nuovi domini operativi: cyber (3) e spazio (4). Tutte queste, si legge nella Card, “sono potenzialmente in grado di produrre un significativo impatto sulle capacità europee, offrire vantaggi operativi e sostenere l’autonomia strategica dell’Ue”.

LE SEI CAPACITÀ CRUCIALI

In termini di capacità, la revisione annuale ne individua sei “di forte impatto e di prossima generazione”, quali “aree cruciali per gli sforzi congiunti europei di rafforzamento”. Il primo è per un carro da combattimento di nuova generazione. Le esigenze delle forze terrestri europee (e italiane, per sostituire il carro Ariete) su questo non sono nuove. Francia e Germania si sono mosse attivamente lanciando il programma bilaterale Mgcs, dimostrando ben poca volontà ad aprire ad altri. Qui il messaggio dell’Eda è chiaro: “Se gli Stati membri collaboreranno all’aggiornamento o all’introduzione di mezzi nuovi, entro la metà degli anni 2030 sarà possibile ottenere una riduzione del 30 % dei tipi e delle varianti”. Ben undici paesi si sono dichiarati interessati a proseguire la cooperazione.

CORVETTE DEL FUTURO

In ambito marittimo spicca la “European Patrol Class Surface Ship”. Anche su questo l’esigenza non è nuova, tanto che è già stato inaugurato il progetto Pesco per le European patrol corvette (Epc). È a guida italiana, con la Francia e le successive adesioni di Grecia e Spagna. Secondo la Card, in tutto “sette Stati membri di sono dichiarati interessati a collaborare” per unità da rendere operative entro il prossimo decennio. La revisione individua opportunità di cooperazione sull’approvvigionamento congiunto di prodotti disponibili sul mercato, strutture logistiche comuni per imbarcazioni simili e requisiti funzionali.

SOLDATI SICURI

Seguono i “sistemi-soldato”, avanzati assetti individuali di combattimento per le componenti terrestri delle Forze armate. Dieci Paesi sono interessati a proseguire la collaborazione. Per la Card occorre definire “un’architettura condivisa entro la metà degli anni 2020 per tutti i sottosistemi mediante tecnologie all’avanguardia”. Su questo l’Italia ha il programma nazionale “soldato sicuro”, approvato dal Parlamento lo scorzo anno e confermato nel recente Documento programmatico pluriennale della Difesa con una dotazione di circa 230 milioni da qui al 2022. Il fabbisogno italiano è per oltre 66mila sistemi.

IL CONTRASTO AI DRONI

Ci sono poi le tecnologie più recenti. Tra le sei aree “cruciali” la Card pone il contrasto ai sistemi a guida autonoma, per cui già a marzo 2018 nasceva il progetto Pesco “Counter unmanned aerial system”. L’esigenza è inserita nella necessità di “uno standard europeo” per le capacità di anti-access/area-denial (A2/AD), divenute preponderanti nei moderni scenari operativi. Qui l’Eda è chiara: “O tale capacità sarà sviluppata in modo collaborativo, oppure non sarà sviluppata affatto per le forze armate europee”.

DIFESA SPAZIALE

La quinta area riguarda la Difesa extra-atmosferica, e segue il trend dei vari annunci internazionali su armi anti-satellite e comandi spaziali. “Trattandosi di un settore operativo emergente – spiega l’Eda – una maggiore collaborazione contribuirebbe a un più ampio coinvolgimento dei ministeri della Difesa e al riconoscimento dei requisiti militari in programmi spaziali più vasti condotti a livello di Ue”.

LA MOBILITÀ MILITARE

Pure l’ultima area non è nuova nel dibattito sulla Difesa europea: la mobilità militare. È centrale nei vari confronti tra Nato e Ue, essendo una capacità richiesta dall’Alleanza per garantire migliore capacità di proiezione sul territorio europeo. Anche per questo la Commissione ha proposto nel budget 2021-207 dell’Ue lo strumento della Connecting Europe Faciliy, con una previsione di 6,5 miliardi di euro. Gli ultimi negoziati al Consiglio europeo l’anno portata a 1,5 miliardi. Secondo la Card occorre “rendere più attiva, entro la metà degli anni 2020, la partecipazione di tutti gli Stati membri ai programmi di mobilità militare”.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Le difficoltà ad approfondire la collaborazione su concetti ormai consolidati certifica lo stato della Difesa comune. Anche la Card lo sottolinea: c’è frammentazione, incoerenza e un livello di spesa destinata alla cooperazione “ben al di sotto dei parametri collettivi concordati”. Per recuperare il tempo perso, “sarà necessario un impegno costante per un lungo periodo di tempo in termini di spese, pianificazione e cooperazione in materia di difesa”.

IL SEGNALE

Un primo segnale è arrivato oggi dal Consiglio dei ministri della Difesa europea che ha seguito la riunione dell’Eda. I ministri hanno infatti approvato le conclusioni sulla Strategic Review 2020 sulla Pesco, mettendo in luce 26 progetti (su 47 totali) che dovranno dare “risultati concreti”, se non addirittura raggiungere “la piena capacità operativa” entro la fine del 2025. Tra questi c’è anche la mobilità militare.

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