La sua “riabilitazione” politica e morale è fatto ormai quasi compiuto. Inoltre, nella prossima partita, quella del Mes, il Cavaliere si troverà addirittura più in sintonia con l’Unione che non i Cinque Stelle… La bussola di Corrado Ocone

Inutile negarlo, qualcosa si muove nella politica italiana, anche nella coalizione di centrodestra. E la consumata arte politica di Silvio Berlusconi interpreta in modo magistrale il cambiamento, nel difficile ruolo di “responsabile” leader “di lotta e di governo”. Sono state ore convulse, le ultime. Solo stamattina sembrava che Forza Italia avesse deciso di giocare in proprio: non di convincere, come sembrava ancora ieri, Lega e Fratelli d’Italia a spostarsi sulle proprie posizioni, votando l’ennesimo spostamento di bilancio (8 miliardi) proposto dal governo, ma di procedere comunque in questa direzione indipendentemente dalle scelte di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Sarà stata la notte (la decisione è maturata ieri sera tardi ed è stata comunicata stamattina al gruppo di Montecitorio), sarà stata la prontezza con cui il ministro Roberto Gualtieri ha accolto le richieste di Forza Italia, fatto sta che la scelta di Silvio Berlusconi aveva assunto i contorni forti di una provocazione nei confronti dei suoi alleati. Una inversione di marcia repentina, ma troppo destabilizzante per l’unità che sembrava essere stata appena ricucita per pensare che fosse avvenuta istintivamente e senza raziocinio.

Un piccolo flashback, per capire. Ieri c’era stata una riunione dei vice dei leader dell’opposizione (Giancarlo Giorgetti per la Lega, Ignazio La Russa per Fratelli d’Italia e Antonio Tajani per Forza Italia). Dopo più di due ore di discussione, i tre avevano deciso di affidare agli sherpa economici una rapida stesura di un “documento unitario con proposte comuni da presentare al governo”. Non c’era stato nemmeno il tempo di cominciarlo a scrivere che Berlusconi, lasciando di stucco anche molti dei suoi, ha deciso di rompere le fila. Probabilmente, qualcuno (Gianni Letta?) lo avrà fatto riflettere sulla necessità di giocare una partita sicuramente vincente nell’immediato, seppure in solitario, rispetto ad una futura e imprevedibile, insieme agli alleati. Perché la partita fosse vincente, è presto detto. Forza Italia potrà da oggi in poi far valere su un doppio tavolo la sua “responsabilità istituzionale”: da una parte, in effetti, potrà chiedere alla maggioranza di essere coinvolta nelle scelte cruciali dei prossimi mesi, fino al “semestre bianco” e anche oltre in direzione dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica; dall’altra, potrà presentarsi all’elettorato, quando sarà, come il partito difensore di liberi professionisti e autonomi, cioè delle categorie effettivamente dimenticate dalla maggioranza in sede di distribuzione dei “ristori” precedenti. Senza contare che, seppure di una maggioranza Ursula anche in Italia non se ne parli (e il presidente del Consiglio la temi addirittura), la “mossa del Cavaliere sarà stata sicuramente apprezzata nelle cancellerie occidentali.

La sua “riabilitazione” politica e morale è fatto ormai quasi compiuto. Inoltre, nella prossima partita, quella del Mes, il Cavaliere si troverà addirittura più in sintonia con l’Unione che non i Cinque Stelle (e di rimbalzo lo stesso Giuseppe Conte). Cosa può volere di più chi ha capito, prima dei propri alleati, che le partite nazionali (direi da sempre) si giocano anche a livello internazionale? Ma i colpi di scena non erano finiti. C’erano molti modi in cui potevano reagire gli altri due leader dell’opposizione, fra ripicche o dichiarazioni “di pancia”. La risposta è stata invece la più convincente: hanno seguito a ruota la decisione del Cavaliere, dando quasi l’impressione che il “colpo di mano” non fosse avvenuto. A mezza mattinata una conferenza stampa di Salvini, Meloni e Tajani) dava il “disco verde”. Alla fine, lo spostamento è passato all’unanimità, con solo sei astenuti. L’immagine vincente questa volta è sicuramente quella data dal Paese, che esce compatto davanti agli occhi dell’opinione pubblica non solo italiana. Ma è la vittoria di una battaglia, perché la guerra, invece, continua implacabile sugli altri fronti. Come è giusto che sia in democrazia, ove maggioranza e opposizione non possono confondersi se non nelle scelte di “sistema” quale per molti versi era appunto quella di stamattina.

Certo, il leader di Forza Italia si è intestato una battaglia in favore di commercianti e piccoli imprenditori, ma sempre nel campo dei “ristori” siamo. Necessari sicuramente, ma altrettanto sicuramente irrilevanti per la “ripartenza” dell’Italia. Non ci si potrebbe allora da questo momento in poi concentrarsi con costrutto, da parte di tutta l’opposizione, sulla redazione di un vero e dettagliato piano per la ripresa dell’Italia nel segno del benessere e della libertà? Forse sarebbe il modo migliore per acquistare credibilità e peso politico, non trovandosi poi con le armi spuntate il giorno in cui si dovesse ritornare al potere.

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