È l’artefice dell’accordo nucleare e tante altre trovate dei governi Obama in materia di politica internazionale. Vuole ridare agli Stati Uniti protagonismo sullo scacchiere globale e tra le sue priorità c’è la libertà dei cubani

“Sosteniamo il popolo cubano nella sua lotta per la libertà e ci facciamo eco delle richieste al governo cubano di rilasciare i manifestanti pacifici. Al popolo cubano deve essere consentito di esercitare il diritto universale alla libertà di espressione”. Con questo tweet, Jake Sullivan, ha messo in vista l’interesse dell’amministrazione americana sull’isola di Cuba.

Molto vicino all’élite diplomatica di Washington grazie al legame con Hillary Clinton, Sullivan è la mente dietro all’accordo nucleare con l’Iran, secondo molti siti di analisi e approfondimento degli Usa. Nel 2012, quando Hillary Clinton era segretaria di Stato incaricò Sullivan di seguire i negoziati segreti con Teheran. Ora è stato eletto scelto dal presidente eletto Joe Biden come consigliere per la politica estera – nel team di Antony Blinken- e ha come progetto ridare agli Stati Uniti lo status quo globale.

Nato a Burlington, Vermont, nel 1976, Sullivan è laureato all’Università di Yale e ha un curriculum che è cresciuto insieme all’establishment del Partito Democratico. Dal 2008 è stato a fianco a Hillary Clinton, Joe Biden e Barack Obama durante le campagne elettorali, sempre occupandosi dei dossier esteri. Nel 2016 era destinato a svolgere il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale di Clinton, ma non è arrivato alla Casa Bianca.

Alla fine del mandato di Obama il caso del nucleare iraniano sembrava risolto, ma con la decisione di Donald Trump di rompere l’intesa, la questione è tornata al centro dell’agenda americana. Per questo Sullivan ha detto di volere riprendere i termini dell’accordo siglato nel 2015, che includeva la fine delle sanzioni economiche contro gli iraniani.

La strategia del consigliere di Biden vuole concentrarsi sulla neutralizzazione dell’alleanza tra Cina, Russia, Cuba e Venezuela, “con qualsiasi mezzo possibile”. Secondo il sito 14ymedio, della blogger cubana Yoani Sánchez, Sullivan vuole avvicinarsi a Cuba, per esercitare più pressione contro il regime.

Lui però sarebbe meno convinto di chiudere le sanzioni contro il Venezuela, si legge sul sito: “Anzi, è contrario, perché vuole fare la fine di Nicolás Maduro e le sue idee su come farlo coincidono abbastanza con la strategia di Trump”.

In una conferenza al Hudson Institute nel 2019 ha detto che “una soluzione militare guidata dagli Stati Uniti è un rischio troppo grande, per cui gli Usa devono centrarsi su tutti gli strumenti non militari e questo significa duplicare le sanzioni e costruire una coalizione internazionale”.

Per il quotidiano The Washington Post, la stessa Hillary Clinton guarda Sullivan come futuro candidato alla Casa Bianca. Intanto, dovrà misurarsi con la sfida di gestire i grandi avversari degli Usa, dalla Cina a Cuba.

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