Il supervisory board della scuola di Politica “Vivere nella comunità” illustra la rassegna dedicata ai giovani under 40. “Aspiriamo a formare questi giovani che hanno già formazioni apicali e per loro immaginiamo percorsi indirizzati a rinforzare le istituzioni. Speriamo che vadano a lavorare in enti locali, ministeri. Alcuni di loro potranno andare a rafforzare le file delle forze politiche. O ancora, un modo per interconnettere il mondo pubblico con quello privato”

Il nuovo ceto dirigente passa dalla Scuola di Politica “Vivere nella Comunità”. Parola del presidente del supervisory board Paolo Boccardelli, direttore della Business School della Luiss, che insieme al fondatore Pellegrino Capaldo e al segretario generale Marcello Presicci ha lavorato alla creazione di questo prestigioso progetto formativo, totalmente apartitico e gratuito. La Scuola politica è composta da un corpo docenti di altissimo livello (qui tutti i docenti) tra cui spiccano professori universitari, amministratori delegati, presidenti di società, dirigenti della pubblica amministrazione, manager ed esperti professionisti.

Fra questi Sabino Cassese, Francesco Profumo, Bernardo Mattarella, Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo (la Banca è Main Sponsor della Scuola) Stefano Lucchini, chief institutional affairs and external communication officer Intesa Sanpaolo, ed esponenti di Ferrovie dello Stato, Ericsson, Banca d’Italia, Apco, Inwit, Aimuw, Cdp, Leonardo e – fra gli altri – i presidenti di Poste Italiane, Enel, Sace, Simest, Google e Compagnia di San Paolo.

Boccardelli a Formiche.net spiega, impostando un ragionamento di ampio spettro, il senso di organizzare una rassegna di questo prestigio dedicata agli under 40 già con una formazione di base piuttosto solida e strutturata. Muovendosi nell’alveo tracciato dalla illuminante Lectio Magistralis del Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, il docente parte da una serie di considerazioni che si articolano nell’ambito della società, della politica (nel senso più ampio del termine) e della formazione.

Tanto più che “la scuola ‘Vivere nella Comunità’ prevede un programma di formazione che tocca tutti gli aspetti della politica – spiega Boccardelli – . L’assetto istituzionale, il funzionamento delle istituzioni stesse, la democrazia e i partiti, il bilancio dello Stato, la comunicazione, gli aspetti legati alla sanità, all’educazione ed al ruolo sempre più centrale dell’economica e della finanza. Per far questo abbiamo scelto, come corpo docente, alcune fra le migliori figure del nostro Paese. Aspiriamo a formare questi giovani under 40 che hanno già formazioni apicali e per loro immaginiamo percorsi indirizzati a rinforzare le istituzioni. Speriamo che vadano a lavorare in enti locali, ministeri. Alcuni di loro potranno andare a rafforzare le file delle forze politiche. O ancora, un modo per interconnettere il mondo pubblico con quello privato”.

In buona sostanza, rispondere ai bisogni della società a 360 gradi. “Siamo sicuramente in una fase della società italiana in cui mancano le leadership costruite nel tempo da persone di grande cultura – analizza il cattedratico – . Ovvero quelle leadership formate da coloro che hanno partecipato alla stesura della Costituzione, coloro che hanno formato i loro allievi che hanno caratterizzato la politica e le forze democratiche del nostro Paese fino agli anni ’80”. Poi, il grande terremoto dell’inchiesta ‘Mani Pulite’ che ha brutalizzato il panorama politico del nostro Paese. “Con la tempesta di Tangentopoli – prosegue il docente – si è configurato uno scenario piuttosto diverso. Una sorta di reset che non ha lasciato lo spazio necessario alle organizzazione partitiche di proseguire il loro lavoro di formazione del ceto dirigente”.

È un fatto italiano, in definitiva. Ora però, ci troviamo dinnanzi ad una rivoluzione globale che però, secondo Boccardelli, affonda radici ben precedenti alla crisi pandemica. “Siamo entrati in una fase di una complessità molto superiore anche prima della pandemia – enuncia il docente – e faccio riferimento ai fenomeni afferenti alla globalizzazione, ad esempio”. Dal terrorismo, alla lotta fra culture e orientamenti religiosi. Dall’accesso alle fonti energetiche, passando per l’esplosione di Asia e Cina a cui va ad aggiungersi la rivalità con gli Stati Uniti che, da sempre, sono stati l’unico faro anche per l’Unione Europea. “Il vaso di Pandora – riprende – è stato l’11 settembre. Un evento che in qualche modo ha cambiato gli scenari mondiali”.

A questo si “è accompagnata la digitalizzazione e l’avanzamento tecnologico esponenziale”. Problematiche complesse, scenari mutevoli e concatenazioni di eventi che, per essere affrontati nel giusto modo, necessitano di una formazione multidisciplinare. Elemento che, dice il docente, ad oggi “le nostre scuole, a diversi livelli, non riescono a garantire”. “Anche nelle realtà di alta formazione – prosegue Boccardelli – si fatica a riconoscere il cambiamento. Nelle scuole si ha un atteggiamento ancora troppo focalizzato su competenze che non risolvono problemi complessi. In più, in Italia esiste un grosso gap legato all’incapacità del sistema di formare e selezionare la classe dirigente”.

Il sistema, insomma, “fatica a offrire le opportunità migliori ai talenti migliori: i processi di selezione non sono ovunque improntati alla selezione del merito. La competenza e il merito dovrebbero essere messi al centro della selezione”. Ma così evidentemente non è. E questa situazione ha la naturale conseguenza che, spesso, “i giovani faticano a riconoscere la relazione stretta tra impegno nello studio e successo lavorativo: l’ascensore sociale non è più improntato a questo modello”.

Per questo, il sistema universitario e il mondo del lavoro, di questi problemi “devono farsene carico”. “Occorre investire nella variabile critica della competitività, che è il capitale umano – chiude il docente – . Il tema dell’investimento verso l’università deve essere superato. Il futuro è legato alla nostra capacità di investire sul capitale umano, che parte dall’università”.

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