Pubblichiamo un estratto dell’intervento del ministro Lorenzo Guerini in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2020-2021 del Casd, contestuale all’avvio della sua riconfigurazione nella prima “Università della Difesa”

Attraverso un progetto strategico condiviso anche dal ministro dell’Università e della Ricerca e dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), il Centro alti studi per la Difesa (Casd) ha recentemente ottenuto dalla sinergia tra governo e Parlamento, l’accreditamento iniziale come “Scuola superiore a ordinamento speciale della Difesa”, diventando la prima istituzione formativa militare di livello universitario.

Si tratta di un risultato che penso possa essere definito “storico”, ma che rappresenta soltanto un punto di partenza al quale seguirà anche l’apertura di una Scuola di dottorato, in collaborazione con il mondo dell’Università, che contribuirà a fare di questo Centro sia un riferimento, in chiave interforze, per tutto il sistema formativo della Difesa, sia un foro privilegiato di dibattito, da mettere a disposizione della comunità nazionale. Un hub del pensiero strategico, nei settori della Sicurezza e della Difesa, che assume una rilevanza ancora maggiore, oggi, alla luce della situazione emergenziale che stiamo vivendo e delle sfide che si profilano per il futuro.

La gestione dell’emergenza connessa al Covid-19 rappresenta una sfida senza precedenti per il nostro Paese, che ha visto la Difesa costantemente in prima linea e da cui abbiamo tratto insegnamenti che non possiamo ignorare. In tale contesto è emerso il valore aggiunto che la nostra Difesa ha saputo esprimere. Le nostre Forze armate con la loro specificità, formate e addestrate a operare in situazioni di crisi, hanno agito con rapidità ed efficacia, in perfetta sinergia con le altre amministrazioni, in primo luogo con la Protezione civile e con tutte quelle che insistono sul territorio.

Lo abbiamo fatto sin dai primi giorni dell’insorgenza della pandemia, mettendo a disposizione strutture militari per la sorveglianza sanitaria e centinaia di medici ed infermieri militari, fornendo un robusto sostegno logistico, garantendo il controllo del territorio, effettuando trasporti terrestri ed aerei in bio-contenimento. Lo stiamo facendo; cito a titolo di esempio l’avvio della operazione “Igea”, con la quale stiamo fornendo la disponibilità di assetti della Sanità militare per incrementare la capacità giornaliera del Paese di effettuare tamponi attraverso l’impiego di 1.400 militari e l’allestimento di 200 postazioni “drive through” nelle principali città italiane. Continueremo a farlo visto che, purtroppo, siamo ancora in emergenza, per rispondere alle necessità e ai bisogni del Paese con una presenza continua e costante, al servizio dei cittadini.

E vorrei pertanto cogliere anche questa occasione per ringraziare tutti gli uomini e le donne della Difesa che, da marzo scorso, stanno lavorando senza risparmio di energie, con orgoglio e grande umanità. A tutti loro desidero rivolgere il grazie più sentito da parte del Governo e di tutti gli italiani. Credo che oggi l’impatto della pandemia abbia contribuito a rendere pienamente comprensibile il perché la Difesa rappresenti una risorsa preziosa per il nostro Paese e come, in tal senso, sia nell’interesse di tutti sostenere il cammino di formazione e addestramento delle nostre donne e dei nostri uomini, dell’adeguamento e dell’ammodernamento del nostro strumento militare, in termini di avanguardia tecnologica, interoperabilità, digitalizzazione, ambiti operativi.

Senza dimenticare l’impulso all’indispensabile azione di rilancio di cui il sistema-Paese ha fortemente bisogno, valorizzando pienamente l’intero potenziale esprimibile dall’Industria della Difesa, quale precursore della ripresa, conciliando al meglio le esigenze di rinnovamento delle Forze armate con le necessità complessive dell’industria nazionale. Abbiamo perseguito questi obiettivi anche attraverso il Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2020-2022, presentato di recente in Parlamento, che con 40 programmi di ammodernamento per il prossimo triennio, e un volume di investimento superiore a 5 miliardi di euro per ciascun anno, oltre a rappresentare un significativo passo avanti in tema di certezza e continuità dei finanziamenti destinati alla Difesa, riconosce il valore strategico e propulsivo per l’economia nazionale degli investimenti nel settore, peraltro in un momento storico in cui bisogna superare al più presto i contraccolpi economici causati dalla pandemia.

D’altronde, lo shock causato dal Covid, per quanto di rilevanza assoluta, è soltanto uno dei fattori che oggi contribuiscono a rendere ancor più complicato un quadro di riferimento internazionale di per sé già particolarmente impegnativo, per le minacce alla stabilità e alla sicurezza che continuano ad essere presenti in molte aree del mondo. Il futuro continuerà a vedere il nostro Paese sempre più impegnato al di fuori dei confini nazionali, in particolar modo nell’area del Mediterraneo allargato, in cui si colloca, da un lato il tema della fondamentale tutela dei nostri interessi nazionali e, dall’altro, del nostro tradizionale ruolo di Paese dialogante con tutti gli attori della Regione.

In questo scenario, l’Italia continuerà a operare in coerenza con le alleanze e le organizzazioni internazionali di riferimento, all’interno delle quali la posizione europeista e la vocazione transatlantica rivestono un ruolo imprescindibile e indissolubile, fondate sulla storia, sulla condivisione di valori, sulla cultura e sui legami umani tra Paesi che hanno scelto lo Stato di diritto e la tutela delle libertà individuali come valori fondanti.

Se la Difesa è stata in grado di fornire un contributo significativo alla gestione dell’emergenza Covid, ciò è dovuto al fatto che lo strumento militare è in possesso di capacità uniche, che si sono dimostrate cruciali anche per supportare la società civile. In altri termini, le indispensabili capacità di cui le Forze armate devono poter disporre, per assolvere i loro compiti e, in particolare, la loro missione primaria, cioè la difesa dello Stato, si sono confermate essenziali anche per esprimere quella prontezza di intervento e quei livelli di efficienza operativa, che sono decisivi per affrontare ogni tipo di crisi. Dobbiamo pertanto proseguire nel rafforzamento delle peculiari capacità che la Difesa è in grado di esprimere in tali situazioni.

Questa è la principale e più significativa lezione che abbiamo tratto dal nostro coinvolgimento nell’emergenza Covid. Sono consapevole che la necessità di superare le gravi conseguenze economiche e sociali prodotte dalla pandemia Covid-19 rischia di rendere non pienamente comprensibili, agli occhi della pubblica opinione, le esigenze e le priorità di modernizzazione della Difesa. Soprattutto in questo momento, rinnovo quindi l’invito ad allargare il dibattito sulla Difesa, per far comprendere meglio ai nostri concittadini che la nostra sicurezza poggia anche sull’operatività delle Forze armate e che nel vantaggio tecnologico e nell’industria della Difesa c’è un pezzo rilevante della nostra sovranità.

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