Fabrizio Cicchitto, presidente di Riformismo e libertà, commenta l’effetto Biden su Italia ed Europa. “Berlusconi sa che senza liberali e moderati il centrodestra non va da nessuna parte. Invece Salvini, schiacciato su Trump e su posizioni euroscettiche, ora è in grande difficoltà”

“La vittoria di Joe Biden è prima di tutto la sconfitta di Donald Trump”, ragiona con Formiche.net Fabrizio Cicchitto, presidente di Riformismo e Libertà dopo molti anni in Parlamento nelle fila del centrodestra.

Una sconfitta che sembra aver avuto ripercussioni anche sul centrodestra italiano a giudicare dalle ultime vicende. Basti pensare ai tre deputati di Forza Italia passati con la Lega e alla questione Mediaset.

Salvini è un paradosso totale: è passato da una posizione totalmente filoputiniana, arrivando a dire di preferire la Russia ad alcuni Paesi europei, a sfoggiare la mascherina pro Trump. Ormai non è credibile né per i russi né per gli americani. E ora, schiacciato su Trump e su posizioni euroscettiche, si trova in situazione di notevole difficoltà. Da una parte è venuto meno un punto di riferimento fondamentale per il sovranismo italiano ed europeo, dall’altra Salvini e i suoi dioscuri Claudio Borghi e Alberto Bagnai fingono di non ricordare che già oggi l’Italia viene salvata dall’Europa attraverso la Banca centrale europea. Ma non è l’unico problema per lui.

C’è dell’altro?

L’operazione politica di Salvini è stata eversiva rispetto alla vecchia Lega Nord, con il passaggio dal secessionismo al sovranismo. La Lega nazionale è una raccolta di fuoriusciti da Forza Italia e Alleanza nazionale messi assieme e trainati, durante una certa fase, dalla forza mediatica di Salvini che ha cavalcato la questione immigrazione. Ma questa roba tiene poco in questa fase. E se la Lega ha perso, è perché ha perso al Centro Sud. C’è l’altra faccia della medaglia poi.

Ossia?

L’elettorato della Lega nelle Regioni del Nord è composto per lo più da piccole e medie imprese e dai loro operai, che sono legati all’industria europea. In particolare a quella tedesca. E certa retorica contro l’euro e sulla Bce non funziona con chi scommette sull’Europa e sul sostegno che arriverà da Bruxelles per la ripresa. È una questione su cui Giancarlo Giorgetti sta cercando di dare segnali.

E Berlusconi?

Non è un caso che abbia ripreso fiato. Ha tanti pregi e tanti difetti. Ma in questo momento, in cui si passa da Trump a Biden, coglie subito il cambio di fase. Va detto però che ha due handicap: nel 2013 ha scelto l’ala estremista di Forza Italia provocando una successione politica (più che elettorale) e ha dato spazio, andando a zig-zag, a chi estremista lo è davvero come Salvini e Meloni. L’altro punto è Mediaset: i suoi talk show sono tutti sulla linea di Salvini.

Come legge le ultime mosse di Berlusconi?

In parte Berlusconi ha colto i nodi. Ha capito che senza liberali e moderati il centrodestra non va da nessuna parte. Ora sta facendo un tentativo, ha fiutato che c’è questa questione in Italia: esiste, sia nel centrodestra sia nel centrodestra, una dimensione liberale e moderata che non trova espressione politica nel Partito democratico e nel Movimento 5 stelle ma neppure nella Lega e in Fratelli d’Italia. Tant’è che Giorgia Meloni rimane su posizioni meno avventuriste di Salvini, addirittura cerca di mediare tra i due.

Un cambiamento legato al passaggio da Trump a Biden, ha detto. Con questo nuovo presidente gli Stati Uniti potrebbero interessarsi di più all’Italia?

Probabilmente sì. Dal 2013 al 2018 sono stato presidente della commissione Esteri della Camera. E da lì ho potuto notare, con l’avvento di Trump, un importante calo dell’interlocuzione americana, probabilmente determinata dalla crisi di professionalità. Con Biden è possibile che ci sia un aumento di interventismo sulla base del multilateralismo.

E in chiave europea, invece?

Non c’è dubbio che con Biden il rapporto sarà migliore rispetto a quello che è stato tra l’Europa e Trump, che scommetteva sui sovranisti per buttare tutto per aria e litigava con la Germania al punto da ordinare il ritiro delle truppe. Il nuovo presidente riallaccerà i rapporti con l’Europa. Con la Cina, invece, rimarrà la conflittualità ma cercherà di affrontarla riallacciando i rapporti con Corea del Sud, Giappone e Australia, Paesi che sono sempre stati con l’Occidente ma che hanno appena aderito al Regional Comprehensive Economic Partnership: l’Asia-Pacifico per Trump è stato una vera disfatta, a differenza del Medioriente. Con Biden rientreranno in campo il multilateralismo, la professionalità della politica e il Deep State, ossia quelle strutture americane che Trump s’era messo sotto i piedi in un velleitarismo con elementi di avventurismo. Ma il fatto è che adesso i problemi ce li ha l’Europa. La palla è nel campo di Bruxelles, basti pensare alle vicende recenti che riguardano Polonia e Ungheria.

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