Le coloratissime e ormai leggendarie scarpe da ginnastica della nota catena della grande distribuzione sono state sapientemente trasformate in oggetto di culto. Ecco perché. Il commento di Fulvio Giuliani

Inchiniamoci davanti al genio. Sì, perché qualsiasi cosa possano dire benpensanti e cinici di professione, la Lidl ha messo in piedi un’operazione di marketing meravigliosa, capace di durare mesi in tutta Europa. Oltretutto, spendendo relativamente poco.

Le coloratissime e ormai leggendarie scarpe da ginnastica della nota catena della grande distribuzione sono state sapientemente trasformate in oggetto di culto. Come? Il fenomeno è un efficacissimo e istruttivo mix di antiche regole e intelligente sfruttamento dei new media. Prendi un oggetto assolutamente comune e di fattura, ci sia permesso dirlo con il massimo rispetto, appena sufficiente, prepara un’efficacissima campagna di engagement social e ricorri a un trucco vecchio come il mondo: metterne a disposizione un numero limitatissimo di pezzi.

Diventando quasi subito introvabili, le sneaker da 12,99 €, vistose, allegre, trasversali per età e funzione, si tramutano istantaneamente da brutto anatroccolo in cigno. Ecco servito il perfetto oggetto di desiderio virale. Una volta ai piedi di pochissime persone, è stato sufficiente innescare la caccia via social, per mettersi comodi e gustarsi il successo travolgente.

Le scarpe Lidl sono appena sbarcate anche in Italia, replicando esattamente il fenomeno di altri paesi europei, che in estate avevano già visto schizzare alle stelle le quotazioni online. Con un hype del genere, del resto, non si deve far altro che replicare il meccanismo mercato dopo mercato.

Stiamo parlando delle scarpe, ma come dimenticare le leggendarie ciabatte e i calzini di spugna bianchi, sempre griffati Lidl. Da orridi oggetti da collezione per vacanzieri tedeschi in Riviera romagnola degli anni 70, sono risorti a nuova vita, grazie a una stessa campagna di rara intelligenza e furbizia.

C’è chi sostiene che il tutto sia nato casualmente, mi permetto di avere molti dubbi, considerato il ripetersi del suddetto schema di distribuzione mirata e soprattutto limitata di pezzi. È un fatto, comunque, che della Lidl non si sia mai parlato così e che, fenomeno ancora più rilevante, il brand abbia sfondato in poche ore in fasce di potenziali clienti che fino a ieri mai si sarebbero accostati ai punti vendita della catena.

Ignoriamo pure i soliti moralisti, secondo cui la vicenda Lidl è l’ennesima prova della deriva social della nostra comunità, proviamo a vederla in modo diverso. Questo incredibile successo ricorda a noi tutti (aziende e singoli individui) che nulla è impossibile, anche farsi pagare dai social una gigantesca campagna pubblicitaria investendo poco o nulla. Si possono interpretare i nostri tempi, insomma, garantendo lavoro e sviluppo.

In questo modo, magari, non faremo le scarpe al futuro.

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