Adattarsi è nella natura umana. Rinchiudersi è la nostra morte, seppure possa sembrarci al momento come un rimedio. Stando chiusi perderemmo i rapporti sociali, l’intraprendenza, la capacità di innovare, e quindi di risolvere problemi complessi. L’analisi di Pietro Paganini

Il Covid-19 è ormai pandemico. È qui per restare come la maggior parte dei virus che hanno portato pandemie (fake eccezioni sono poche, tra queste il Vaiolo). Ci dobbiamo perciò adattare ed abituare alla sua presenza se vogliamo sopravvivere come specie. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo, ma occorre tempo. Dobbiamo pazientare prima che uno o più vaccini siano accessibili a ciascuno di noi e ai restanti 7,6 miliardi di cittadini del pianeta.

Nel frattempo facciamo tesoro di quanto abbiamo imparato che

1) il distanziamento individuale, le mascherine, i disinfettanti, un comportamento accorto, e più in generale qualsiasi forma di prevenzione della trasmissione sono lo strumento che funziona meglio;

2) l’immunità di gregge no, invece

3) si stanno scoprendo e testando terapie sempre migliori per curare, e in alcuni casi per prevenire (ma qui occorre molto tempo prima di disporne); seppure la violenza del Covid-19 sia inferiore a quella di altri virus (Ebola, Mers) la sua capacità di diffondersi lo rende pericolosissimo, per cui occorre un sistema sanitario in grado di assorbire i pazienti.

Il così detto lockdown è uno strumento utile, ma non risolve il problema: non possiamo restare rinchiusi per sempre, infatti. Il virus da qualche parte del globo continuerà ad esistere pronto a diffondersi nuovamente.

Nella prima fase della pandemia, la fase dell’ignoranza, il lockdown era giustificato. Ne abbiamo beneficiato: il costo economico e sociale che pagheremo nel tempo è stato assorbito dalla riduzione delle infezioni (poteva essere più breve ma è inutile discuterne ora).

Siamo però, entrati da diverso tempo nella fase della consapevolezza: chiudere non porterà benefici, semmai ci illuderà. Non possiamo restare chiusi in attesa del vaccino. La chiusura ridurrà le infezioni, ma non le eliminerà. Nel villaggio globale il virus è ormai pandemico. Nel frattempo il conto economico e sociale avrà causato danni che avranno conseguenze gravissime.

Allora come oggi, la chiusura non è stata accompagnata dagli interventi necessari per limitarne l’uso (incremento posti in terapia intensiva, miglioramento dei trasporti, tracciamento, etc.).
Peggio, la chiusura è maturata nello spirito del paternalismo religioso ed ideologico tipico della nostra cultura, ma anche di gran parte dell’Europa continentale. Non si è coltivata la responsabilità individuale dei cittadini rispetto al problema del virus.

I cittadini stanno scappando dal virus, evitando di conviverci con l’adattarsi al cambiamento. Se siamo arrivati fino a qui come umanità è perché siamo stati capaci di adattarci. Rinunciare al nostro carattere di esseri sociali, laboriosi, mobili, ci arrecherà solo danni.

Per conviverci è necessario essere responsabili, cioè rispondere alla minaccia del virus con gli strumenti che abbiamo. Per farlo però, dobbiamo conoscere la natura del virus e gli strumenti che ci sono. L’atteggiamento totalitario di chi stabilisce le regole considerando noi cittadini dei sudditi è controproducente. Lo è sempre ma soprattutto oggi che dar fronte al Covid19 richiede a resposanbilità individuale.

Al governo e soprattutto ai burocrati che studiano il fenomeno e scrivono le leggi chiediamo di essere:

1) più aperti a tutti gli aspetti sociali, e quindi non solo a quelli dell’organizzazione sanitaria. Stupisce che il Cts sia sprovvisto di medici praticanti, e di cittadini con competenze nelle discipline che riguardano la nostra vita di tutti i giorni;

2) più evidenze scientifiche divulgate con semplicità per potenziare la conoscenza individuale (fare una campagna pubblicitaria mirata);

3) più trasparenza: spiegare la ragione delle decisioni e coinvolgere la responsabilità di noi cittadini;

4) meno paternalismo per potenziare il ruolo dei cittadini responsabili; (v) comunicazione in specie tv meno ridondante e ufficiale: girano troppe voci, documenti, ipotesi e teorie senza evidenze scientifiche.

Se noi cittadini fossimo più consapevoli e responsabili in un contesto di regole trasparenti, semplici, e applicate, saremmo in grado di limitare le chiusure e la riduzione delle libertà.
Di fatto si impone ai cittadini di restare chiusi e a casa dopo le ore 18 senza aver mai spiegato ufficialmente il problema. Ma ci si lascia girare fino alle 18 con la medesima scarsa consapevolezza. Così facendo un lockdown totale è inevitabile (anche se l’esito non sarà quello di eliminare del tutto il Covid-19).

Puntando sul maturare in ogni cittadino la consapevolezza e la responsabilità, in questa fase saremmo in grado di muoverci e operare più liberamente, però adattando i nostri comportamenti alle necessità.

Adattarsi è nella natura umana. Rinchiudersi è la nostra morte, seppure possa sembrarci al momento come un rimedio. Stando chiusi perderemmo i rapporti sociali, l’intraprendenza, la capacità di innovare, e quindi di risolvere problemi complessi, cioè ciò che ci ha portato fino ad oggi.

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