Tre motivi per cui la cosiddetta Legge di Bilancio 2021 appare ancora molto opaca. Il commento di Alessandra Servidori

La cosiddetto Legge di Bilancio 2021 appare ancora molto opaca. Comunque tra i vari capitoli di spesa se ne ravvedono almeno 3 che gridano vendetta. Non aspettiamo il testo definitivo perché sappiamo che non c’è nessun emendamento che ne modifichi la stesura e dunque già approvati. I 3 capitoli riguardano “L’imprenditorialità femminile”, il secondo un capitolo per “Esigenze del parlamento” e il terzo il Fondo per i caregiver.

Nel primo è previsto un Fondo a sostegno dell’impresa femminile, presso il Mise, con dotazione di 20 milioni per il 2021 e 2022 per iniziative imprenditoriali e di azioni di promozione dei valori dell’imprenditoria tra la popolazione femminile. L’obiettivo prioritario è – spiega la Relazione illustrativa che lo definisce nuovo – definire un insieme di strumenti capaci di intervenire su profili quali la nascita di imprese, l’assistenza all’attività imprenditoriale, uno specifico supporto alle start-up ad elevato contenuto tecnologico, una diffusione alle azioni condotte a livello regionale.

Ma noi sappiamo bene che il Fondo aggiuntivo non è di nuova istituzione e non di garanzia, fu adottato dall’allora ministro Fornero con sempre la dotazione di 20 milioni già nel 2013. Fu infatti la Legge 215 /92 per le azioni positive all’interno della quale era già previsto il finanziamento per l’imprenditoria femminile, ma con agevolazioni e criteri di facilitazioni per accedere a fondi bancari. Una legge che ha subito degli stop&go vari e dunque non rifinanziata. Nel 2013 Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Fornero e il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera hanno sottoscritto un accordo per la costituzione di una sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia dello Stato dedicata all’imprenditoria femminile, una delle componenti più dinamiche del sistema produttivo con un aumento di imprese, e un incremento della base imprenditoriale.

La nuova sezione del fondo, finanziata con 20 milioni di euro messi a disposizione in quota paritaria dalla presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le Pari Opportunità e da risorse del Fondo stesso, permise alle piccole e medie imprese in rosa di accedere con maggiore facilità e a condizioni di favore a 300 milioni di euro di credito garantito.

Il problema però allora come oggi che sono le donne imprenditrici titolari dell’accesso al Fondo ma di solito dietro di loro poi spuntano i famigliari. E va bene, ma non si dica che è di nuova istituzione e che è per le donne imprenditrici. E’ tutto qui l’intervento per sostenere l’occupazione femminile già massacrata dal Covid? , e si dice che sono previsti sgravi per l’assunzione femminile per i prossimi 3 anni ? Ma quando salterà il divieto di licenziamento le donne saranno le prime ad essere lasciate a casa!

Il Secondo capitolo di spesa riguarda l’art 195 e la voce è “Esigenze del parlamento”. La questione l’ha messa in evidenza Carolina Pellegrini docente di politiche del lavoro che me l’ha sottoposta, alla quale va il merito di renderla pubblica. La Bozza prevede “ ART. 195.(Esigenze Parlamento) 1. Il Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n.190, è incrementato di 800 milioni di euro per l’anno 2021 e 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022″. Per capire qualcosa, bisogna vedere cosa dice la legge 190 del 2014.

Questo il testo: “comma 190. Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle Finanze è istituito un Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione, con la dotazione di 27 milioni di euro per l’anno 2015 e di 25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016. Il Fondo è ripartito annualmente con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio”. Traduciamo questa legge in modo comprensibile a tutti: un Fondo istituito con una piccola somma per far fronte ad esigenze indifferibili e impreviste del governo, diventa un fondo di più di un miliardo per non precisate esigenze del Parlamento .Ma dato che il Parlamento ha già tutte le proprie spese coperte, questi soldi saranno a disposizione dei parlamentari: per farne cosa? Questa è la trasparenza di piddini e grillini e questo è quello che pensano mentre il Paese è in ginocchio e soprattutto dopo aver tagliato il numero dei parlamentari adducendo un risparmio dei costi.

Terzo capitolo di risorse : Sono spariti dei soldi destinati ai caregivers familiari e quelli rimasti sono stati distratti dalle finalità di legge: anziché andare direttamente ai circa 500mila familiari che quotidianamente assistono i propri conviventi con disabilità, andranno alle regioni. Brutta storia in tempi normali, storia bruttissima in epoca di pandemia. Riassumo.

Una legge del 2017 riconosce la figura giuridica del caregiver familiare e istituisce un fondo, che in tre anni arriva a 70 milioni di euro, per sostenere direttamente il valore sociale ed economico del lavoro di cura che svolgono, e che se non svolgessero ricadrebbe sullo Stato con costi ben più alti. In mancanza, però, di una legge che stabilisca formalmente chi sono i caregiver familiari, quei soldi non sono mai stati attribuiti.

Nel suo secondo governo, il premier Conte ha tenuto per sè la delega per le disabilità, ma ha attribuito al ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, quella per spendere i soli del fondo. Il guaio è che, assieme alla collega del Lavoro, Nunzia Catalfo, Bonetti ha compiuto alcuni errori gravi: ha individuato come destinatari di quei fondi i caregiver familiari di persone con “disabilità gravissime”, fattispecie discriminatoria e giuridicamente inesistente; ha limitato il sostegno economico ai soli caregiver “di coloro che non hanno avuto accesso alle strutture residenziali a causa delle disposizioni normative emergenziali” oltre che di una non meglio precisata misura di “ricongiungimento”; ha annunciato che un fondo di “68,314662 milioni” verrà ripartito tra le regioni affinché lo destinino chissà come, si presume attraverso delle cooperative, ai caregiver. Perché alle regioni? Perché si limita la platea dei caregiver? Perché non si rispetta la legge del 2017? Che fine hanno fatto gli 1,685339 milioni di euro che mancano all’appello? E la vita e la dignità di quei familiari che non hanno nemmeno avuto il riconoscimento del diritto al bonus di 600 euro erogati alle categorie colpite dalla pandemia? Ma che razza di legge truffa è a danno dei più deboli ?

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