“L’accresciuto capitale civico ha consentito di incrementare le misure per contenere il Covid ed utilizzarle al meglio”. Ecco cosa ha detto il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri al web talk organizzato da Task Force Italia “Rilanciare il potenziale dell’Italia”, intervistato da Valerio De Luca

La pandemia ha messo in evidenza luci ed ombre del nostro sistema sanitario e del sistema Paese in genere. Quali sono le priorità più cogenti in questa fase 2 della Pandemia e come le stiamo affrontando? E ancora, l’arrivo del vaccino per il Covid-19 riaccende la speranza di superare la pandemia, come si articolerà il piano di somministrazione e quando raggiungeremo l’immunità di gregge? A queste e ad altre domande ha risposto Pierpaolo Sileri, vice ministro della Sanità intervistato ieri da Valerio De Luca, presidente di Task Force Italia.

Al web talk organizzato da Task Force Italia, in partnership con l’Accademia Internazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale (Aises), Universal Trust e Global Investors Alliance, e coordinato da Daniela Delledonne, general manager Becton Dickinson Italy & Greece e vice presidente Confindustria Dispositivi Medici, sono intervenuti i componenti di Task Force Italia, Dina Ravera, vice presidente di Task Force Italia; Elena Bottinelli, ceo di Irccs Ospedale San Raffaele; Simona Comandè, presidente e Ceo Philips, Italia, Israele e Grecia.

LUCI ED OMBRE DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE

“La pandemia ha messo sicuramente in evidenza luci ed ombre del sistema sanitario, ma erano luci ed ombre preesistenti e segnalate dagli addetti al settore in passato, da pazienti, medici, infermieri e a monte dall’industria”, ha detto Pierpaolo Sileri, sollecitato da Valerio De Luca. Il vice ministro ha spiegato come da un lato si parli di una sanità un po’ troppo “ospedale-centrica”, ma dall’altro i posti e il personale degli ospedali siano stati in gran parte tagliati. “Eravamo carenti di personale sanitario e lo siamo tutt’ora, nonostante il numero importante di assunzioni fatte. E soprattutto il personale deve essere formato attentamente e polarizzato, è necessario aumentare il senso di appartenenza verso il Ssn”, ha aggiunto.

Sileri ha rilevato un altro dato preoccupante nella scarsa attenzione di fronte al territorio e nella carenza di strutture e infrastrutture tra cui la digitalizzazione e i meccanismi di comunicazione tra centro e periferie. I problemi quindi riguardano il personale, le strutture, l’investimento tecnologico ma a monte di tutto questo la formazione e la ricerca. “Gli investimenti in sanità sono stati pochi e quei pochi che sono arrivati, che in alcune aree potevano essere sufficienti, in alcuni casi sono stati usati male: perché non vi era l’organizzazione strutturale per far sì che il processo fosse non solo sostenibile ma virtuoso”.

PRIORITÀ E ANALISI DELLE MISURE PRESE PER AFFRONTARE LA SECONDA ONDATA

Il vice ministro ha analizzato l’efficacia delle misure prese dal governo per far fronte alla seconda ondata del virus: “abbiamo fatto quello che potevamo fare al meglio, ma il Ssn in realtà è un servizio sanitario regionale con estreme differenze, necessariamente qualcosa dovrà essere rivisto. Ora dobbiamo supportare le Regioni, dare voce alle loro richieste e andare avanti con una decisione politica forte che è quella rinvenuta all’interno dell’ultimo Dpcm con restrizioni valide per tutta l’Italia e ad hoc laddove la situazione epidemiologica dimostri che il virus va fuori controllo a livello di sovraccarico del sistema sanitario nazionale.”
Secondo Pierpaolo Sileri, in attesa che arrivi il vaccino, le misure prese sono vincenti e nel frattempo è necessario rafforzare il servizio territoriale e potenziare ospedali e servizi. Tuttavia, oltre al potenziamento dei fondi, è auspicabile che la struttura che riceve i fondi cambi atteggiamento rispetto al passato con una revisione anche locale di modelli di controllo delle spese in ospedale.

“È necessario prendere un modello virtuoso, come ad esempio quello del Veneto e dell’Emilia Romagna, e copiarlo ma con una guida centrale forte, con modelli di controllo delle spese ospedaliere. La struttura che riceve fondi deve saperli utilizzare al meglio”.

RECOVERY FUND, INTERVENTI E PROSPETTIVE

Il Recovery Fund e i fondi stanziati dall’Europa dovrebbero aiutarci anche a ristrutturare il nostro sistema sanitario e una rete sanitaria nazionale, il vice ministro ha rilevato gli interventi più urgenti.
Sileri ha sottolineato come il Recovery Fund sia un’occasione unica che il paese dovrebbe sfruttare per investire in tutti i progetti che prevedono un ammodernamento tecnologico, sul territorio e nelle risorse umane, nella formazione verso gli operatori del Ssn, con un progetto che permetta di dare una continuità alla sanità. “Il malato non è solo chi ha la malattia ma anche tutto ciò che ha intorno, ad esempio la famiglia. Non dimentichiamo l’industria, non si può pensare a una sanità in crescita, in evoluzione, senza l’industria: tutti i risultati che noi oggi otteniamo sono legati ai prodotti che l’industria ci fornisce. Dietro l’industria che lavora ci sono ricerche e brevetti, che devono essere valorizzati in Italia e a quel punto andrà costituita una scatola all’interno del Ministero simile all’Aifa, che possa regolamentare e aiutare tutti coloro che lavorano dietro ai dispostivi medici”.

IL PIANO PER LA SOMMINISTRAZIONE DEL VACCINO

Negli ultimi tempi l’arrivo del vaccino per il Covid è al centro del dibattito in Italia e all’estero. In particolare, si analizzano i tempi della sua produzione e i protocolli di somministrazione.
“Il vaccino è stato prodotto velocemente, ma quando lo avremo sarà sicuro – ha sottolineato Pierpaolo Sileri. I processi sono stati molto più rapidi e questo perché alcuni passaggi sono stati più semplici rispetto al solito: ad esempio gli investimenti a monte che hanno consentito un boom della velocità, la tecnologia di produzione dei vaccini è antecedente in confronto al virus Sars, il processo è stato reso più facile anche grazie al fatto che i volontari sono stati tanti e trovati in fretta. E la stessa velocità è stata data anche dagli enti regolatori che hanno subito analizzato i dati”.

Per quanto riguarda l’aspetto della logistica, al momento il vice ministro ha ricordato che non hanno ancora ricevuto la certificazione dell’ente regolatorio, inoltre le dosi di vaccino sulle quali vige un diritto di prelazione sono di circa il 13,5% per l’Italia. Ci sarà una progressività nelle dosi di vaccino e nei protagonisti dello stesso. “Dovremo essere pronti a vaccinare 1000 persone in poche ore, serviranno siringhe (nel piano Arcuri è stato fatto il bando), ci sono anche procedure di joint procurement da parte dell’Ue, è un problema similare per tutta l’Europa. Il Piano verrà fornito dalle Regioni con delle indicazioni specifiche. Il vaccino arriverà realisticamente intorno a gennaio”. Chi sarà necessario vaccinare? Sicuramente almeno il 70% della popolazione, partendo proprio dalla popolazione a rischio: gli anziani dovranno per primi essere protetti, così come il personale sanitario. Questa progressività si estenderà su tutto il 2021.

“Le persone hanno imparato progressivamente a difendersi dal virus e questo è un patrimonio che sta salvando l’Italia da una progressione della seconda ondata che sembrava drammatica e che invece sembra ora si stia contenendo. Il capitale civico è fatto dai singoli, dagli operatori sanitari ma anche dai cittadini in questo momento arruolati nel Ssn che con le norme che seguono stanno facendo il loro compito salvando anche loro qualche vita umana impedendo trasmissione virus. Il capitale civico è quindi fondamentale” ha affermato Pierpaolo Sileri.

ISTITUTO DI RICOVERO E CURA A LIVELLO SCIENTIFICO (IRCCS)

Elena Bottinelli, Ceo di Irccs Ospedale San Raffaele, è intervenuta sottolineando il ruolo di eccellenza nazionale e modello unico sul panorama europeo dell’Irccs: una rete di ospedali che fanno clinica e ricerca di ottimo livello. E – dice – “dovrebbero essere maggiormente utilizzati per sperimentare nuovi modelli organizzativi”. Un altro stimolo riguarda la ricerca e la necessità di portare al letto del paziente quello che da un’idea diventa un prodotto, spingendo l’intera filiera per sviluppare sul territorio nazionale le idee che partono dagli ospedali e dai centri di ricerca.

In questo modo riusciremo sicuramente a portare investimenti di capitali ed essere un motore di sviluppo per l’intera nazione. Mancano i fondi, ma allo stesso tempo anche la riduzione della burocrazia è necessaria. Ma – si chiede – il nostro mondo dell’innovazione non è troppo frammentato? Oggi l’innovazione in capo a diversi ministeri può essere un ostacolo che abbiamo l’opportunità di affrontare con i fondi in arrivo.

L’IMPORTANZA DELLA DIGITALIZZAZIONE

Simona Comandè, Presidente e CEO Philips S.p.A., Italia, Israele e Grecia, ha approfondito il tema della digitalizzazione e ha rilevato un necessario approfondimento dal lato delle aziende per poter fare un passo ulteriore. Il Recovery Fund può rappresentare un’opportunità da far fruttare per portare il sistema sanitario ad una digitalizzazione. “Quando parliamo di digitalizzazione stiamo dando la possibilità di curare i pazienti a domicilio e connettere chi è intorno al paziente”.

E ancora, sui fondi in arrivo “le Regioni riceveranno dei fondi da indirizzare sul digitale, il rischio sta in un eventuale frammentazione dell’investimento. Per questo è necessaria una standardizzazione delle linee guida con un piano organico affinché la cabina centrale del Governo dia un’indicazione alle Regioni sulle priorità di investimento nel digitale” ha sottolineato.

Tutto questo, secondo Simona Comandè, si lega anche alla sostenibilità, non solo in termini di risorse, investire per essere sempre più green, ma serve una forte spinta a incentivare le aziende che investono in innovazione sostenibile per far fare un ulteriore step all’Italia.

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