Le multinazionali dell’industria farmaceutica sono cattive? in questo momento di pandemia hanno scatenato un sentimento dicotomico. Da una parte sono state accusate di aver creato in laboratorio il virus e di averlo lasciato “scappare”, per poi venderci un vaccino che lo debellasse; dall’altra tutti noi pendiamo dalle labbra di Pfizer e Biontech, per sapere quando sarà disponibile il vaccino che ci libererà dalla piaga del Covid-19.

Ne abbiamo parlato con Stefano Romandini per la rubrica di Telos A&S Lobby Non Olet. Guarda l’intervista. Romandini è un manager che si occupa di Market Access e Public Affairs, con una lunga esperienza proprio nel settore industriale tra i meno amati dai detrattori delle multinazionali.

Il manager sottolinea come la collaborazione delle istituzioni con le aziende – anche quelle del farmaco – non sia affatto una bestemmia, ma una pratica indispensabile e auspicabile: “Credo che la recente pandemia abbia dimostrato che il sistema regge solamente se c’è una grande volontà da parte di tutti gli attori di lavorare insieme. Mi riferisco agli esempi in cui si sono superati gli ostacoli attraverso la collaborazione con le aziende che, 24 ore al giorno, si sono messe a produrre mascherine o altri dispositivi. È evidente che, se si interpretano le industrie produttrici di tecnologie sanitarie solamente come fornitrici di un bene, è difficile che si possa creare una partnership”.

L’emergenza Covid ci ha insegnato che da una crisi così complicata si esce solo mettendo in campo tutte le forze. Le istituzioni e le aziende interessate lo sapevano già e non avevano certo bisogno di questa drammatica sollecitazione. Forse adesso lo hanno imparato anche i meno ostici tra i complottisti. Per gli altri meglio gettare la spugna in partenza.

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