Lungo questi giorni si parla per lo più degli oltre 200 miliardi che arriveranno dall’Europa e della task force del governo per gestirli.  Dalle priorità che si darà la legge di bilancio dipende la configurazione dell’Italia per i prossimi 20 anni.
In queste ore ne stiamo delineando i contorni


Sono ore molto delicate queste perché i fondi del recovery fund dovrebbero servire per creare le premesse per far ripartire la Nazione.

Anzitutto è opportuno ricordare che questi fondi sono un debito pesantissimo sulle spalle delle nuove generazioni, che domani dovranno restituirli con gli interessi.

In queste ore mentre vediamo tanto impegno ad investire con diligenza questi fondi: mentre c’è la legge di Bilancio in elaborazione si stanno presentando le priorità e mi pare  è necessario capire che sono due gli allarmi seri strettamente collegati:

a) il diritto all’istruzione (fatto di progettualità di visione, di programmazione, di contenuti ma anche di obiettivi) riparte solo per pochi alunni privilegiati di scuole pubbliche, sia statali che paritarie e questo è già evidente;

b) ai giovani daremo solo “i sussidi che servono a sopravvivere, a ripartire”, come ben evidenziò il dott. Mario Draghi nei mesi scorsi cioè daremo le briciole, gli avanzi. Ma quando si esauriranno, il rischio è che ai giovani resti “la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e i loro redditi futuri”.

Il rischio reale è quello di una “distruzione di capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale». – dichiarò Draghi. Personalmente, ritengo di poter concordare pienamente su queste parole, che pesano come un macigno.

Oggi noi siamo configurando l’immagine che l’Italia avrà nel panorama Europeo ed internazionale per i prossimi 20 anni ed è giusto chiedersi: sarà un’Italia protagonista, capace di ritornare ad avere un ruolo decisivo dal punto di vista politico, culturale, economico o sarà un paese condannato ad una vita di stenti e di sussidi?

Molto dipenderà dalle priorità alla legge di Bilancio. La risposta è positiva se fra queste priorità ci sarà la scuola, l’utilizzo delle 40 mila scuole statali e delle 12 mila paritarie, e una capacità di spendere meglio si soldi al capitolo scuola. Per il percorso educativo di uno studente servono 5.500 euro all’anno, non gli 8.500 che si spendono oggi. Occorre spendere meglio i soldi, investendo sulle strutture, sulla classe docente ed evitando lo spreco, anche provocato dalla burocrazia.

E’ stato ampiamente dimostrato che con i costi standard di sostenibilità per allievo si consente a 8mln di studenti e alle loro famiglie di frequentare una buona scuola pubblica statale autonoma e una buona scuola pubblica paritaria libera. Si spendono meglio i danari pubblici. L’Europa ce lo insegna: guardiamo alla laica Francia, alla Finlandia, a Londra; alcuni esperimenti in fieri li abbiamo già anche nel nostro Paese, in Lombardia e in Veneto.

Sono ben 6 gli emendamenti a favore di un impiego più intelligente di fondi nella scuola, evitando lo spreco, questi emendamenti presentati al Parlamento e al Governo hanno incontrato il sostegno a parole di tutti nella più ampia trasversalità ma nei prossimi 4 giorni si capirà se il sostegno è reale o meno, cioè se si è convinti che il Paese riparte, se riparte la scuola, se si è davvero convinti che dalla fame e dalla miseria si esce con politiche di largo respiro e non con i ristori.

Certamente questo implica scelte scomode che smascherano molte fantasie raccontate da più parti in 20 anni ma, a mio modesto avviso, considerata la straordinarietà della pandemia ai cittadini le scelte intelligenti sono dovute.

Suor Anna Monia Alfieri sul Recovery Fund: “Scongiurare la possibilità che vadano sprecati” – Intervento a Quarta Repubblica, 14.12.2020 
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