Se gli sbarchi sulle nostre coste diventeranno un fenomeno strutturale, i Paesi dell’Unione si tuteleranno da sé sacrificando la libera circolazione nel territorio europeo e mettendo fine al sogno comunitario. L’intervento dell’onorevole Eugenio Zoffili (Lega), presidente del comitato Schenghen e capogruppo della Lega in commissione Esteri della Camera

Negli stessi giorni in cui gli italiani si preparano a vivere un Santo Natale difficile per le molte preoccupazioni che la pandemia ha portato nelle nostre vite, il Parlamento del Paese che più di tutti sta soffrendo il costo di questa sciagura, sia per numero di vittime sia per crisi economica, decide di smantellare i decreti Salvini a difesa delle frontiere nazionali. Un tempismo surreale per una scelta folle, le cui conseguenze non faranno che aggravare la già insistente spinta dei flussi migratori dall’Africa verso il nostro Paese. Ma per sgombrare subito il campo da polemiche di bandiera, voglio permettermi di raccontare alcuni frammenti, purtroppo poco noti, di realtà che certificano l’insostenibilità di un sistema di accoglienza prossimo al caos.

Da presidente del Comitato bicamerale sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, nel corso di molte missioni istituzionali ho potuto per esempio confrontarmi con i massimi dirigenti di Frontex che mi hanno più volte ribadito come ogni normativa nazionale “aperturista” divenga, per forza delle cose, un elemento di pull factor verso le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. Lo dimostrano le correlazioni statistiche, lo dimostrano ancor di più gli sguardi, le esasperazioni, le mancanze di uomini, risorse e mezzi che ho potuto verificare e ascoltare con le mie orecchie a Porto Empedocle, a Pozzallo, in Sardegna e in altri avamposti a difesa dei nostri confini.

Penso all’hotspot di Lampedusa dove la prima volta in cui sono andato, nel 2019 con ministro Matteo Salvini, a fronte di una capienza di 96 persone c’erano 20 immigrati. Mentre nello stesso luogo, poche settimane fa, in una visita a sorpresa e con capienza portata a 192 persone, abbiamo trovato 685 immigrati! Senza contare che, da quanto ci hanno riferito, poco prima avevano dovuto gestire un picco di 1.300 ospiti. Questa non è accoglienza. E di certo non è la presunta, ipocrita umanità che la sinistra invocava durante la stagione dei cosiddetti porti chiusi, quando Salvini al Viminale non solo stroncava il business dei trafficanti, ma diminuiva drasticamente anche il numero dei morti in mare.

Io mi domando perché i successi ottenuti dalla Lega al governo non siano stati considerati da chi è venuto dopo, e in alcuni casi nemmeno da chi con la Lega governava, come un patrimonio comune a tutto il Paese. Un presidio, tanto più prezioso in tempi di crisi pandemica, per garantire la sicurezza di tutti i cittadini e dimostrare rispetto, sostegno e vicinanza nei confronti degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine e del personale civile impegnato con sacrifici immensi nella delicatissima sfida di tutelare sia il sacrosanto rispetto dei confini e delle leggi italiane, sia il diritto di ottenere una protezione giuridica da parte di chi scappa realmente dalla guerra.

Infine un’ultima, ma decisiva questione riguardo alle frontiere dell’Unione europea, di cui l’Italia ha l’onere di rappresentare il bastione più esposto attraverso parte dei suoi confini esterni. Se gli sbarchi sulle nostre coste diventeranno un fenomeno strutturale, con tutti i rischi connessi anche alle infiltrazioni terroristiche come purtroppo dimostrano gli attentati in Francia e Germania degli ultimi anni, è chiaro che i Paesi dell’Unione si tuteleranno da sé sacrificando la libera circolazione nel territorio europeo. È qualcosa di già vero oggi, a causa del Covid-19, ma che rischia di rappresentare presto la fine di quel sogno comunitario, la libera circolazione, l’accordo di Schengen, che dovrebbe essere tanto caro proprio alle forze politiche che in queste ore stanno prendendo a picconate il diritto alla sicurezza di un intero continente.

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