Insieme a un maxi budget da 696 miliardi di dollari per il 2021, il Congresso americano ha inviato al Pentagono la richiesta di un report (da preparare entro aprile) su tutte le iniziative che coinvolgono l’intelligenza artificiale. L’obiettivo è fare chiarezza e potenziare il Jaic, il centro di eccellenza che guida l’impegno militare in questo campo

Il Pentagono potrà disporre di 696 miliardi di dollari per la Difesa americana nel 2021. Il Congresso ha approvato lunedì il bilancio federale del prossimo anno per un valore complessivo di 1,4 bilioni, a cui si aggiungono i 900 miliardi del pacchetto anti-crisi. Attendono solo la firma di Donald Trump, che tuttavia ha già chiesto alla Camere di rivedere (e raddoppiare) le misure di sostegno alle famiglie per affrontare gli sconquassi del Covid-19. In tutto questo gli Stati Uniti giocano anche la partita per l’intelligenza artificiale in campo militare. I fondi destinati al Pentagono sono cospicui (trasversali a molti programmi), ma accompagnati da una precisa richiesta: presentare entro quattro mesi un report su tutte le iniziative dedicate all’IA.

LA STRUTTURA DEL PENTAGONO

A curare il documento da presentare a Capitol Hill sarà il Joint Artificial Intelligence Center (Jaic), il centro di eccellenza della Difesa Usa istituito nel 2018. A febbraio dello scorso anno, il Jaic ha prodotto la prima “Ai Strategy” del Pentagono, una tabella di marcia per accelerare l’impegno militare nel campo, discendente dalla più ampia National Defense Strategy. Da quel documento sono seguite molteplici iniziative, su cui ora il Congresso vuole vederci più chiaro, soprattutto a fronte di un incremento di budget notevole per il prossimo anno, comprensivo di 5 milioni in più per l’analisi di dati geo-spaziali commerciali. “La preoccupazione riguarda la mancanza di coordinamento tra la miriade di programmi di intelligenza artificiale sviluppati dal dipartimento e dalle Forze armate”, spiega una nota annessa al budget approvato dal Congresso riportata da DefenseNews.

LA RIFORMA DEL JAIC

Già a luglio, l’ispettorato generale del dipartimento della Difesa notava che “un processo di gestione dell’inventario dei progetti di intelligenza artificiale per identificare e sviluppare una linea comune è necessario per mantenere la consapevolezza dei tipi e del numero di programmi in tutto il Pentagono”. Tra le righe c’è anche l’obiettivo di rendere il Jaic sempre più la guida dei vari impegni del Pentagono nel campo. Nella stessa nota di luglio l’ispettorato generale spiegava la necessità di aumentarne la capacità per coprire tutti i progetti che rientrano nelle competenze del Pentagono. Per questo, a novembre, il direttore del centro Michael Groen annunciava il piano per un passaggio a “Jaic 2.0”. Si punta soprattutto sul ruolo di coordinamento, aumentano e stabilizzando i contatti con le articolazioni della Difesa, approfondendo l’analisi del procurement e offrendo servizi di consulenza e assistenza alle varie Forze armate.

LA STRATEGIA USA

“L’intelligenza artificiale ha il potenziale per cambiare ogni campo di battaglia”, spiegava a settembre Mark Esper, allora capo del Pentagono (fino allo strappo post-voto con Trump), aprendo l’edizione 2020 del “Department of Defense Artificial intelligence symposium and exposition”. La convizione è sempre più diffusa, e di certo non nuovo. Era settembre 2017 quando Vladimir Putin affermò che “chi svilupperà la migliore intelligenza artificiale diventerà il padrone del mondo”. Tre mesi prima, il Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese aveva rilasciato il Piano di sviluppo per una nuova generazione d’intelligenza artificiale (Aidp), identificando un obiettivo chiaro: diventare entro il 2030 il principale centro d’innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale.

IL PUNTO DELLA NATO

A inizio maggio, la Nato ha pubblicato il rapporto “Science & Technology Trends: 2020-2040”, dedicato alla tecnologie “disruptive” che cambieranno la guerra del futuro. C’è anche l’intelligenza artificiale, ritenuta capace nel giro di un decennio di rivoluzionare il confronto militare con effetti sulla competizione globale paragonabili all’ingresso nel confronto geopolitico della bomba atomica. L’IA potrebbe impattare in maniera significativa sulla definizione della traiettoria di missili, sulla gestione di sciami di droni, sulla valutazione del danno e sul coordinamento di diverse piattaforme. Previsione e pianificazione potenziate anche per affrontare minacce Cbrn, identificando i rischi attraverso l’analisi rapida di enormi quantità di dati raccolti da molteplici bacini (social networks compresi). Le stesse capacità risulterebbero utili nel cyber-space, mentre l’addestramento delle forze e la logistica potrebbero acquisire efficienza attraverso l’integrazione con altri sviluppi tecnologici – realtà aumentata e automazione su tutti, anch’essi “disruptive” secondo la Nato.

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