La pandemia sta facendo capire che la libertà non è affatto mancanza di regole, fisiche e mentali. La libertà sono le regole che consentono ad ogni individuo di esprimere al meglio le proprie caratteristiche fisiche e mentali. Essere liberi è organizzare la propria convivenza rispetto agli altri individui e ai fatti della vita. L’intervento di Raffaello Morelli e Pietro Paganini

Si approssima il Natale e la fine dell’anno. Tempo di bilanci. La pandemia ha travolto le nostre vite, modificando profondamente il nostro modo di vivere. Ci ha forzato a riflettere su molti ambiti della nostra esistenza, ma in particolare sulla libertà. Sarà una riflessione lunga, dato che parte da sotto zero. Ma che comunque implica l’inizio dell’attenzione al tema.

La pandemia sta facendo capire che la libertà non è affatto mancanza di regole, fisiche e mentali. La libertà sono le regole che consentono ad ogni individuo di esprimere al meglio le proprie caratteristiche fisiche e mentali.

Essere liberi non è fuggire dal mondo per rifugiarsi nella bolla di un sogno. Esattamente il contrario. Essere liberi è organizzare la propria convivenza rispetto agli altri individui e ai fatti della vita, dando la massima libertà a ciascuno di agire per perseguire le proprie aspettative e applicarsi per conoscere come funziona la concreta realtà circostante.

Siamo liberi di fare e pensare (libertà soggettive) ma anche di non essere sopraffatti dalle libertà altrui (libertà oggettive). La nostra libertà si confronta continuamente con quella altrui e con i fatti e le circostanze che il tempo presenta attraverso i fatti del mondo. Solo così ci si può districare all’interno dei vincoli della realtà, da cui non si prescinde per vivere.

Di conseguenza, le istituzioni pubbliche devono di continuo rendere più fluide le relazioni interpersonali tra cittadini diversi e responsabili. Qui stanno il ruolo e la forza comprovati della libertà di ognuno: nelle regole scelte per la convivenza e nella procedura di come arrivare a deciderle.

Questa libertà del cittadino individuo si costruisce giorno dopo giorno sulla base dell’esperienza maturata. Mediante l’osservare e, per sciogliere i nodi rilevati, l’adottare norme ed iniziative ritenute adatte (i cui effetti vanno di continuo sperimentati per fare le correzioni via via opportune).

Questa libertà da costruire nel tempo non deve essere confusa come un diritto assoluto da rivendicare quando è messa in discussione. La libertà come rivendicazione è il credo di coloro i quali (si) illudono evocando l’esistenza di una religione o di un’ideologia capaci di erogare la libertà in eterno e ovunque, senza vi sia necessità di costruirla.

I diritti umani non si trovano in natura. Sono scelte introdotte nel tempo da cittadini aperti ai fatti, che intendono tutelare ogni individuo diverso sforzandosi di garantirlo con uguali diritti giuridici. Scelte di per sé incerte e da verificare. Eppure frutto di un metodo, quello liberale, che nell’esperienza secolare si è mostrato il più efficace.

La pandemia ha creato le condizioni per cui non pochi protestano (emotivamente) contro le regole che sono state introdotte – non solo in Italia – per limitare il contagio del virus. Rivendicano le libertà e sbraitano contro l’aver limitato le libertà costituzionali del cittadino. Un vaneggiamento.

Le regole varate sono discutibili, così come il metodo (se ve ne è uno) adottato dal governo per affrontare la pandemia. Ma la Costituzione non è un monolite separato che si sovrappone alla realtà. La Costituzione che disegna la libertà civile, è indispensabile per consentire ad ogni cittadino, mediante l’utilizzo di quella stessa libertà, di affrontare al meglio la convivenza in un quadro di non facili condizioni naturali e fisiche.

Di conseguenza, quando c’è una pandemia conclamata – la nega solo chi ha perso il senno – l’esigenza di preservare la salute viene prima dell’ordinarietà costituzionale. Il diritto alla salute che è una libertà anch’essa, si bilancia con le altre libertà in uno sforzo quotidiano continuo. Altrimenti si rischia la vita di molti cittadini.

E la libertà dei liberali riguarda ogni cittadino. Nessuno va sacrificato qualunque siano le rispettive condizioni economiche, sanitarie, di istruzione, religiose, etniche o anagrafiche. Le istituzioni servono a questo.

Né ha senso contrapporre la salute all’economia. Il diffuso degrado dello stato fisico dei cittadini fa crollare la produttività dei contagiati e dunque colpisce il tessuto economico molto più del restringere momentaneo la libera circolazione.

Come si vede, la libertà che i liberali sostengono è poliedrica. Oltre a bilanciare le volontà ed iniziative dei cittadini, le regole servono a bilanciare l’impatto delle condizioni dell’ambiente sui cittadini, per natura inermi.

Il primo bilanciamento lo fanno con la Costituzione, il secondo con le norme sanitarie (le abitudini di vita quotidiane stravolte dalla pandemia sono il prezzo da pagare ai vincoli dell’ambiente di vita).

Ambedue le risposte si affidano non ai totem (tipo unità comunitaria), bensì alla capacità dei cittadini individui di comportarsi dopo la verifica nei fatti delle condizioni della propria libertà vissuta. Nella convinzione che, come nella scienza fanno i ricercatori, vanno evitati i modelli rigidi e praticato l’esame della realtà con spirito critico, con rispetto dei dati, vale a dire in termini sperimentali.

La libertà non è un dono. Va conquistata in ogni momento, individualmente. E a livello istituzionale costruita con leggi adeguate e controllabili. Il metro della libertà è il confronto delle libertà soggettive ed oggettive con i fatti del mondo che lo scorrere del tempo ci presenta.

Ci auguriamo che la pandemia serva almeno a darci il dono di far maturare nel Paese una riflessione approfondita sul significato della libertà, che è un metodo di vita duttile e non il sogno dell’assoluto.

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