Dalla cyber-sicurezza aziendale al Recovery Fund, dall’intelligenza artificiale all’accesso a Internet, Giuseppe Conte è intervenuto a tutto tondo sui temi del digitale al lancio del Data Center di Modena. E il premier rilancia “l’autonomia strategica cibernetica dell’Unione europea”. Ma cos’è?

Investimenti, “virtuosa collaborazione” pubblico-privata e attenzione costante alla sicurezza. È la ricetta digitale (con un occhio al Recovery Fund) del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che oggi è intervenuto all’inaugurazione del “Data center Modena Innovation Hub”, il nuovo cuore tecnologico della città che punta a rendere più efficiente la rete locale dell’Ict, andando a sostituire i Ced di enti pubblici e soggetti privati migliorandone qualità e sicurezza.

IL “MODELLO MODENA”

È il modello Modena che funziona, ha detto Conte in un intervento di oltre venti minuti da remoto. Il capoluogo emiliano, ha aggiunto, “gioca una partita importante in termini di innovazione, capace di generare valore in settori-chiave, e funge da esempio a cui ispirarsi per la capacità di utilizzare le risorse e di creare interazione tra le istituzioni e tra pubblico e privato, interpretando in modo esemplare il modello di progettazione a cui pensiamo e nel segno del buon governo che la caratterizza”. Con il Data Center (a cui seguirà la “Casa delle idee digitali”, nell’ambito del progetto Periferie per la riqualificazione dell’area nord), Modena è “un modello a cui ispirarsi nella direzione della crescita, ma anche del rafforzamento del tessuto sociale”.

IL PROGETTO…

Lo è soprattutto per il focus del progetto. “Il Data Center di Modena – ha detto Conte – rappresenta un passo fondamentale per l’ecosistema della transizione digitale del Paese in cui la tecnologia deve essere anche un fattore di inclusione sociale”. E così, ha rimarcato, “credo che a pieno titolo Modena possa essere uno degli hub nazionali dell’intelligenza artificiale” perché “quello della sicurezza informatica è un tema centrale per consentire al Paese di ottenere autonomia strategica”.

… E LA COLLABORAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO

Il “modello Modena” riguarda la collaborazione tra pubblico e privato, ma anche tra industria e mondo della ricerca. “Il ruolo di Regione e Comune è stato determinante non solo nell’indirizzare in modo proficuo e virtuoso le risorse pubbliche, ma anche per favorire l’ingresso di investimenti privati, con il coinvolgimento di partner strategici”. Il progetto è stato sviluppato dal Comune e dall’Università di Modena e Reggio Emilia con il contributo di Provincia di Modena, Fondazione Democenter e Lepida, società in house della Regione con i principali Comuni e Unioni di Comuni regionali. E poi all’interno del “Data center Modena Innovation Hub” ci sarà la Cyber Security Academy, nata in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia. “Costituirà sicuramente un modello di promozione e integrazione più in generale di questo settore tecnologico”, ha detto Conte.

IL FATTORE SICUREZZA

Forte l’accento sul fattore sicurezza. La digitalizzazione amplia la superficie attaccabile, tra hacker, spionaggio informatico e cyber-warfare. Secondo Conte, “i data center di natura pubblica hanno un ruolo cruciale, sia per il fatto di offrire un’alternativa alle imprese, che in questi anni hanno usufruito di cloud privati o di sistemi auto-prodotti (che spesso non offrono le necessarie garanzie di sicurezza) sia per la possibilità di diventare vero e proprio strumento catalizzatore per lo sviluppo e l’integrazione delle nuove tecnologie”. Tale percorso è secondo il premier, “tanto più attuale anche alla luce dei recenti attacchi hacker a danno di molte strutture e aziende e che continueranno, ahimè, a danneggiarle se non rafforzeremo la ricerca in questa direzione”. In sintesi, ha chiosato, “il tema della sicurezza informatica resta assolutamente centrale e il vostro contributo si inserisce in prospettiva in questa direzione”.

IL LIVELLO EUROPEO

Lo stesso vale oltre i confini nazionali. “Anche a livello europeo – ha detto Conte – c’è una proposta di regolamento a creare una rete europea che possa dialogare con i centri nazionali; il settore della ricerca cibernetica è un settore fondamentale che andrà a caratterizzare in futuro la politica di autonomia strategica dell’intera Unione europea”. Una “autonomia strategica” finita al centro del dibattito sul futuro del Vecchio continente, tra chi (come Emmanuel Macron) la intende come indipendenza dagli alleati americani, e chi invece come un rafforzamento del pilastro europeo nell’ambito transatlantico (come l’Italia). Conte ribadisce: “Con questa rivoluzione info-telematica noi non potremo mai, a livello di Europa, esprimere una leadership rispetto ai giganti mondiali se non ci doteremo di quella necessaria autonomia strategica anche in questo campo”. I rischi di un’interpretazione diversa ci sono, soprattutto in ambito digitale, lì dove si profila la sfida tech tra Usa e Cina, con l’Europa chiamata a una scelta strategica (qui il dibattito di Formiche).

RECOVERY FUND E DIGITALE

Tornando all’Italia, “è già proiettata verso la transizione digitale”, ha spiegato Conte. D’altra parte, “molti degli investimenti a cui mireremo utilizzando le risorse europee del Next Generation Eu saranno dedicati alla transizione digitale, oltre che alla transizione energetica”. Proprio le opportunità digitali derivanti dal Recovery Fund hanno innescato lo scambio a distanza con il presidente dell’Emilia-Romagna (nonché della Conferenza delle Regioni) Stefano Bonaccini. “I ministeri evitino di fare la corsa l’uno sull’altro – ha detto quest’ultimo – si apra una strategia comune”. Invito che si allarga agli enti locali: “Le regioni, quindi lo dico a me stesso, e i comuni evitino i progetti per prendere più voti alle prossime elezioni”. Nel Next Generation Eu, ha aggiunto, “c’è la nostra strategia, che guarda ai nostri figli e nipoti, che faranno lavori che oggi non esistono, tra digitale, robotica e intelligenza artificiale”.

RIPRENDONO GLI INCONTRI

D’altra parte, Bonacci nota che “abbiamo chiesto come regioni un incontro urgente al presidente del Consiglio per i prossimi giorni; sulla strategia del Recovery Fund, ci potrebbero far avere ulteriori opportunità rispetto alle tante che abbiamo indicato in Emilia-Romagna e che speriamo di poter espletare”. Gli ha fatto eco il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli: “Da mesi chiedo e auspico che sull’utilizzo delle risorse del Recovery Fund ci possa essere un ruolo di primo piano dei territori”. La risposta di Conte è sui tempi: “Non ci possiamo permettere di ritardare oltre per questo riprendiamo gli incontri con le delegazioni delle varie forze politiche, innanzitutto, di maggioranza, per poter operare subito nei prossimi giorni la necessaria sintesi”, ha detto il premier parlando di “tabella di marcia serratissima”. Vietate le distrazioni, ha aggiunto, “ne va della credibilità del Paese in Europa”.

IL MESSAGGIO POLITICO

Il messaggio di Conte è soprattutto alle forze politiche: “Dobbiamo mandare tutto al Parlamento in modo da acquisire tutti i suggerimenti e i riscontri necessari per poter poi elaborare il progetto nella sua versione definitiva”. Il Piano nazionale tornerà dunque nelle aule, ha concluso Conte, “perché dovrà essere il progetto nazionale e per poter esserlo non solo deve accogliere le istanze di tutte le autorità territoriali e delle parti sociali ma deve anche essere approvato dall’intero Parlamento”.

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