Dalla novella del 2019 alla normativa Golden Power è stato esercitato soltanto in un caso il potere di veto sul 5G, ha spiegato Eva Spina, dirigente generale del Mise, al Senato. Si tratta del contratto tra Huawei e Fastweb stoppato in autunno. Molte le prescrizioni per i soggetti non Ue

Sono passati ormai quasi due anni dalla novella del decreto-legge numero 21 del 15 marzo 2012 (la cosiddetta normativa Golden Power) che ha introdotto l’obbligo di notifica per i contratti o gli accordi, qualora siano conclusi con soggetti esteri all’Unione europea, che abbiano a oggetto l’acquisto di beni o servizi relativi alla rete 5G. Da allora, cioè dal marzo del 2019, molte sono state le prescrizioni del Comitato Golden Power di Palazzo Chigi (avvenute dopo il passaggio dello scrutinio tecnologico del Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e dei Cvcn).

LE PRESCRIZIONI

La maggior parte delle prescrizioni hanno riguardato due aspetti: i piani di diversificazione dei fornitori e i loro processi di selezione; la non divulgazione delle informazioni e limitazione all’accesso da remoto, con divieto di esternalizzazione dei servizi del Noc, cioè della parte più sensibile della rete. A spiegarlo nel corso di un’audizione davanti alla commissione Difesa del Senato (presieduta dalla dem Roberta Pinotti) è stata Eva Spina, dirigente generale del ministero dello Sviluppo economico e rappresentante italiano nel consiglio di amministrazione di Enisa, l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza cibernetica.

UN SOLO VETO IN DUE ANNI

“In questi due anni è stato esercitato il potere di veto esclusivamente una volta nel corso del 2020 in un caso di acquisto di componenti per la realizzazione della rete core”, ha spiegato Spina. Si tratta del caso (che la funzionaria non ha citato) che ha riguardato un contratto di fornitura del colosso cinese Huawei (accusato di spionaggio dagli Stati Uniti e dal Copasir) a Fastweb. Una decisione di fine ottobre che aveva ricevuto anche il plauso degli Stati Uniti: Alexander Alden, vicesottosegretario di Stato agli Affari europei e asiatici, al Festival della Diplomazia aveva lodato la scelta del Comitato Golden Power di Palazzo Chigi, come raccontato da Formiche.net.

COMMISSARI DISTRATTI

Prima dell’interruzione delle trasmissioni sulla webtv del Senato e su YouTube c’è stato spazio per un siparietto tra la presidente Pinotti e i membri della commissione: “Vi vedo un po’ distratti dalla crisi eh!”, ha detto l’ex ministra della Difesa riferendosi alle tensioni in corso nella maggioranza e al fatto che nessun commissario abbia alzato la mano per porre una domanda alla funzionaria del Mise nonostante l’importanza della materia in esame.

L’AFFARE AL SENATO

L’audizione è avvenuta in relazione all’affare assegnato numero 423 (profili della sicurezza cibernetica attinenti alla difesa nazionale) in merito alla quale la commissione ha audito diversi esperti. Tra questi: Tommaso Profeta, capo della divisione cyber security di Leonardo; Daniele Alì, vice presidente per la cyber security di Fincantieri; Emanuele Spoto, amministratore delegato di Telsy (società del gruppo Telecom Italia); Roberto Baldoni, vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza; Nunzia Ciardi, direttrice del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni della Polizia di Stato; Alfio Rapisarda, responsabile Sicurezza di Eni; Paolo Prinetto, direttore del laboratorio nazionale Cybersecurity del Cini; Claudio Graziano, presidente del comitato militare dell’Unione europea.

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