I ritardi della Guardia Nazionale, le mancanze degli 007, la sottovalutazione del disagio sociale. Mario Caligiuri, presidente della Società italiana di intelligence (Socint), spiega cosa insegna all’Europa l’assalto al Congresso americano

Quello che è appena accaduto a Washington in occasione della certificazione del risultato elettorale del nuovo presidente Joe Biden deve indurre a riflessioni attente, seppure difficili ed inevitabilmente parziali.

I fatti: prima delle cerimonia Donald Trump tiene un comizio in cui ribadisce i brogli elettorali e i suoi sostenitori irrompono all’interno del Congresso e fanno sospendere la seduta, causando disordini nell’ambito dei quali sembra siano addirittura morte quattro persone e ci siano stati tredici feriti.

L’opinione pubblica mondiale si chiede come sia potuto succedere un episodio del genere nella più importante democrazia del mondo. Il primo aspetto è che noi analizziamo quello che accade negli States dal nostro limitato punto di osservazione nazionale, ragion per cui quattro anni fa la vittoria del tycoon americano lasciò quasi tutti di sorpresa.

Un errore di prospettiva potremmo definirlo. Altro aspetto che spesso sfugge è la componente paranoica della politica americana, così ben descritta fin dalla metà degli anni Sessanta da Richard Hofstadter.

Un ulteriore elemento è rappresentato dal meccanismo elettorale delle presidenziali. É celebre la prima elezione di George Bush junior nel 2000 la cui proclamazione avvenne dopo diversi giorni con il riconteggio delle schede a mano nello Stato della Florida, dove il candidato repubblicano prevalse per soli 537 voti.

Adesso lo schema si ripete con risultati elettorali che arrivano dopo settimane, come se fossimo a Caracas. In merito ai fatti accaduti ieri, la pista più accreditata al momento, secondo alcune fonti, sembra essere quella di gruppi organizzati e finanziati i quali riescono poi ad attrarre di tutto, in uno scenario in cui è elevatissimo il disagio sociale, una delle ragioni che ha reso possibile quattro anni fa l’elezione di Trump e la sua robusta tenuta anche nelle recenti elezioni.

Certamente la pandemia ha amplificato enormemente lo spettro delle difficoltà. A fine dicembre la Cnn ha comunicato che un americano su mille è morto di Covid, mentre Bill Gates ha affermato che per gli Usa i prossimi sei mesi saranno i peggiori.

Nella vicenda specifica va considerata la capacità di gestione della Guardia nazionale che si è trovata impreparata difronte a una situazione inedita e il cui comportamento probabilmente potrebbe avere anche evitato danni peggiori. E per quello che è successo il presidente uscente potrebbe essere sottoposto ad impeachment o rimosso in base al XXV emendamento.

Inoltre, da più parti è stata osservata la mancanza di previsione delle agenzie di intelligence, che dipendono direttamente dal presidente al quale devono assicurare non solo l’incolumità ma soprattutto la libertà di assolvere alla propria funzione.

Tutto questo richiama il tema dei temi, la causa delle cause, il problema dei problemi e cioè la qualità della rappresentanza. Il sistema elettorale democratico produce eletti che a volte non sembrano adeguati a rispondere alla complessità dei problemi e sulle caratteristiche di Trump come su quelle di Biden si è scritto tanto.

É di appena due giorni fa l’insediamento del 117 esimo Congresso americano dove nella lettura della preghiera il pastore metodista e deputato democratico del Missouri Emanuel Cleaver, per parità di genere, ha ampliato la formula conclusiva “amen” in “amen and awoman”.

In queste condizioni mantenere l’Occidente al centro del mondo mi sembra davvero arduo. Ma è appunto il commento di uno che vive al di qua dell’Atlantico.

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