Nonostante continui a investire pesantemente in impianti a carbone, il Dragone nel 2020 ha raddoppiato i “nuovi” gigawatt rispetto al 2019. Una spinta fortissima soprattutto sull’eolico, visto che da sola la Cina ha creato più capacità di tutto il resto del mondo. L’analisi di Nunzio Ingiusto, giornalista esperto di questioni ambientali ed energetiche

Non hanno aspettato nemmeno che Joe Biden si insediasse alla casa Bianca e facesse riprendere agli Usa il cammino verso gli accordi di Parigi. I cinesi hanno fatto sapere al mondo intero che nell’anno appena trascorso, nonostante la  pandemia e i problemi macroeconomici, la costruzione di impianti per energie rinnovabili è letteralmente raddoppiata rispetto all’anno precedente.

In particolare è cresciuto l’eolico, con 71,67 gigawatt di nuova potenza, il triplo rispetto al 2019, laddove nel resto del mondo la cifra si ferma a 60 gigawatt. Un accelerazione mai vista prima, che secondo il governo cinese pone il Paese tra i più virtuosi al mondo nella transizione energetica. Dietro il boom  ci sono investimenti  pesanti in piena coerenza con le dichiarazioni del Presidente Xi Jinping sulla riduzione delle emissioni nocive  entro il 2030.

I dati provengono dal governo e sono ora  analizzati dalle principali agenzie mondiali. Ma il trend sembra iniziato ed è bene prestarvi attenzione. Soprattutto perché Pechino ha fatto sapere di voler raggiungere tra 9 anni un mix energetico interno di rinnovabili del 25%. Certo occorrono altri robusti investimenti per sostenere l’economia in una fase di passaggio epocale, ma anche di confronto con USA ed Europa.

Nel 2020 è cresciuto anche il solare con 48 gigawatt in più. La partita più grande, tuttavia, si giocherà sui combustibili fossili: nel paese continua la costruzione smodata di centrali  a carbone per mantenere alto il livello di produzioni ed esportazioni. Sul piano politico la ripartenza americana verso la decarbonizzazione segnerà indubbiamente  una nuova sfida per il gigante cinese. Se Biden accelererà sui  piani annunciati da 400 miliardi di dollari entro il 2030 e coinvolgerà le major nel rilancio degli investimenti, assisteremo ad una competizione straordinaria.

A favore di Xi Jinping gioca sicuramente il fattore tempo. Gli anni della presidenza Trump, tutto sommato,  gli hanno consentito di accumulare un vantaggio quanto meno strutturale. I giochi invernali di Pechino 2022 si annunciano come una grande vetrina a zero (o giù  di lì) emissioni.

Già le piste di ghiaccio vengono costruite con refrigeranti ad anidride carbonica al posto dei vecchi gas. Si costruiscono nove reti elettriche flexible alimentate solo da energia eolica e solare. I lavori sugli impianti principali si sono conclusi alla fine del 2020. Ma   mentre i cantieri vanno avanti spediti già si fanno i calcoli  per il futuro. Il mega-piano green prevede, infatti, che  dal 2022 la città di Pechino sarà servita da 22,5 miliardi di kWh ogni anno proveniente dalla rete “verde” sviluppata per i Giochi. Le 12 sedi olimpiche potranno essere il prototipo di un sistema realizzabile in ogni parte del mondo.

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