Il ministero della Difesa francese ha rilasciato il documento di “Actualisation strategique” chiesto lo scorso anno da Macron. Adatta la strategia militare d’Oltralpe a un contesto internazionale “deteriorato”, ribadendo il focus su nuove tecnologie (dal cyber allo Spazio) e un budget cospicuo e in costante crescita. E per la Nato propone “un nuovo contratto politico”

Parigi rilancia la sua postura militare. Più che una revisione, il documento di “Actualisation strategique” pubblicato dal ministero della Difesa francese rappresenta un’estensione degli obiettivi strategici fino al 2030, adattati al contesto attuale e accompagnati da un rafforzamento delle varie iniziative messe in campo.

IL DOCUMENTO

In circa cinquanta pagine, il documento di “attualizzazione” è un ri-orientamento in corsa della Revisione strategica rilasciata nel 2017, primo anno della presidenza targata Emmanuel Macron. L’esigenza di modifica è stata presentata a febbraio dello scorso anno dal presidente, affidata nella sua realizzazione della Difesa Florence Parly, fedelissima dell’inquilino dell’Eliseo e affidataria del progetto di rafforzamento della postura militare francese che da un paio d’anni gode di un nuovo programma di finanziamenti. È la legge di programmazione 2019-2025, vero acceleratore del budget transalpino che trova nella nuova “attualizzazione” un utile strumento per orientare le cifre dei prossimi anni.

LE SFIDE

L’analisi del documento parte come di consueto dal contesto strategico. È definito “deteriorato” rispetto al 2017, con un’accelerazione dei principali trend securitari e un peggioramento delle minacce alla difesa francese. Al primo posto resta il terrorismo internazionale, “un sfida alla sicurezza globale” che Parigi avverte in questi giorni soprattutto nel Sahel, lì dove le forze radicali islamiste colpiscono i militari partecipanti all’operazione Barkhane. Segue la proliferazione delle armi di distruzione di massa, che preoccupa la Francia soprattutto con riferimento alla crescente assertività di Iran e Corea del Nord. C’è poi il ritorno alla competizione tra grandi potenze, con Russia e Cina a confrontarsi a tutto tondo con gli Stati Uniti. Per l’Europa, e la Francia, ci sarebbe il rischio di “un declassamento strategico”, anche considerando l’emersione di potenze regionali sempre più ambiziose. Qui il riferimento maggiore (e più critico) è per la Turchia, che “sfrutta ogni opportunità per imporre i propri interessi, a costo di un crescente avventurismo militare”.

L’IMPATTO DELLA PANDEMIA

A complicare il quadro è intervenuta la pandemia da Covid-19, descritta dal documento francese come un fattore d’accelerazione per molti trend, nonché come elemento di indebolimento delle capacità degli Stati di rispondervi. Tra i trend in questione, l’attenzione maggiore è per quello tecnologico. Le sfide militari hanno infatti elevato il loro grado di innovazione, allargando il campo di competizione al cyber e allo spazio extra-atmosferico. Ampi i riferimenti alle minacce “ibride”, tra disinformazione e campagne hacker a cui la pandemia ha offerto nuovi e allettanti canali. Il risultato è “un ordine internazionale e un’architettura di sicurezza sempre più contestati”.

LA RISPOSTA

Da tale analisi si muove la strategia francese, considerata da Parigi sempre inserita in una lettura europea che non nasconde, tra le righe, l’ambizione a guidare il rinnovato impegno dell’Ue sul fronte della Difesa e sicurezza. La prima risposta è però entro i confini nazionali. Il documento chiede un approccio sempre più “comprensivo” alle sfide e alle minacce, che tenga conto di tutti i trend in evoluzione. In termini pratici, significa mettere a sistema tutte le iniziative che la Difesa di Francia ha lanciato negli ultimi anni, dalla Strategia per la cyber-defence (febbraio 2018) a quella per l’intelligenza artificiale (settembre 2019) passando per la nuova dottrina spaziale (luglio 2019).

IL FATTORE BUDGET

A sostenere il tutto c’è un solido budget, pari per quest’anno a 39,2 miliardi di euro, 1,7 in più rispetto al 2020. La Legge di programmazione militare 2019-2025 continua a essere rispettata anno dopo anno, con un incremento del 22% del budget della Difesa rispetto al 2017. Dall’arrivo di Macron all’Eliseo, l’aumento del bilancio militare è stato costante (1,8 miliardi nel 2018 e 1,7 per quelli successivi), pari a 6,8 miliardi dal 2017. Nel tempo sono cresciute le voci dedicate ai nuovi domini operativi. I finanziamenti a ricerca e sviluppo nel budget della Difesa francese ammontano quest’anno a 6,6 miliardi. In tale ambito, il sostegno all’innovazione è pari a circa 901 milioni, con l’introduzione di DefInnov, un fondo dotato di 200 milioni in cinque anni (che completa il già esistente DefInvest) per favorire gli investimenti in nuovi campi tecnologici. Quando a luglio 2019 la Parly svelò la Strategia spaziale di Difesa, promettendo un incremento di 700 milioni rispetto ai 3,6 miliardi già previsti per la militarizzazione extra-atmosferica.

TRA UE E NATO

Nella sua attualizzazione strategica, la Francia chiede lo stesso impegno di bilancio agli altri Paesi europei. Il documento passa in rassegna le varie iniziative dell’Ue sulla Difesa comune, dalla Pesco al nuovo fondo Edf, fino alla revisione coordinata annuale (Card). È evidente la richiesta (condivisa dall’Italia) per un elevato livello d’ambizione, che Parigi spinge sostenendo una lettura radicale (non condivisa dall’Italia) del concetto di “autonomia strategica dell’Europa”. La Nato “resta il fondamento della difesa collettiva del continente europeo e del legame transatlantico”, eppure “la richiesta di credibilità politica che la Francia manifesta con il suo impegno (si ricorderà la sentenza di morte cerebrale di Macron, ndr) presuppone un contratto politico moderno”.

AMBIZIONE 2030

Il filo del documento strategico termina con la “Ambition 2030”. È l’affermazione di una visione strategica che prolunga il suo sguardo oltre la Legge di programmazione militare, necessità che deriva dalla “accelerata trasformazione dell’ordine internazionale”, scrive la Parly nella sua introduzione. Si punta a Forze armate “coerenti, agili e innovative”, sempre più interforze (fino al multi dominio) per essere “efficaci nell’intero spettro dei possibili conflitti e all’altezza delle sfide a venire”. D’altra parte, in termini di capacità di proiettarsi in avanti la Francia sembra restare all’avanguardia, quantomeno in Europa.

CHI GUIDA L’INNOVAZIONE?

Da circa tre anni, è attiva all’interno del dicastero Difesa l’Agence innovation defense, alle dirette dipendenze della Direzione generale per gli armamenti (Dga) che già aveva responsabilità sulla ricerca militare. Nel 2019 poteva contare su un budget di 720 milioni, con previsioni di crescita negli anni successivi. Lavora sull’innovazione spinta, tra neuroscienze, intelligenza artificiale e uomini volanti, compreso quello che sorvolò a luglio 2019 gli Champs Elysees sotto lo sguardo soddisfatto di Emmanuel Macron. È recente l’ultimo studio del “Red team”, il gruppo composto da autori fantascientifici e futurologi il cui compito è quello di immaginare le minacce e le sfide del prossimo cinquantennio. Riguarda il “soldat augmenté”, che la stessa Parly ha identificato nelle caratteristiche di Iron Man.

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