È nata Huawei Books, piattaforma digitale in collaborazione con Mondadori. Non è la prima volta che la galassia Fininvest sceglie il colosso cinese: prima era toccato a Mediaset. Berlusconi, Meloni e Salvini che dicono?

Huawei Books, la piattaforma digitale pensata dal colosso cinese per tutti gli amanti della lettura, entra nel mercato italiano. E lo fa grazie a una collaborazione con il gruppo Mondadori: oltre 20.000 titoli di autori italiani e internazionali editi da Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer e Mondadori Electa sono pronti da leggere e ascoltare su smartphone e tablet con l’app Huawei.

LA PIATTAFORMA

Nell’area “Read” ci sono migliaia di eBook, dai bestseller ai classici pubblicati dal gruppo Mondadori. L’area Listen, invece, sarà disponibile nelle prossime settimane e conterrà il catalogo dedicato agli audiolibri: “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, con Levante, Paola Cortellesi, Luciana Littizzetto, Paola Turci; “L’Arminuta”, interpretato da Jasmine Trinca; “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon, letto da Riccardo Bocci; “I pilastri della terra” di Ken Follett, letto da Riccardo Mei.

IL COMMENTO DI MONDADORI

“Questo accordo assume un significato ancora maggiore se rapportato all’anno appena concluso e al periodo che stiamo ancora vivendo: da una parte il comparto editoriale ha tenuto bene e la lettura è cresciuta, dall’altra milioni di italiani hanno scoperto anche l’esperienza degli eBook e degli audiolibri, determinando così per gli editori la necessità di rispondere alle esigenze di nuovi lettori, anche attraverso la sperimentazione di modelli distributivi diversi”, ha osservato Filippo Guglielmone, direttore generale operativo Trade di Mondadori Libri.

… E QUELLO DI HUAWEI

Proprio la crescita dei libri digitali nel 2020 è stata per Huawei la spinta a entrare in questo mercato per offrire ai suoi utenti una nuova esperienza di lettura: “Simile a quella di un libro cartaceo, ma ancora più piacevole grazie alle funzioni di personalizzazione e interazione che presenta l’app”, spiega Pier Giorgio Furcas, deputy general manager Huawei Consumer Business Group Italia.

IL PRECEDENTE DI MEDIASET

Non è la prima volta che un gruppo della galassia berlusconiana sceglie Huawei. Nel maggio scorso, come raccontato da Formiche.net, fu il fiore all’occhiello di Fininvest, Mediaset, a scegliere Huawei per trasformazione digitale. Si rafforzava così una collaborazione nata nel 2015, quando Mediaset riprogettò la rete IT per posizionarsi in maniera competitiva sul mercato dei servizi televisivi basati su protocollo internet.

E IL CENTRODESTRA CHE DICE?

Come scrivevano in occasione dell’intesa tra Huawei e Mediaset, ogni scelta di una società privata è lecita. Ma non possiamo non sottolineare anche come, con la scelta di un’azienda accusata dagli 007 statunitensi e italiani di opacità nella gestione dei dati (accuse sempre smentite dalla casa madre e dalle sue diramazioni all’estero), l’interesse economico sia stato posto davanti alla sicurezza.

Una scelta in contrapposizione con quanto come sempre suggerito dai leader del centrodestra: il leghista Matteo Salvini (a giugno sul 5G e su Huawei diceva a Formiche.net: “Non possiamo accettare che infrastrutture fondamentali per la nostra sicurezza siano nelle mani di una potenza straniera, peraltro sempre più aggressiva e ostile nei confronti dell’Occidente”); Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia (“il Copasir è stato molto chiaro sui rischi per la sicurezza nazionale che potrebbero derivare dall’ingresso delle aziende cinesi nelle attività di installazione, configurazione e mantenimento delle infrastrutture delle reti 5G”); ma anche lo stesso Silvio Berlusconi (“Su Huawei c’è rischio totale”, 13 marzo 2019, Mattino 5).

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