Conclusa felicemente la cerimonia di insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, ora tutti gli analisti internazionali si dedicano alle previsioni sul nuovo corso della Presidenza Biden.

Nella primissima fase del suo mandato Biden dovrà impegnarsi a comporre la polarizzazione interna generata dalle tendenze degli assalitori di Capitol Hill, ma contemporaneamente dovrà dedicarsi alla politica estera e al recupero di un ruolo più centrale nel panorama internazionale di Washington. Questo vale soprattutto per l’Europa alle prese con la sfida dell’autonomia strategica: obiettivo da tempo proclamato, ma soprattutto ancora lontano dall’essere realizzato.

Come dichiarato, il presidente statunitense eletto, Joe Biden, nel suo primo giorno nello Studio Ovale ha firmato tutti gli ordini esecutivi promessi in cui invertire le policy decise dal suo predecessore. Tra queste decisioni immediate quella sul rientro degli Stati Uniti nell’Accordo sul Clima di Parigi.

Biden intende invertire la rotta di quanto fatto dal suo predecessore e ha già nominato un inviato speciale per il Climate Change, l’ex segretario di Stato e collega nell’amministrazione Obama, John Kerry. Il suo approccio alle problematiche ambientali e climatiche sarà quello più diretto, ampio e competente che una presidenza americana abbia mai affrontato.

Biden ha promesso e mantenuto il suo impegno di riportare gli Stati Uniti negli accordi climatici di Parigi nel primo giorno del suo mandato, proponendo inoltre di arrivare alla “carbon neutrality” per il 2050. Gli Stati Uniti affiancheranno così paesi che hanno già adottato obbiettivi di “carbon neutrality” per il 2050, come i membri dell’Unione Europea, la Gran Bretagna, la Corea, il Giappone e la Cina cha ha annunciato obbiettivi simili per il 2060. Questo creerà una massa critica di stati che si impegneranno concretamente per raggiungere gli obbiettivi dell’accordo di Parigi.

A Glasgow il prossimo novembre si terrà il COP26, in cui si ridiscuteranno gli accordi climatici di Parigi, e un impegno degli Stati Uniti nel COP26 aumenterebbe la probabilità di nuovi impegni concreti e ambiziosi.

Gli Stati Uniti avranno una politica più assertiva contro il cambiamento climatico anche nell’ambito del G20, i cui paesi rappresentano a scala globale quasi l’80% delle emissioni di gas ad effetto serra.

All’interno del paese Biden troverà l’appoggio di Millenials e della Z-generation tra le classi demografiche e sociali che vedono il cambiamento climatico come una questione prioritaria, mentre all’esterno troverà la disponibilità di numerosi Stati preoccupati per il Climate Change e per i fenomeni climatici estremi, come l’Iraq che vede nelle questioni connesse al clima una via per approfondire le relazioni USA-Iraq a lungo termine.

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