Un incidente che “sicuramente” non c’entra con quelli che hanno colpito la serie Max, spiega a Formiche.net Gregory Alegi, giornalista e storico. La serie 500 è “in servizio da tanto tempo e non impiega i sistemi al centro delle precedenti inchieste”. Colpo mortale per Boeing? “Direi proprio di no”

Sarebbe fin troppo facile intravedere il colpo del KO per Boeing, colosso americano dell’aviazione, nell’incidente che ha coinvolto un 737-500 scomparso ai radar poco dopo il decollo da Giacarta, con alcuni testimoni a riportare di averlo visto schiantarsi in mare. Le informazioni sono ancora poche, e ci vorrà tempo per capire la cause dell’incidente. Tra la crisi del volo per la pandemia, il velivolo Max appena tornato in servizio e la guerra di dazi tra Europa e America, l’evento potrebbe sembrare drammatico Boeing. Gregory Alegi, giornalista, storico ed esperto dell’aviazione invita però alla “prudenza”.

LE INFORMAZIONI

Le informazioni maggiori sono arrivate nella mattina italiana dal sito specializzato Air Live. Un Boeing 737-500 è scomparso dai radar poco dopo il decollo da Giacarta; alcuni rottami sono stati rinvenuti dalla squadra di ricerca e soccorso inviata in mare. C’è anche un video dei soccorritori che estraggono dal mare alcuni resti, mentre un pescatore impegnato largo di Giacarta ha raccontato di aver visto un aereo schiantarsi in mare dopo una picchiata. In totale, secondo i media locali, 62 persone a bordo.

“PRUDENZA”

“Invito alla prudenza”, ci spiega Alegi. “La versione 500 è in servizio da tanto tempo, e non c’entra nulla con il Max; si possono escludere dunque i problemi legati agli altri due incidenti”. Il riferimento è ai casi Lion Air 610 (compagnia indonesiana) dell’ottobre 2018, con 189 vittime, ed Ethiopian ET 302 del marzo 2019, con la morte di 157 persone (compresi otto italiani). Entrambi hanno coinvolto il Boeing 737 Max, rientrato ora in servizio da una decina di giorni, venti mesi dopo la sospensione dell’intera flotta globale.

E IL MAX?

Dopo una lunga inchiesta è stata infatti ripristinata la certificazione della Federal aviation administration (Faa), primo passo per “rimettere in moto l’intero sistema Max, sul quale prima della pandemia facevano affidamento compagnie di tutto il mondo”, spiega Alegi. Il Max (che vanta un portafoglio ordini di 4mila esemplari) è stato portato a un nuovo standard, con modifiche rilevanti al software dei comandi di volo indicato come causa dei due incidenti: il Mcas. Quest’ultimo “non è presente nella serie 500”, oggetto del nuovo incidente.

SPECULAZIONI

Per questo le cause “sono sicuramente diverse”, nota l’esperto. Inoltre, aggiunge, “l’Indonesia resta tra i Paesi con livelli di sicurezza del volo più bassi, spesso nelle liste d’attenzione di varie entità internazionali”. Tutto questo “induce la massima prudenza nel formulare ipotesi in assenza dei dati”. Tra l’altro, proprio l’incidente Lion Air “aveva conferma una serie di problemi organizzativi specifici per quella compagnia, legati a questioni sistemi di sicurezza del volo in quel contesto”. A caldo, spiega ancora Alegi, “trattandosi per il 500 di macchina nota e dimostrata, in servizio da oltre quarant’anni, si tenderebbe a pensare che sia più produttivo guardare al contesto manutentivo e organizzativo, ma è ancora troppo presto per dirlo e non è certo il momento di speculare”.

LA SITUAZIONE

Certo, l’incidente giunge nel momento di difficile nella storia del trasporto aereo mondiale. Il settore è stato tra i primi e più colpiti dalla crisi da Covid, e le più rosee previsioni parlano di un ritorno ai livelli del 2019 solo nel giro di quattro anni. Ciò coinvolge l’intera filiera, dalla compagnie agli aeroporti, fino ai produttori di aeromobili, anche colossi del calibro di Boeing e Airbus (che hanno non a caso annunciato importanti tagli al personale). Nel mezzo c’è la partita dei dazi da Europa e Stati Uniti, per cui tutti auspicano un clima di maggior dialogo (e magari un nuovo accordo sugli aiuti di Stato) con l’amministrazione targata Joe Biden.

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