La CDU ha un nuovo segretario. Laschet vince contro Merz. Cosa significa per la politica in Germania?

Questa mattina si è tenuto il primo congresso CDU in formato digitale della sua storia: 994 delegate e delegati connessi e registrati hanno potuto seguire online la discussione tra i tre candidati alla Segreteria e votare.

Si sfidavano Norbert Röttgen, che è arrivato terzo nella competizione, Friedrich Merz e Armin Laschet. Quest’ultimo ha vinto al ballottaggio con 521 voti contro i 466 di Merz. Cosa può significare questa elezione per la Germania e la CDU in particolare?

Tra i tre candidati era Merz quello che proponeva una posizione più chiara e radicale sui temi e i valori della CDU. Lo ha ribadito infatti a più riprese. In un passaggio ha affermato che è entrato nella CDU a 16 anni e non perché vedesse il partito come una sorta di fucina per produrre funzionari, ma per le idee che portava avanti. Posizioni reputate controverse sulla famiglia, i diritti e soprattutto sull’economia (verde). Un uomo ricco ed espressione di una elite tradizionale, vecchio stampo.

Laschet, di contro, è certamente un uomo politico di professione e ha un’esperienza consolidata nelle stanze del potere. Come Röttgen ha ricoperto ruoli di responsabilità a vario livello ed è portatore di una visione conservatrice ma direi assolutamente in linea con quella di Angela Merkel.

Per evitare fraintendimenti: Angela Merkel è quel personaggio irripetibile che non ha eguali (per ora). Tutti i nomi qua esposti sono secondo me di secondo piano. E tali resteranno anche in futuro. Personaggi del calibro di Merkel la CDU non ne ha, tanto che in molti sostengono già ora che Lascet non sarà il candidato alle elezioni per la cancelleria. Direi che possiamo concordare, lo ha detto anche lui che non è “scenico”. Nel senso che la sua retorica è certamente raffinata, ma il quid che serve a una leadership lui non lo ha. Ma nemmeno gli altri.

Si mormora che possano proporre Jens Spahn, l’attuale ministro alla salute, che era infatti in Ticket con Laschet, omosessuale dichiarato e volto noto della CDU. Ma altri sostengono che ci possa essere una scelta diversa, che metta la CSU in questo caso al centro, ossia Markus Söder attuale Primo ministro della Baviera.

Entrambi sono nomi noti, ma di secondo piano. Non è da escludere, però, che proprio Merz possa essere il candidato, o per lo meno che lui ci provi. Il risultato di questo congresso, infatti, ha dato a Merz il 47% dei voti delle delegate e dei delegati: non poco! Dubito che si metta in terza fila senza proferir parola. Vero è che un simile candidato chiuderebbe fin da subito ogni opzione di dialogo con i verdi, forza consolidata nel Paese a danno della SPD.

Una cosa che ho notato subito è comunque la somiglianza dei tre profili: uomini ben oltre la mezza età, bianchi e portatori di una visione conservatrice. I temi sono sempre gli stessi in queste occasioni e le parole d’orine anche: famiglia, competenza, esperienza, idee, valori, rilancio, digitalizzazione e cambiamento. Tutti e tre hanno fatto uso di queste parole per descrivere se stessi e la loro visione.

Interessante – quasi comico – il continuo riferimento al bisogno di avere un partito più giovane e con più donne. E tutto in funzione del “futuro”. Anzi: dell’ “Orientierung” per il futuro. Anche questo tipico di una certa modalità di pensiero: l’uomo esperto, di successo (economico),bianco, con famiglia e discendenza che sa come orientare le cose, il futuro, per i giovani e le donne, grandi eslcusi da questa discussione.

Si sarebbe portati a dire: pazienza, dopo 15 anni di Angela Merkel, basta con le donne. La sua erede (sic!) Annegret-Kramp-Karrenbauer ha fatto talmente poco e male, che è ora di tornare al vecchio modello: l’uomo dall’esperienza consolidata.

Per la Germania questa elezione significa nessun cambiamento. E potrebbe essere un bene, per carità. In perfetta sintonia con quanto avvenuto negli ultimi 15 anni. Io la definisco in senso generale e non preciso, la linea Merkel. Laschet la porterà avanti. Magari però più come funzionario di partito e non – come già detto – come leader politico da prima linea. La CDU può dormire sonni tranquilli. Per ora.

Per gli avversari, invece, questa elezioni può significare qualche cosa di più: un Merz avrebbe certamente aiutato gli avverarsi, perchè con un profilo radicale e netto come il suo, la CDU perdeva quell’appeal che ha sempre cercato di esercitare verso il “centro”. Il centro, in questo caso, è un concetto che non deve essere confuso con quello che usiamo in Italia. Qui ha un senso e una sostanza, in Italia no.

Di fatto, però, la SPD propone Olaf Scholz, non un nome di grande prestigio né espressione di chissà quale leadership carismatica, però un uomo conosciuto e dall’esperienza consolidata. Da ministro delle finanze, per esempio, ha gestito molto bene le difficoltà di questa pandemia e dunque ha un certo ascendente anche su una fetta di elettorato che fino a ieri poteva votare CDU un po’ contro voglia, ma per la leadership pacata e rassicurante di Mutti.

La SPD potrebbe avere, quindi, un vantaggio competitivo questa volta rispetto alla CDU-CSU. Ma dipende comunque dal nome che verrà scelto per la cancelleria.

Insomma, si muove poco in fin dei conti in Germania. Ma lo sappiamo bene: in politica il tempo ha un’altra estensione. In pochi mesi può accadere di tutto. Sarà interessante seguire l’evoluzione della situazione. Questo è particolarmente vero per me, che sono un membro attivo della SPD e dunque un avversario della CDU. Credo ci sia sempre molto da imparare osservando gli altri.

Infine, una nota sul PD. Credo che, anche per quanto riguarda la strutturazione e il funzionamento dei partiti, il PD possa imparare molto dai partiti politici tedeschi, dalla SPD tanto quanto dalla CDU, dai verdi o dalla Linke. Le modalità con cui si partecipa, si co-decide in quanto delegate/i e membri attivi di queste comunità. La digitalizzazione messa in pratica. La democrazia rivitalizzata. Ecco, impariamo anche noi.

Certo: loro hanno i soldi, si dice. Già: il finanziamento pubblico qua non è stato eliminato. In Italia sì. Forse è il caso di ripensarci su, perché la politica e la democrazia hanno bisogno di risorse. Altrimenti sono sempre e solo i soliti a fare politica: quelli che possono permetterselo e che lo fanno magari per difendere un interese personale. In Italia ne abbiamo ampi esempi, anche di recente. E la salute di una democrazia si misura anche da questo.

Per il resto: restiamo a guardare…

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