Li è stata nominata nel 2019 icona della promozione della cultura e delle bellezze della Cina dalla rivista People’s Choice Award. Ma forse l’influencer contadina è una strategia del governo cinese per “ripulire” l’immagine internazionale del Paese?

Una sera sono capitata per caso in uno dei video di Li Ziqi: “The Life of potato”. L’atmosfera rilassata, spoglia di telefonini, social network e frenesia, mi ha subito conquistata. Con una fotografia impeccabile, questa giovane influencer cinese racconta la sua tranquilissima vita nella campagna di Pingwu, nella provincia di Sichuan. Lì, insieme alla nonna, vive di quello che coltiva e produce.

Non si taglia mai, non patisce il freddo né il caldo, il suo orto non viene mai attaccato da piaghe. Non spreca nulla (gli scarti delle verdure finiscono nel pollaio). La ragazza sembra una principessa di Disney, ma lontana dall’Occidente e i suoi standard di bellezza. Ha delle trecce perfette nei capelli, trucco delicato, vestiti eleganti. Ha 30 anni. Non si sa molto sulla sua vita, ma si deduce dalla narrazione dei video che è orfana. Lei però non è triste.

I suoi video hanno una qualità professionale nella produzione, la direzione di fotografia e della musica. Sono lunghi (in media 15 minuti) e lenti, molto lenti, una caratteristica straordinaria nelle produzioni audiovisive d’oggi. Uno dei più famosi è stato visualizzato 44 milioni di volte in pochi mesi.

Li prepara alimenti e prodotti artigianali, con verdure freschissime, pesci appena pescati e frutta direttamente raccolta dall’albero. Dopo avere visto “The Life of potato” (in cinese con sottotitoli in inglese) ho avuto il desiderio di piantare patate in giardino, sincronizzarmi con la stagionalità della natura, comprarmi alcuni degli strumenti della cucina tradizionale cinese che lei usa.

Dal video, si vede come all’interno della sua piccola comunità la solidarietà e la condivisione siano le leggi principali. Tutti sorridono, si vogliano bene. Ho pensato che alla fine non è così male vivere nella campagna cinese…

Li è stata nominata nel 2019 icona della promozione della cultura e delle bellezze della Cina dalla rivista People’s Choice Award. Ma forse l’influencer contadina è una strategia del governo cinese per “ripulire” l’immagine internazionale del Paese?

Infatti, su Global Times, organo di comunicazione del Partito Comunista cinese, ci sono solo complimenti per l’influencer “di bellezza semplice”, che vanta più di 14 milioni di iscritti su Youtube, una piattaforma vietata in Cina.

Un report di Voice of America identifica Li come un esempio di come il governo cinese attinge alle celebrità digitali per generare soft power, anche se non ci sono espliciti elementi politici nei video di Li. In un’intervista la ragazza ha detto di avere controllo assoluto di quello che pubblica.

E, volendo o no, i suoi contenuti sfiorano la geopolitica. Un video di Li ha fatto anche scoppiare un altro scontro tra la Corea del Sud e la Cina. Il motivo: l’origine del kimchi da lei preparato. Alcuni sudcoreani hanno commentato il video dicendo che il kimchi è un piatto coreano, denunciando i cinesi di appropriazione culturale. La vicenda è arrivata sul sito di Global Time, dove addirittura è stato intervistato un professore dell’Università di Pechino, Zhang Yiwu: “Gli scambi bilaterali in molte aree, come cibo, tecnologia agricola e medicina, tra Cina e Corea del Sud sono stati così vicini nella storia, che è molto normale che entrambe le parti abbiano qualcosa in comune”.

Per il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying la cooperazione e i vantaggi condivisi tra Cina e Corea del Sud sicuramente superano i disaccordi sull’origine del kimchi.

Joseph Nye, ideatore del concetto di soft power, ricorda che una delle fonti di questo potere arriva proprio dalla cultura. Non generato dal governo, ma dalla società civile. Proprio come sta facendo Li (con Pechino dietro).

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