Scrittrice, autrice di canzoni, programmi tv, film e opere teatrali, Carla Vistarini ricorda gli anni dell’Austerity, quando la crisi petrolifera aveva stravolto le abitudini degli italiani, costretti al coprifuoco e al limitare viaggi e uscite. Ne uscimmo più felici e forti di prima

Non so perché stamattina mi è tornata in mente l’Austerity. O forse sì, lo so. Cielo grigio, incertezza, malinconia, senso di instabilità. Senza governo, senza salute, senza amici, molti senza lavoro. Siamo immersi in una nuova Austerity di cui non si vede la fine. Ma cos’era l’altra austerity, quella del 1973? Alcuni forse la ricordano, ma molti non c’erano o semplicemente l’hanno rimossa. Tutto cominciò con la carenza di petrolio. Vado a braccio, e descrivo ciò che ricordo personalmente.

Improvvisamente, nel mondo esplose la mancanza della prima fonte di energia dell’epoca. Ci fu una stretta sulla produzione da parte dei paesi produttori di petrolio e ad un tratto ci accorgemmo che non solo le automobili andavano avanti con i derivati di quel prezioso prodotto, ma che anche tutta la nostra vita ne era condizionata. A cominciare dall’energia elettrica, il riscaldamento, la produzione industriale, l’illuminazione, i trasporti, l’alimentazione, il benessere in generale, tutto.

In realtà il petrolio non mancava affatto, si dosavano le forniture agli scopi eterni del potere: bracci di ferro tra paesi arabi e Israele e innalzamento del prezzo del greggio per influenzare le strategie e gli intrecci internazionali. Era una questione cruciale, ma noi ne vedevamo solo gli effetti sulla vita quotidiana. Io ero una ventenne che scriveva canzoni e guardava al futuro. Furono presi dei provvedimenti. Fermo delle automobili nei giorni festivi, tutti a piedi o in bici. Poi cambiarono alcune abitudini come per esempio gli orari degli ultimi spettacoli cinematografici che terminavano alle 22.

Per me fu un colpo perché adoravo andare al cinema all’ultimo spettacolo. Tutto fu anticipato. Bisognava far sì che le giornate dell’intero paese si accorciassero, per consumare meno elettricità. Anche la prima serata tv fu anticipata. I telegiornali, che prima iniziavano alle 21, furono tutti anticipati alle 20 se ricordo bene. C’era solo la Rai a quel tempo, e quei cambiamenti erano totali. L’illuminazione stradale era limitata a un lampione sì e uno no. E via discorrendo. Si chiamava Austerity ma sembrava un gioco. L’atmosfera era diversa da ora. Eravamo incuriositi e in ogni caso liberi. Sentivamo che si trattava di un periodo passeggero.

Ricordo anche un’impresa ciclistica di non poco conto, fatta insieme al mio ragazzo, e cioè una gita domenicale in bicicletta da Roma a Sant’Oreste, di almeno una quarantina di chilometri, lunga, stancante, e indimenticabile. E irripetibile. Davvero troppo stancante, non si finiva mai di pedalare. Capii allora quali eroiche imprese fossero quelle dei campioni del Giro d’Italia e simili tornei. Superuomini. Ma a ognuno il suo, e io scrivevo canzoni. Meglio quello.
E infatti quell’anno stavamo lavorando ad alcuni pezzi, tra cui “La voglia di sognare”, che uscì l’anno dopo. Non sapevamo ancora che l’avrebbe incisa Ornella Vanoni. Che meraviglia. A quel tempo io e il mio ragazzo abitavamo al quarto piano senza ascensore, la bohème vera, e portavamo su e giù per le scale le bici ogni volta che occorreva usarle.

A vent’anni si può. C’erano i pantaloni a zampa, i vestitini a fiori, le riunioni con gli amici per parlare di politica, le letture ragionate del Capitale. Ma torniamo all’Austerity. Per fortuna, dopo qualche mese, finì. Il petrolio tornò a livelli normali, si ricominciò a vivere.

Alla radio c’era “Crocodile Rock” di Elton John, “You’re so vain” di Carly Simon, “You are the sunshine of my life” di Stevie Wonder, “Bad bad Leroy Brown” di Jim Croce di cui io, proprio io ma non lo sapevo ancora, avrei scritto la versione italiana pochi mesi dopo per Sylvie Vartan. E poi si tornò a sorridere, a viaggiare, e i tumultuosi anni ’70 ci travolsero, con le loro contraddizioni. ma quella è un’altra storia. L’Austerity era passata. Ecco. E’ ora che passi tutto anche adesso e che i nuovi anni a venire ci travolgano di gioia di vivere.


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