Dal Messico all’Argentina, Sputnik V si diffonde in America Latina. Ma per il settimanale The Economist il governo di Mosca sta sfruttando il farmaco politicamente, con l’obiettivo di sorpassare l’influenza degli Stati Uniti e dell’Europa nei Paesi sudamericani

Continua la polemica in Argentina per i presunti effetti collaterali del vaccino russo Sputnik V. Il ministero della Sanità e la Commissione Nazionale di Sicurezza del vaccino argentino hanno confermato ieri che è aumentata la percentuale di pazienti in cui si sono verificati effetti avversi alla prima dosi del vaccino (da 2,7% a 3,85%). Tuttavia, il 99,3% di questi effetti sono stati “lievi” o “moderati”.

Per il ministro della Sanità argentino, Ginés González García, è stata creata “una campagna di fake news e di paura” per danneggiare l’immagine del piano di vaccino, per cui ha condannato le “informazioni false pubblicate sui media e social network”. Secondo il quotidiano El Clarín, ad oggi 89.576 argentini sono stati vaccinati contro il Covid-19 con Sputnik V, e il Paese sudamericano spera 20 milioni di dosi del vaccino dalla Russia.

Il punto è che Sputnik V sembra avere conquistato l’America Latina. Anche se ha dovuto affrontare alcuni problemi per ottenere l’autorizzazione da parte dell’Agenzia Nazionale di Sorveglianza Sanitaria (Anvisa), il Brasile produrrà il vaccino tramite la farmaceutica Unione Chimica. Secondo la Cnn, da lì sarà venduta e distribuita in Bolivia, Argentina e altri Paesi della regione, nonostante ancora non siano cominciate le prove della fase clinica 3. Hanno invece ottenuto l’approvazione di Anvisa la farmaceutica cinese Sinovac, che sviluppa il vaccino con l’Istituto Butantán di Sao Paulo, e Oxford-AstraZeneca.

L’uso politico del vaccino in America Latina da parte di Mosca è molto messo in discussione. Il settimanale britannico The Economist ha criticato duramente il governo russo per sfruttare il farmaco contro il Covid-19 nei propri interessi geopolitici, e non puramente sanitari. Con un articolo intitolato “L’orbita di Sputnik”, la pubblicazione rimprovera particolarmente il governo argentino per non avere sciolto alcuni dubbi sul vaccino russo prima di iniziare la campagna.

Alberto Fernández, il presidente di Argentina di 61 anni, ha rotto la promessa di essere il primo a vaccinarsi nel Paese, in diretta tv, dopo che il presidente della Russia, Vladimir Putin, che ha 68 anni, ha detto che avrebbe posticipato la vaccinazione a causa della sua età”, si legge sull’Economist.

Per la rivista, il governo argentino ha ignorato tutta la procedura regolare dell’agenzia di controllo sanitario prima di autorizzare il vaccino: “La decisione dell’Argentina di evadere le regole e avere un profitto politico del vaccino ha eroso la fiducia. Questo potrebbe costare vite, e altri Paesi tentati di fare politica con il vaccino dovrebbero fare attenzione. È meglio lasciare l’approvazione delle medicine agli esperti”.

“Senza sorpresa – continua l’Economist -, Sputnik V è diventato come una partita di calcio. Alfredo Cornejo, leader del partito radicale (argentino, ndr) ha denunciato la corruzione, suggerendo che sono stati fatti ricatti da parte di funzionari del governo per fare fallire i negoziati di altri produttori di vaccini in Europa e Stati Uniti”.

Infine, la geopolitica ha giocato un ruolo importante. La scelta del vaccino russo è stata ideologica, giacché “Cristina Kirchner, vicepresidente dell’Argentina, vuole che Russia e Cina si contrappongano all’influenza degli Stati Uniti nella regione, e per questo ha aperto un canale extra ufficiale con Putin a novembre”. L’Economist ricorda anche come l’ex presidente argentina aveva sostenuto l’annessione della Crimea nel 2014.

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